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L’altare spontaneo a Nizza sui luoghi della strage dove troneggia la scritta: l’amore vincerà l'odio

Dopo poche ore dai tragici fatti di Nizza l’emozione è ancora altissima. Diventa difficile provare a fare un commento o abbozzare delle analisi senza farsi fuorviare dall’inevitabile emotività e, su tutto, dalla rabbia. Una rabbia che sale dallo stomaco e che è assai arduo rimuovere ripensando a quelle tragiche immagini di piccoli corpi esanimi sull’asfalto di una delle più belle promenade del mondo. Con i fatti del Bataclan pensavamo di aver raggiunto l’apice dell’orrore, tanto che i fatti di Bruxelles nella loro tragicità apparivano meno eclatanti. Con Nizza si è superato l’inimmaginabile, sia per la dinamica dell’attentato sia per i tanti minori coinvolti.

March for Europe, London 2 July 2016

Se credete che Brexit abbia prodotto in altri paesi europei un desiderio di emulazione o abbia aumentato la loro avversione nei confronti dell’Ue, preparatevi a una (temporanea) smentita. Sono usciti da pochi giorni i risultati di un sondaggio condotto su incarico della Fondazione Jean Jaurès e della Fondazione europea di studi progressisti (Feps). I dati sono stati raccolti tra il 28 giugno e il 6 luglio scorsi su un campione di circa 1000 rispondenti in ciascuno di 6 paesi: Germania, Francia, Italia, Spagna, Belgio e Polonia. I risultati sono per alcuni aspetti sorprendenti e invitano a un cauto ottimismo.

Durante la campagna elettorale per le ultime europee stavo facendo una presentazione e un amico che io pensavo fosse euroscettico quando accennai alla possibile uscita della Gran Bretagna dall'Unione mi interruppe dicendo: ma siamo sicuri che Londra debba decidere se uscire? Forse deve decidere se entrare. Il rapporto tra le due parti della Manica e' sempre stato drammaticamente poco chiaro.
Diceva Charles De Gaulle che gli inglesi dovevano rimanere fuori dalla casa comune europea perché erano troppo "disomogenei" rispetto agli altri europei e se fossero entrati avrebbero di continuo usato l'arma del ricatto per ottenere sempre di più e dare sempre di meno. Certe dichiarazioni di Boris Johnson fanno riflettere, un conservatore, militarista e nazionalista nato nell'ottocento, padre di uno dei più noti sabotaggi della storia dell'integrazione europea, la politica della sedia vuota, e' forse stato il più grande profeta del cammino comune degli europei.
Chissà cosa penserebbe il generale oggi? Sarebbe ancora un nazionalista o accetterebbe l'evidenza che nella globalizzazione i francesi possono esercitare un po' di sovranità solo insieme agli altri europei?

* L’Ue dovrebbe adottare misure eccezionali per ridurre la disoccupazione e per contenere le crisi migratorie e politiche ai suoi confini. Una finestra temporale di 2 o 3 anni potrebbe bastare, per poi dare la parola ai cittadini.

Il 23 giugno i cittadini del Regno Unito hanno deciso con un referendum la probabile uscita del loro Paese dall’Ue. Allo sfortunato popolo britannico è stato posto un quesito che suona come un dilemma cinematografico o da gioco a premi «dentro o fuori», «noi o loro», «prendere o lasciare». Ma non é necessario che ogni referendum futuro sulla Ue sia così. Possiamo immaginare quesiti migliori: più stimolanti per i cittadini perché più ricchi di contenuto; più rispettosi della complessità dei problemi e quindi più utili alle istituzioni che dovranno poi dare un seguito al responso popolare.

Manifestazione del 2 luglio a Londra dei pro eu

In un certo senso ce lo si poteva aspettare. Il Regno Unito ha sempre mantenuto nei confronti dell’unione europea una scettica distanza, accostandosi e aderendo alla CEE (come allora si chiamava l’antenata dell’UE) quando non ha proprio potuto farne a meno. E anche allora i suoi governi hanno spacciato l’entrata nella CEE come non più che un’adesione a un’area di libero scambio a integrazione negativa e hanno usato ogni mezzo (compreso l’allargamento) per bloccare, ritardare, diluire o pervertire qualsiasi evoluzione verso una maggiore unione politica e sociale. Un tale ruolo peraltro non è dispiaciuto a pezzi rilevanti dell’establishment europeo, incluso l’italiano, quelli pronti a dichiarare che “non può esserci Europa senza l’Inghilterra” e hanno favorito generosi opt-out e concessioni al Regno Unito che potevano pure apparire di facciata, come quelle accordate qualche mese fa proprio per scongiurare Brexit, ma che hanno finito per indebolire ulteriormente i contenuti e la credibilità del progetto europeo.

XXVIII Congresso del MFE - Latina 28-29-30 aprile 2017

Scarica le tesi precongressuali e i contributi del XXVIII Congresso nazionale Movimento Federalista Europeo Latina, 28-29-30 aprile 2017

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