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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Europa

Marcia per l'Europa, 25 marzo 2017 - Piazza Bocca della Verità

Roma, 25 marzo 2017 – Arrivati a Roma da tutta Europa, oltre 10.000 cittadini hanno partecipato alla “March for Europe”, organizzata dal Movimento federalista europeo con l'UEF e la JEF, da associazioni della società civile e dai principali partiti europei, per chiedere un'Europa unita, democratica e federale. Il corteo, colorato da tante bandiere blu con le dodici stelle e da tante altre, verdi con la E maiuscola bianca dei federalisti europei, è partito da Bocca della Verità, ha attraversato il Circo Massimo ed è poi arrivato al Colosseo confluendo con la manifestazione de “La Nostra Europa” (Arci, Cgil, Legambiente ed altri) partita da Piazza Vittorio e raggiungendo così, sotto l’Arco di Costantino, la cifra complessiva di circa 20.000 partecipanti.

Rete La nostra Europa: unita, democratica e solidale

Il fronte europeista è oggi unito per rilanciare il progetto di unità dell’Europa su basi democratiche, sociali e solidali. Per la prima volta contro i nazionalismi riemergenti in Europa si schiera un fronte di centinaia di associazioni e movimenti “radicalmente europeista” che non si accontenta dell'Europa che c'è, ma scende in piazza per chiedere ai governi di cambiare rotta verso un'Europa unita, democratica, solidale e federale.

Si sono svolte in questi mesi numerose riunioni di coordinamento tra tutte le realtà che vogliono lanciare un messaggio europeista contro nazionalismi e austerità cogliendo l’occasione dei 60 anni dei Trattati di Roma. Realtà diverse, con opinioni differenti su altri temi, ma unite sull’Europa. Ognuna, con le sue sensibilità e capacità di mobilitazione, si è messa al servizio della causa comune: il rilancio del processo di unificazione europeo.

Bruxelles, Manifestazione federalista al Consiglio europeo del 4-5 dicembre 1978 (archivio UEF)

Sabato 25 marzo sarò a Roma in occasione delle celebrazioni per i sessant'anni dei Trattati che hanno istituito le Comunità europee nel 1957. Non mi interessa celebrare il passato ma guardare al futuro criticando ciò che non va nel presente delle istituzioni europee che sono ancora oggi imbrigliate dalle àncore pesanti e ingombranti dei governi nazionali.

Non mi aspetto granché dalla Dichiarazione di Roma firmata da 27 governi inclusi quelli che non vogliono un'Europa democratica che funzioni nell'interesse primario del popolo europeo. D'altronde cosa possiamo aspettarci da una dichiarazione firmata anche da Orban, Szydlo e Fico? Ma l'Europa non è di proprietà dei 27 leader e appartiene a tutti noi.

Il vertice Italia, Germania e Francia sulla Garibaldi, Ventotene 22 agosto 2016 (foto di Nicola Vallinoto)

I. EUROPA A DOPPIA VELOCITA'?

Spesso si sente dire (o si legge anche su quotidiani prestigiosi) che l'Europa non esiste, che l'Europa che abbiamo creato non funziona più, e che si deve riconoscere che la democrazia funziona solo su base nazionale. Personalmente non condivido il luogo comune dei nazionalisti che è collegare l'antieuropeismo al tema della democrazia. Lo affermo pur condividendo la preoccupazione di chi teme che i processi di denazionalizzazione possono erodere le fonti socioculturali della legittimità democratica e lo stato sociale, senza creare un'alternativa. Il vero problema dell'Unione europea è che l'edificio (europeo) è incompiuto e, di certo, non perfetto.

Angela Merkel

*

Dopo le dichiarazioni di Frau Merkel al Vertice europeo informale alla Valletta riguardo la necessità di assicurare più velocità di integrazione, è iniziato un proficuo dibattito su che cosa questo significhi davvero per la Ue e per l'Italia in particolare e se questo, a poche settimane dalla celebrazione del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, costituisca un cambio di rotta promettente.

La prima cosa da fare è intendersi sulle parole. La signora Merkel infatti ha detto: "Abbiamo imparato dalla storia degli ultimi anni che ci potrebbe essere un'Europa a differenti velocità e che non tutti parteciperanno ai vari passi dell'integrazione europea". Considerando che, dopo il referendum sulla Brexit, la prima priorità dei tedeschi (governo e gran parte dell'opposizione pro-europea inclusa) era di tenere tutti insieme ed evitare altre defezioni, questo può parere un cambio di linea notevole. Ma è davvero così? E questa linea è davvero così positiva come molti sembrano pensare?

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