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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Stato dell'Unione 2018 - Bruxelles, 12 settembre 2018

E' stata una giornata importante, per l'Unione europea, quella del 12 settembre 2018:

• il Parlamento europeo ha adottato la Relazione Sargentini relativa a sanzioni a Orban per sue violazioni dello stato di diritto (per politiche relative a stampa, giudici ecc.)

• e Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, in un contesto storico caratterizzato da virulenti nazional-populismi e da euroscetticismo, ha pronunciato il suo (prima delle prossime elezioni politiche europee del 2019) ultimo discorso sullo stato dell'Unione.

Di che si tratta? E quali sono le rivendicazioni dai sindacati i europei espressi alla vigilia del discorso sullo stato dell'Unione 2018? Vediamo...

I. IL PE HA ADOTTATO LA RELAZIONE SARGENTINI

Dopo che in Svezia (contrariamente a quanto si temeva, sull'onda dei sondaggi) l''estrema destra non ha sfondato (i socialdemocratici restano il primo partito) – il 12 settembre 2018 - il Parlamento europeo ha approvato la Relazione della eurodeputata dei Verdi Judith Sargentini "su una proposta recante l'invito al Consiglio a constatare, a norma dell'articolo 7, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, l'esistenza di un evidente rischio di violazione grave da parte dell'Ungheria dei valori su cui si fonda l'Unione". L'articolo 7 del Trattato di Lisbona prevede infatti che, qualora un governo della UE violi i valori fondamentali dell'Unione, il Parlamento possa chiedere al Consiglio europeo di iniziare una procedura che porta alla sospensione dei diritti di voto di quel paese nelle istituzioni, finché non venga ripristinata la normalità. Attualmente, c'è già in corso una procedura di infrazione contro la Polonia avviata lo scorso anno.

Il voto del 12 settembre 2018 fa scattare, quindi, l'applicazione dell'articolo 7 dei Trattati (definito anche «l'opzione nucleare») che nella sua fase più avanzata può condurre a sanzioni contro Budapest, cioè in sostanza alla sospensione del diritto di voto in Consiglio europeo.
A favore della Relazione Sargentini hanno votato 448 eurodeputati, 197 si sono espressi contro, 48 si sono astenuti, per un totale di 693 votanti. Ora la parola passa al Consiglio, ovvero ai capi di Stato e di governo dell'Unione. "Non cederemo al ricatto - ha dichiarato da parte sua Orban - fermeremo la migrazione clandestina anche contro di voi se sarà necessario, siamo pronti per elezioni di maggio. Difendo la mia patria, che ha combattuto per le libertà democratiche contro i comunisti, voi volete emettere una condanna delle scelte degli elettori ungheresi".

L'esito del voto del 12 settembre e' stato incerto fino alla fine.

Circa gli eurodeputati italiani, Salvini ha ufficializzato la scelta di difendere l'Ungheria. Posizione sposata da Forza Italia. Mentre il Movimento 5 Stelle ha confermato il suo sì alla condanna di Budapest.

Alla vigilia del voto non mancavano ( e non mancano tuttora) grossi quesiti sul tappeto, quali i seguenti. Nei paesi membri - e a livello UE - prevarrà la logica che considera non negoziabili alcuni valori fondamentali base delle democrazie occidentali? O prevarrà la logica che spingerà a cooptare le destre populiste, xenofobe e nazionaliste nei governi? E ancora, cosa faranno i popolari europei (gruppo PPE al Parlamento europeo)? Sapranno evitare una loro (opportunistica?) deriva verso un'estrema destra all'Orban?
In altri termini, l'esito del voto del 12 settembre era incerto anche per la posizione ambigua dei Popolari (necessari per raggiungere una maggioranza). Il PPE, il gruppo parlamentare più numeroso del Parlamento europeo (tradizionalmente pro-europeo) non ha mai pubblicamente sconfessato Orban per le sue derive autoritarie ed antieuropee. E attualmente si trova spaccato in due: (1) la corrente europeista, che si oppone ai nazionalisti ed estremisti di destra come Orban (2) e la corrente che non ha remore nel rincorrerli Quest'ultima e' guidata dal leader tedesco del gruppo, Manfred Weber, ora candidato - con l'appoggio di A. Merkel - alla futura nuova Presidenza della Commissione europea.

Altro quesito sul tappeto: i partiti moderati, centristi d’Europa cominciano a dare segni di cedimento all’estrema destra talché è possibile che nel medio periodo siano da essa inghiottiti? O qualcuno dal loro interno sta provando — nella misura del possibile — a riassorbire il fenomeno sovranista? Più probabile che sia questo il vero senso di iniziative di Weber e Seehofer.
Intanto una cosa è certa. In vista delle prossime elezioni politiche europee e' essenziale decidere, e far capire, chi sta con chi? E per fare cosa? Serve un' Alleanza, ampia, tra le forze favorevoli a una nuova vera Unione europea: ci sono problemi che nessuno stato può risolvere da solo.
E si vanno delineando assi ed equilibri politici inediti.

In merito alla possibili future coalizioni ho trovato interessante l'articolo – cui rinvio – di un importante studioso della società europea, Colin Crouch, pubblicato quale approfondimento dal Sole 24 ore l'’11 settembre scorso. Per Colin Crouch, le forze, che dominano la politica attuale, sono quattro: il neoliberismo (“screditato ma ancora influente nei mondi degli affari e della politica”); il populismo xenofobo (“sempre più potente, aggressivo, con poche idee economiche”); la socialdemocrazia (“sempre più debole, dopo íl declino della sua base sodale principale, la dasse operaia industriale”); e la democrazia cristiana (“spaccata tra un’ala neoliberista, conservatrice - che oggi vuol dire populista - e una socialdemocratica”).

II – LE RIVENDICAZIONI DEI SINDACATI EUROPEI ALLA VIGILIA DEL DISCORSO JUNCKER

In vista del discorso del Presidente della Commissione europea C. Juncker, sullo stato dell’Unione 2018, Luca Visentini, Segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (CES) ha così puntualizzato alcune rivendicazioni dei sindacati europei:

- Appello per un’ampia Alleanza europea, tra partiti, politici, parti sociali e società civile, a supporto dei valori democratici; e per contrastare populismo, nazionalisno e razzismo, negli ultimi anni alimentati da un incremento delle disuguaglianze e una caduta dei livelli di vita;

- attenzione al fatto che l’Unione europea non può essere basata solo sicurezza, difesa e controllo delle frontiere.

L’Europa necessita di :
• giustizia sociale;
• più investimenti (pubblici e privati) e lavori di qualità;
• azioni concrete per implementare il Pilastro dei diritti sociali, prima delle elezioni europee. Servono progressi concreti per un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata, condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili, accesso alla protezione sociale, per l’Autorità europea del lavoro e il Pacchetto mobilità, e più ambizioni da parte dei governi piuttosto che rinvii;
• più serietà nell’affrontare le disuguaglianze salariali (di genere e tra Est e Ovest) e la povertà. Salari più alti e convergenza in sù rafforzerebbero la domanda, incrementerebbero la competitività e ridurrebbero il risentimento;
• l’Ue dovrebbe fare tutto quanto può per promuovere efficienti relazioni industriali, contrattazione collettiva, dialogo sociale a livello UE e a livello nazionale, e la partecipazione dei lavoratori;
• l’azione climatica e la digitalizzazione devono essere gestite per affrontare gli impatti sociali e occupazionali e le eventuali perdite di posti di lavoro, ivi incluso attraverso una politica industriale europea;
• deve essere trovata una risposta comune all’immigrazione, basata su regole, multilateralismo e diritti umani e il coinvolgimento delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile che possono svolgere un ruolo cruciale nell’integrazione di rifugiati e migranti.

III - IL DISCORSO JUNCKER SULLO STATO DELL'UNIONE 2018

Su quali punti ha poi posto l'accento J.C. Juncker?
Una cosa è certa, più che su un bilancio di quanto fatto, guardando al futuro, Juncker ha puntualizzato una serie di grandi sfide (dal completamento dell'allargamento ai Balcani occidendetali alla coesione sociale interna) e di proposte, con un discorso definibile come suo ultimo atto di sfida a sovranisti, nazionalisti e xenofobi.
Circa quanto promesso (un mercato unico digitale innovativo, un'Unione economica e monetaria approfondita, un'unione bancaria, un'unione dei mercati dei capitali, un mercato unico più equo, un' unione dell'energia con politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici, cibersicurezza, un programma globale sulla migrazione, un'Unione della sicurezza, che la dimensione sociale dell'Europa sia rivolta verso il futuro ecc.) - sottolinea Juncker - “abbiamo presentato tutte le proposte che avevamo annunciato nel 2014”.
“Il 50% sono state approvate Il 20% stanno per esserlo Il 30% sono ancora all'esame tra varie difficoltà". Ma la “Commissione non può essere il solo responsabile di tutte le inadempienze”.
Si continuerà a lavorare fino alle prossime elezioni europee.
Insieme “rappresentiamo il 40% del Pil mondiale”, e “un quinto dell'economia mondiale”. Grazie agli sforzi fatti dopo la grande crisi -tenendo conto più delle luci che delle ombre - Juncker evidenzia che ”il lavoro è tornato con più di 12 milioni di posti di lavoro creati dal 2014... Mai così tanti uomini e donne - 239 milioni di persone - hanno avuto un lavoro in Europa. La disoccupazione giovanile è al 14,8%: una percentuale ancora troppo alta, ma che tocca il livello più basso dal 2000. Il Piano Juncker ha generato 335 miliardi di euro in investimenti pubblici e privati. Stiamo per raggiungere i 400 miliardi”. Peccato che alcune di queste cifre (penso in particolare alla disoccupazione giovanile) - in Italia - sono, nello specifico, ben diverse....
“La Grecia è riuscita a completare il suo programma e a rimettersi in piedi. Plaudo al popolo greco per i suoi sforzi erculei”. Sì, ma quanto - e a chi - sono costati tali sforzi? E ora?
“L'Europa – enfatizza ancora Juncker - ha anche riconquistato il suo stato di potenza commerciale”. L'UE ha ora Accordi commerciali con 70 Paesi nel mondo”. “Questi accordi – molto spesso contestati - ma a torto – ci aiutano ad esportare nelle altre parti del mondo norme europee elevate in materia di sicurezza alimentare, diritto del lavoro, ambiente e diritti dei consumatori”.
Quando parla con una voce sola (la scorsa settimana, il presidente è stato a Pechino Tokyo e Washington..) l'UE raggiunge buoni risultati: vedi ad esempio l'accordo sui dazi con gli USA di Trump. “Quando occorre l'Europa deve agire come un solo uomo”.
Nazionalismo veleno e nazionalismo illuminato / E necessità di sovranità europea: questo è stato un alto punto su cui Juncker ha molto insistito. “Diciamo no ai nazionalismi malsani che generano odio anziché cercare soluzioni ai problemi. Noi vogliamo i patriottismi sani: uno nazionale e uno europeo; che l'Europa resti sotto un albero di natale sotto il quale i bambini del Nord e del Sud, dell'Est e dell'Ovest possano respirare aria fresca”.
Un tema questo della faglia Est-Ovest ricorrente nel suo discorso.
L'allargamento ha riconciliato “geografia e storia dell'Europa”. “Dobbiamo trovare unità quando si tratta dei Balcani occidentali - una volta per tutte. Altrimenti il nostro immediato vicinato sarà influenzato da altri”.
“Vorrei – sottolinea ancora Juncker - soprattutto che dicessimo No al nazionalismo malsano e Sì al patriottismo illuminato... Amo – diceva il filosofo francese Blaise Pascal – le cose che vanno insieme. Per stare in piedi sulle due gambe, le nazioni e l'Unione europea devono camminare insieme.. .. Il patriottismo è una virtù, il nazionalismo ottuso è una menzogna insopportabile e un veleno pericoloso”.
“La geopolitica ci insegna che è suonata l'ora della sovranità europea”.
“L'Unione europea è una garanzia di pace”. “Il mondo di oggi ha bisogno di un'Europa forte e unita” “che si adoperi a favore della pace, di accordi commerciali e relazioni monetarie stabili, anche se altri sono talvolta inclini a optare per guerre commerciali o monetarie. Non amo l'unilateralità che non rispetta le aspettative e speranze altrui. Resterò sempre un sostenitore del multilateralismo”..
L'UE deve essere un global player. E non si può tacere davanti a disastri umanitari.
Senza Europa – ricorda Juncker - non ci sarebbe stato il programma Galileo.
“Solo un'Europa forte e unita può proteggere” “i suoi cittadini dal terrorismo e cambiamenti climatici” e l'occupazione in un mondo aperto e interconnesso”. Solo un'Europa forte e unita, può far fronte alle sfide della digitalizzazione globale. Avendo il mercato unico più grande del mondo possiamo fissare le norme sui “big data”, sull'intelligenza artificiale e sull'automazione, tutelando al contempo i valori, i diritti e l'individualità dei nostri cittadini”.
“L'Europa deve svolgere sempre di più un ruolo di protagonista nelle relazioni internazionali. La sovranità europea proviene dalla sovranità nazionale degli stati membri. Non sostituisce quella propria delle nazioni. Condividere le nostre sovranità – dov'è necessario – rafforza ognuna delle nostre nazioni”. La convinzione che “l'unione fa la forza” è il significato essenziale dell'appartenenza all'Unione europea. L'Europa non sarà mai una fortezza che volta le spalle al mondo, soprattutto al mondo che soffre. L'Europa non sarà mai un'isola. L'Europa deve restare multilaterale. Il pianeta appartiene a tutti e non solo ad alcuni”. Prima delle elezioni del 2019 “dobbiamo dimostrare che l'Europa può superare le differenze tra Nord e Sud, tra Est e Ovest, tra sinistra e destra. L'Europa è troppo piccola per dividersi, una volta in due, una volta in quattro. Dobbiamo dimostrare che insieme possiamo gettare le fondamenta di un'Europa più sovrana”.
Inoltre “è giusto che i giganti di internet paghino le tasse là dove si fanno profitti”. Per alcuni aspetti di fisco e politica estera, la Commissione propone di portare le decisioni a maggioranza qualificata, per superare il potere di di veto degli Stati che spesso blocca tutto.
Juncker si è anche espresso a favore di liste transnazionali, e della protezione dello svolgimento di elezioni libere e regolari, in Europa.
Circa migranti e rifugiati, non bastano soluzioni ad hoc. Serve una solidarietà organizzata ed efficiente. Da qui le sue proposte. “Proponiamo di rafforzare la guardia di frontiera e costiera europea e proteggere meglio le nostre frontiere esterne, con 10 000 guardie di frontiera europee supplementari entro il 2020”. La solidarietà deve essere permanente.
Per una riforma migratoria equilibrata proponiamo di:
- rafforzare l'EU Border Guard
- sviluppare l'Agenzia europea per l'asilo
- accelerare i rimpatri dei migranti irregolari
- aprire vie di accesso legali all'UE".
Soprattutto, Juncker rilancia - non un Piano Marshall per l'Africa - ma un grande partenariato con l'Africa, basato su impegni reciproci. Nel 2050, ci saranno 2,5 miliardi di africani (1 su 4). “Vogliamo costruire una nuova partnership con l'Africa. Questa nuova alleanza tra Europa e Africa per investimenti sostenibili e occupazione contribuirebbe a creare fino a 10 milioni di posti di lavoro in Africa nei prossimi 5 anni".
Mi chiedo – che si tratti degli Accordi necessari ai rimpatri o di questo partenariato - gli impegni reciproci prevederanno anche la costruzione di ospedali, scuole-università, fognature, infrastrutture, iniziative nel campo agricolo e produttivo, ecc.?
Circa l'ora legale, per Juncker, spetta agli Stati membri decidere se i loro cittadini devono vivere con l'ora legale e con l'roa solare.
Circa Brexit, il Peresidente accoglie “con favore la proposta del primo ministro May di sviluppare un nuovo e ambizioso partenariato per il futuro dopo la Brexit” ed esprime lealtà e solidarietà con l'Irlanda.


Da qui alle elezioni europee – e il vertice che si terrà a Sibiu in Romania il 9 maggio 2010 – c'è ancora molta strada da fare. Juncher propone di prendere, prima delle elezioni politiche europee del 2019 queste decisioni:
• la ratifica dell'accordo di partneriato tra UE e Giappone
• un accordo di massima sul bilancio UE del dopo-2020
• un programma Erasmus con più risorse
• decisioni per maggiori opportunità di start-up , e per i nostri ricercatori
• moltiplicazione per 20 delle spese per la difesa
• decidere di investire - per il 23% di più - in Africa
• ulteriore sviluppo del ruolo internazionale dell'euro. L'euro deve avere un ruolo internazionale. E' aberrante che l'UE paghi l'80% delle forniture energetiche in dollari, mentre solo il 2% delle proprie importazioni energetiche proviene dagli Usa. Va completata l'Unione economica e monetaria per rendere l'Europa e l'euro più forti: da qui prossime proposte della Commissione europea entro fine 2018.
• va rafforzata la nostra politica estera, e “la nostra capacità di parlare con un'unica voce in materia”: da qui la proposta della Commissione europea di passare - dando vita a una clausola passerella del Trattato di Lisbona - al voto a maggioranza qualificata in settori specifici delle nostre relazioni esterne. “Non dobbiamo cadere nell'incoerenza delle diplomazie nazionali concorrenti e parallele. La diplomazia europea deve essere una sola. La nostra solidarietà multilaterale deve essere intera” . Vorrei – enfatizza Juncker – che ”da ora in poi ci impegnassimo di più per ravvicinare l'Est e l'Ovest dell'Europa. Mettianmo fine al triste spettacolo della divisione intraeuropea. Il nostro continente e coloro che hanno posto fine alla guerra fredda meritano di più”.

Inoltre, “l'Europa deve rimanere un luogo in cui la libertà di stampa non sia messa in discussione”
Circa la dimensione sociale – sottolinea juncker - “vorrei che l'Unione europea si prendesse maggiormente cura della sua dimensione sociale. Chi ignora le aspettative giustificate dei lavoratori e delle piccole imprese fa correre un grosso rischio alla coesione delle nostre società. Trasformiamo gli intenti di Goteborg in norme di diritto”.

Autore
Silvana Paruolo
Author: Silvana ParuoloWebsite: https:/appuntamentieuropei.wordpress.com
Bio
L'autore - Silvana Paruolo – dopo 8 anni a Parigi, di cui circa due in veste di Funzionario Internazionale all'Assemblea parlamentare dell'Unione dell'EuropaOccidentale (UEO) – vive a Roma e lavora,tuttora, presso l'Area politiche europee e internazionali della Cgil nazionale. Come autrice, ha scritto due libri : 2020: la nuova Unione europea L'Ue tra allargamento e vicinato, crisi, verticite, vecchie e nuove strategie Ed. LULU 2010 e Introduzione all'Unione europea Oltre la sfida del 2014 Ed. Il mio libro - Feltrinelli 2014. Nel 1989, ha scritto Mercato Unico e integrazione europea, ricerca pubblicata - come Dossier Europa Parte (Prima - e Parte seconda) - dalle Edizioni Ediesse (1989) per conto della CGIL. Ha anche scritto capitoli in libri con più autori quali - ad esempio - ”Ma …la legge e i diritti (quale legge e quali diritti?) sono uguali per tutti? (Gli strumenti di soft-law – Le Linee guida dello “Strategic framework on human rights” UE e il suo Piano di azione” in La famiglia omogenitoriale in Europa – Diritti di cittadinanza e libera circolazione – volume a cura di G. Toniollo e A. Schulster, ed. Ediesse (maggio 2015). Come giornalista pubblicista, ha collaborato, e collabora, con più testate: Affari sociali internazionali, L'Italia e l'Europa, Finanza Italiana, Comuni d'Europa, quaderni di Rassegna Sindacale, Tempo Libero, Il Giornale dei Comuni, ecc. Ha svolto (svolge) docenze sporadiche - in Italia - in corsi per giornalisti e in corsi della Scuola superiore degli interni; e - a Parigi - all'Ecole nationale d'Admnistration (ENA). Appena rientrata da Parigi, ha svolto consulenze - ricerche – e lavori di coordinamento per Enea, Ecoter e Eni. Attiva su Facebook e Twitter ha questo blog: https:/appuntamentieuropei.wordpress.com
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