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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Europa

Cartello che ricorda l'appuntamento al referendum di domenica

Una domenica di “festa” a Londra. Lungo The mall si snoda il corteo con la Regina Elisabetta protagonista del proprio 90° compleanno. Dopo aver respirato l'aria che tira in Trafalgar square, pausa caffè obbligata. Provo a riprendere fiato in una library moderna, dove accanto ai libri ci si può concedere un sandwich. Nel girarmi intorno, fatta eccezione per masse di persone incasellabili nella categoria "turisti", l'occhio indaga nella speranza di cogliere qualche sintomo del grande peso che la Gran Bretagna sta per accollarsi rispetto al proprio futuro con il "leave" o in "remain" che i 50 milioni di sudditi di Sua Maestà esprimeranno tra pochi giorni. Noto molta attenzione a quello che resta della corona britannica, una grande schermo montato per assistere alla celebrazione, ma neanche l'ombra di interesse per la prossima epocale scelta o quasi.
Nella piazza, pur sepolta dalle panche predisposte per il Patronal's lunch, si aggira una signora, sedia a rotelle, ben vestita, sul simil classico-aristocratica, con “dame di cortesia” al seguito, mostra fiera un cartello "Vote Leave", palloncini e bandiere al seguito con rigorosi blu, rosso e bianco a completare l'operazione nostalgia canaglia. Il messaggio va ben oltre il macchiettistico “candore” britannico. Tanti richiami visivi che fanno di una tenera madame un balzello da pagare alla libertà britannica.

Brexit e Eu scritto con scarabeo

Nel Paese delle “scommesse” il 23 giugno si giocherà una grande partita. Non parliamo di Europei di calcio, ma sempre di una “competizione” che può riservare delle sorprese più o meno gradevoli. Non siamo ai livelli del Leicester di Claudio Ranieri laureatosi campione d'Inghilterra, anche se i bookmakers lo davano a inizio stagione calcistica a 5.000 contro uno. Siamo comunque in Gran Bretagna, il Paese liberale per eccellenza, ma anche conservatore.

Stazione ferroviaria di Londra, ora di punta

1. Il contesto

Il prossimo 23 giugno i cittadini di sua maestà saranno chiamati a decidere circa la permanenza nell'Unione. Si voterà si per rimanere e no per lasciare l'Unione.
Il referendum britannico è sicuramente figlio del debole stato di salute dell'Unione: i dubbi sul futuro dell'euro e l'incapacità dei leader europei di dare risposte concrete alla crescente insicurezza economica e di altro tipo dei cittadini non potevano non avere ripercussioni in quei paesi in cui l'adesione al progetto europeo non è mai stata particolarmente solida.
Non è un caso che non solo in Gran Bretagna, ma anche in altri paesi come Polonia, Austria e Danimarca, che hanno sempre avuto una membership UE tormentata, l'opinione pubblica è sempre più preda di sentimenti euroscettici e le leadership locali sono sempre più tentate di combattere il populismo con il populismo.

Ventotene 22 maggio 2016 - Flashmob per la commemorazione di Altiero Spinelli.

Visto che sull'Europa ho finora scritto tre libri (due di 500 e 550 pagine, l'altro – scritto nel 1989 per la Cgil – più corto) sarò qui breve nell'esprimere alcune riflessioni, ispiratemi da Altiero Spinelli - antifascista, grande europeista e federalista, che ci ha lasciato 30 anni fa, dopo una vita intera dedicata alla libertà e all'impegno.

Il mondo cambia (ho tentato di mostrarlo, in particolare, anche nella mia Introduzione all'Unione europea Oltre la sfida del 2014). Basti qui pensare all'Agenda digitale - e alla cosiddetta quarta rivoluzione industriale (v. Industria 4.0, Internet of Things, Digital fabrication, e tutti i nuovi tipi di lavoro, che ne deriveranno a condizione di una formazione adeguata, ecc.) - o alle innovazioni insite in un'economia verde e sostenibile, o ancora ai cosiddetti Paesi emergenti (tra l'altro, con tradizioni di diritti, e diritti umani, tra loro diversi) alla globalizzazione, alle vere cause dei troppi conflitti in essere e alle loro conseguenze, ecc. ecc..
In questo mondo che cambia – per essere all'altezza delle sfide, e anche per poter salvaguardare i veri valori europei (tornando ai valori dei padri fondatori) – di certo servirebbe più Europa ( e non meno Europa). Ma, in realtà, oggi, siamo dinanzi a un bivio:

Il 21 maggio 2006, proprio come oggi (21 maggio 2016 per chi legge n.d.r.), su questa “nostra” isola di Ventotene, l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano focalizzò l’attenzione sulla necessità storica di tornare al pensiero di Altiero Spinelli, in occasione del XX anniversario della scomparsa, ammonendo le forze sociali, il mondo della cultura, delle istituzioni regionali e locali, dei movimenti associativi, rispetto alle sue idee e alla sua battaglia politica; e ritenne giusto, e qui lo confermiamo ancora, sottolineare che l’azione di Spinelli è il “lascito più ricco su cui possano contare, per formarsi moralmente e per operare guardando al futuro, le nostre generazioni più giovani”. Quelle generazioni che – aggiunse il presidente emerito -, “il cui sentire europeo si è fatto naturale e profondo”, e che nell’avanguardia della Gioventù Federalista Europea, trova la “molla più forte”.

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