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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

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Dopo aver ascoltato ai principali TG nazionali le dichiarazioni della Presidente del Senato in occasione della Giornata dell’Europa il 9 maggio scorso, che ho reputato francamente vergognose, e dopo aver constatato che la direzione del Movimento Federalista Europeo in Italia non ha creduto opportuno reagire, mi sono sentito in dovere di scrivere una lettera aperta personale alla Presidente del Senato.
La mia voleva essere una testimonianza per dire alla seconda carica dello Stato: “Lei non parla in mio nome”

Non mi aspettavo certo una risposta, che difatti non è giunta. Ho inviato copia della lettera anche alla Ambasciata di Germania in Italia, perché reputavo la dichiarazione della Casellati una vera e propria provocazione nei riguardi del governo tedesco, dalla quale, come cittadino, volevo dissociarmi. L’Ambasciata ha avuto la cortesia di rispondermi e con molta diplomazia non ha reagito alla provocazione, anche se risulta (Repubblica 12 maggio) che la diplomazia tedesca si è mossa riservatamente e ha concordato con il governo italiano di evitare qualunque commento pubblico.

Dopo l’accordo su caratteristiche e termini della “ristrutturazione” dell’utilizzo del Meccanismo europeo di stabilità (MES) avvenuto nella riunione dell'Eurogruppo dell'8 maggio scorso, il 15 maggio, il consiglio dei governatori del MES (i 19 ministri delle finanze della zona euro) ha approvato l'avvio ufficiale del sostegno alla crisi pandemica con una linea di credito precauzionale già esistente (denominata Enhanced Conditions Credit Line, ECCL) per tutti i 19 Stati aderenti al MES.

“Nei prossimi due anni e mezzo, il MES avrà a disposizione 240 miliardi di euro per aiutare i suoi membri a combattere la crisi pandemica”, ha affermato Mário Centeno, presidente dell’Eurogruppo. 240 miliardi è l’ammontare complessivo disponibile calcolato sul 2% del suo Prodotto interno lordo (PIL) alla fine del 2019 qualora tutti i Paesi attingessero dalla linea di credito.

L’innovatività dello strumento, rispetto al ben noto impatto avuto e a titolo d’esempio valga quanto avvenuto con la Grecia, sta nelle condizioni di prestito favorevoli e nella mancanza di vincoli macroeconomici; mezzo che si è reso subito operativo a seguito della pandemia di Covid-19 e della crisi economica conseguente che non ha precedenti. “I governi nazionali hanno aumentato le spese per far fronte alle loro urgenti esigenze di assistenza sanitaria. Di conseguenza, quest'anno tutti i membri del MES presenteranno disavanzi fiscali molto elevati” ha dichiarato il direttore generale dell'ESM Klaus Regling.

Aprile 2020. Milano. Sono nel mercato del lavoro dal 2007. In 13 anni ho vissuto tre grandi crisi, il credit crunch, il debito sovrano ed il coronavirus. Quest’ultima è sicuramente di gran lunga la più angosciante non solo per le ripercussioni economiche ma anche per lo strascico di morti che si porterà dietro. Siamo di fronte ad una crisi drammaticamente inedita che pure sotto il profilo economico pone sfide che somigliano a quelle delle crisi precedenti. La crisi nuova si differenzia dalle vecchie più per quantità che per qualità.

Stupisce e non poco che l’epidemia abbia colpito più duramente le regioni più avanzate del paese, in ordine Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto, anche se è bene dirlo chiaramente, se i numeri definitivi fossero prossimi a quelli di oggi, e io mi auguro di cuore che i numeri smettano di crescere, il disastro registrato in Lombardia non sarebbe in alcun modo paragonabile a quello di nessun altra regione italiana. Ad oggi in Lombardia si contano oltre 12.000 decessi ufficiali, ovvero il 52% di quelli riportati sul territorio nazionale e il 7-8% dei morti di tutto il mondo. La Lombardia ha poco più dello 0,1% degli abitanti del mondo. Altro parametro che deve fare riflettere è l’incidenza dei morti sulla popolazione. In Lombardia è lo 0,12%. In Emilia Romagna è lo 0,07%, in Piemonte lo 0,05%, in Veneto lo 0,02%.

Una parte del Documento di Economia e Finanza (DEF) 2020, approvato dal parlamento italiano, nella sessione in cui si chiedeva un nuovo spostamento di bilancio da parte del Governo, due interventi sono dedicati alle iniziative dell’Unione Europea per fronteggiare l’emergenza sanitaria COVID-19.

Davanti all’ingente ricorso alla leva fiscale per contrastare la crisi da parte dei singoli Stati membri, le autorità europee, dopo una prima fase interlocutoria, hanno dichiarato il loro impegno e la forte determinazione a fare tutto il necessario per affrontare l’emergenza, ristabilire la fiducia e sostenere la ripresa.

Vediamo nella sintesi proposta quali sono le misure, come ricapitolate nel Focus dedicato (pag. 25 DEF2020).

Aiuti sanitari. Lo Strumento di Sostegno all’Emergenza (ESI) si avvarrà di 2,7 miliardi del bilancio UE 2020; 300 milioni saranno destinati al meccanismo di protezione civile europea, RescEU, per una riserva comune di attrezzature mediche. Ciò per consentire alla Commissione Europea (CE) di: a) provvedere direttamente all'acquisto o all'approvvigionamento di mezzi di sostegno all’emergenza sanitaria per conto degli Stati membri (SM) e alla distribuzione di forniture mediche ̧b) assistere finanziariamente e coordinare azioni quali trasporto di apparecchiature mediche e pazienti nelle regioni transfrontaliere; sostenere l'allestimento di ospedali da campo.

APPELLO PER IL 25 APRILE.

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Perché chiediamo di esporre la bandiera europea? Perché la Resistenza non è stato solo un fenomeno italiano, ma ha avuto dimensioni europee. La Resistenza è stata un movimento di liberazione che ha combattuto contro un nemico comune, la Germania nazista e il suo alleato, l'Italia fascista. E' stata un movimento che puntava a sconfiggere il tentativo della Germania di trasformarsi in un impero europeo. Il movimento di liberazione ha combattuto contro il nazionalismo, che ha rappresentato una caratteristica comune a tutti i regimi fascisti. In questo modo ha creato un clima di opinione favorevole al superamento degli Stati nazionali e all'unità europea.

Tuttavia i movimenti federalisti rappresentarono una piccola minoranza nel vasto schieramento delle forze politiche antifasciste. Il Manifesto di Ventotene, che è riconosciuto come uno dei documenti più significativi della letteratura antifascista ed è considerato come l'espressione più compiuta della Resistenza europea, è stato firmato solo da quattro o cinque degli ottocento confinati sull'isola. Mentre tutti pensavano che il compito del dopoguerra sarebbe stato la ricostruzione dei vecchi Stati nazionali, Spinelli proponeva una nuova visione della storia e della politica, che, partendo dall'ipotesi che gli Stati nazionali avessero esaurito il loro ciclo storico, considerava la federazione europea come l'unica vera alternativa all'illusione del rinnovamento degli Stati nazionali. La pace attraverso la federazione doveva essere, secondo questa visione, l'obiettivo prioritario della politica del dopoguerra.

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