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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Europa

Viktor Orban

Si sono svolte domenica 8 aprile le elezioni generali in Ungheria. 199 i seggi da assegnare: 106 con il sistema uninominale e 93 con il proporzionale, con soglia di sbarramento al 5% per i singoli partiti e al 10% per le coalizioni di 2 partiti.

Le elezioni, come si vede dalla tabella, sono state vinte in maniera schiacciante dalla coalizione FIDESZ-CDNP del premier Viktor Orban, che si conferma premier per la terza volta consecutiva. Dal 2010 l’Ungheria è governata con una solida maggioranza dal partito FIDESZ, alleato con i cattolici conservatori del CDNP, che, benché aderente al Partito Popolare Europeo, è stato condotto dal suo leader e primo ministro Viktor Orban su posizioni decisamente euroscettiche e addirittura autoritarie in politica interna (magistratura e banca centrale soggette al controllo politico, limiti alla libertà di stampa), tanto che la Commissione europea a più riprese ha stigmatizzato i provvedimenti del governo ungherese fino ad intraprendere una procedura di infrazione. 

L'Europa nei programmi dei partiti alle elezioni del 2018

Il voto del 4 marzo ha una importanza che travalica i confini italiani. Votiamo per il Parlamento italiano ma con un occhio all’Europa. Sappiamo benissimo che dopo le elezioni francesi, che hanno visto la vittoria di Macron contro la Le Pen giocata tutta sulla scommessa europea, e dopo le elezioni in Germania, con la proposta di una Grosse Koalition con un programma che ha al primo punto l’Europa, ora tocca all’Italia, uno dei paesi fondatori della Comunità Europea, affermare o meno la volontà partecipare a pieno titolo al rilancio di un’Europa federale con un governo democratico controllato dal Parlamento che sia in grado di governare la globalizzazione e non subirne le conseguenze.  

Queste elezioni hanno alcune caratteristiche peculiari: non abbiamo assistito a dibattiti incrociati tra i leader delle varie forze politiche; gli spazi dei cartelloni elettorali presentano ampie aree vuote; ed infine l’Europa non è entrata nel dibattito in modo netto come in Francia ma resta un discrimine per l’azione politica anche se non per tutti.

Movimento europeo

Decalogo(*) per un’Europa unita, solidale e democratica, strumento di pace in un mondo globalizzato

1. assicurare lo “stato di diritto”: la supremazia della legge, il diritto di avere diritti, la non-discriminazione, la separazione dei poteri, le sanzioni contro l’abuso di poteri – per completare lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia nel rispetto dei diritti fondamentali e dei principi democratici,

2. salvaguardare e valorizzare le diversità culturali partendo dalle città e dalle regioni, nel quadro dell’identità multilivello che caratterizza il modello europeo, perché è a livello locale che si crea la coesione e l’integrazione o si fallisce,

© European Union 2017 - European Parliament". (Attribution-NonCommercial-NoDerivatives CreativeCommons licenses

Il Pilastro europeo dei diritti sociali deve ora tradursi in realtà – In Europa, e nel resto del mondo, servono Regole (e Diritti) anche sociali

Oggi più che mai l'Unione europea - parte del mondo in cui i Sistemi di protezione sociale sono più avanzati (nonostante i feroci attacchi di questi ultimi anni) - deve far fronte a sfide sociali senza precedenti: strascichi della grande crisi 2008-2009, disoccupazione giovanile e di lunga durata, rischio di povertà in molte parti d'Europa, nuove opportunità e sfide insite in globalizzazione, rivoluzione digitale, mutamento dell'organizzazione del lavoro, sviluppi sociali e demografici, cambiamenti climatici, micro-conflitti e pluri-crisi ecc. ecc.. E da tempo quindi che ( per porre fine al rischio di uno smantellamento graduale delle conquiste sociali europee degli ultimi secoli; per facilitare, in Europa e nel resto del mondo, un vero processo di convergenza verso l'alto, e quindi, un vero progresso anche sociale, e anche per non diventare preda di estremismi e / o di miopi nazional-populismi) l''UE dovrebbe far sì che sviluppi economici e sociali procedano di pari passo.

La bandiera catalana e quella spagnola

LA PRIMA VOLTA A BARCELLONA
La mia prima volta a Barcellona e in Catalogna fu nell’agosto 1976, a bordo di una “cinquecento”. Il dittatore Francisco Franco era morto da poco (novembre 1975), ma il regime era ancora in piedi: il re Juan Carlos aveva confermato il Primo Ministro franchista Arias Navarro, che per divergenze con il re si era appena dimesso (luglio 1976). Nella capitale catalana era in atto un sussulto democratico straordinario.

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