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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Europa

Isola di Ventotene, foto di Nicola Vallinoto, licenza Creative Commons CC BY-NC-SA

(*) Una volta tolte di mezzo le fastidiose velleità di salvataggio e le pericolose testimonianze delle Ong, il ministro Minniti comincia a intravedere luce alla fine del tunnel. Gli sbarchi diminuiscono e chi deve morire non lo farà tanto vicino alla coste della civiltà. Grazie agli accordi con le “istituzioni” libiche, anche il business sulla pelle dei migranti resta solido, l’economia deve pur fare la sua parte. Il crudele abbandono di migliaia e migliaia di persone in mare o in balia di noti carnefici è un prezzo da pagare, il minore, secondo un’antica tradizione di realismo politico.

Migranti arrivano a Lampedusa

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Coloro che dalle coste della Libia si imbarcano su un gommone o una carretta del mare sono esseri umani in fuga da un paese dove per mesi o anni sono stati imprigionati in condizioni disumane, violati, comprati e venduti, torturati per estorcere riscatti dalle loro famiglie, aggrediti da scabbia e malattie; e dove hanno rischiato fino all’ultimo istante di venir uccisi. Molti di loro non hanno mai visto il mare e non hanno idea di che cosa li aspetti, ma sanno benissimo che in quel viaggio stanno rischiando ancora una volta la vita. Chi fugge da un paese del genere avrebbe diritto alla protezione internazionale garantita dalla convenzione di Ginevra, ma solo se è “cittadino” di quel paese. Quei profughi non lo sono; sono arrivati lì da altre terre. Ma fermarli in mare e riportarli in Libia è un vero e proprio respingimento (refoulement, proibito dalla convenzione di Ginevra) di persone perseguitate, anche se materialmente a farlo è la Guardia costiera libica. Una volta riportati in Libia verranno di nuovo imprigionati in una delle galere da cui sono appena usciti, subiranno le stesse torture, gli stessi ricatti, le stesse violenze, le stesse rapine a cui avevano appena cercato di sfuggire, fino a che non riusciranno a riprendere la via del mare. Alle Ong che cercano di sottrarre quei profughi a un simile destino di sofferenza e morte andrebbe riconosciuto il titolo di “Giusti” come si è fatto per coloro che ai tempi del nazismo si sono adoperati per salvare degli ebrei dallo sterminio. Invece, ora come allora, vengono trattati come criminali: dai Governi, da molte forze politiche, dalla magistratura, dai media e da una parte crescente dell’opinione pubblica (i social!); sempre più spesso con un linguaggio che tratta le persone salvate e da salvare come ingombri, intrusi, parassiti e invasori da buttare a mare. Non ci si rende più conto che sono esseri umani: disumanizzare le persone come fossero cose o pidocchi è un percorso verso il razzismo e le sue conseguenze più spietate. Come quello che ha preceduto lo sterminio nazista.

Panorama di Sulmona

Articolo 11 della Costituzione italiana: l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Caratterizzano questo principio fondante della nostra Repubblica due concetti di democrazia: da una parte la pace come rifiuto della guerra, come strumento offensivo (ma non come strumento difensivo) e dall’altra la “limitazione” della sovranità nazionale in favore di ordinamenti sovraordinati e la promozione di entità supernazionali, che garantiscano la realizzazione della pace.

Pulse of Europe Demo in Köln, Roncalliplatz. Schwerpunktthema: Frankreich-Wahl, by Elke Wetzig, CC 4.0

Giorgio Napolitano, in un recente articolo, scrive << si può dire che l’astuzia della storia ha fatto sì che il grave colpo ricevuto con la Brexit si stia risolvendo in nuove chance di rafforzamento e rinnovamento dell’integrazione e unità europea >>. Se diversi segnali di quest’ultimo anno, rientranti tra quelli di tipo più istituzionali/elettorali paiono confermare pienamente questa sua riflessione condivisa, del resto, anche da molti altri autorevoli osservatori, meno analizzata ancora, ad oggi , appare la ripercussione che questo passaggio storico pare aver avuto anche sul fronte dei movimenti civici pro-europei. 

Roma, 25 marzo. Marcia per l'Europa. Foto di Nicola Vallinoto

La vittoria di Macron nelle presidenziali francesi rappresenta una netta svolta politica del processo di unificazione europea. Dopo anni di crisi economica grave e di montante nazionalismo, finalmente le forze favorevoli a un’unione politica europea mostrano un sussulto di orgoglio. Macron ha vinto sconfiggendo la nazionalista Le Pen con un programma politico che si propone di rinnovare la Francia insieme a una rifondazione dell’Unione europea. I partiti tradizionali francesi, destra e sinistra, hanno dovuto lasciare il campo libero al confronto Macron-Le Pen. L’europeismo dei vecchi partiti, non solo quelli francesi, non è più una risposta alle sfide attuali.

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