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Europa in Movimento

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Europa

Poche settimane fa, verso la metà di marzo, circolava sul web una lettera attribuita a “una ragazza italiana”, poi al testo venne aggiunto un audio, poi ancora un video, alla fine si scoprì che era stato scritto da un signore che abita a Ovada. Il messaggio aveva poi proseguito la corsa sulla rete, replicandosi ad ogni contatto, proprio come un virus. Il caso non sarebbe rilevante se non fosse il segnale di un sentimento diffuso tra gli abitanti della penisola che le vicende legate al contagio del Covid19 hanno fatto riemergere in superficie. Il testo è piuttosto lungo e chi vuole può andare a cercarselo sul web, ma vale la pena riassumerlo in poche righe, citandone qualche passaggio.
L’autore se la prende con i potenti di tutto il mondo, rivolgendosi per primi polemicamente al Sig. Macron e alla Sig.ra Merkel (poi in pagina due, verranno anche i sig. Trump e il sig. Johnson) “colpevoli di averci abbandonato nel momento del bisogno … per averci negato l’acquisto delle mascherine e di altri presidi medici”. Gli italiani, si assicura, le avrebbero pagate. Siamo oggetto di scarsa considerazione da parte vostra, ma vi dimenticate che “siamo anche quelli che vi hanno costruito le strade, le scuole, vi hanno insegnato l’alfabeto che usate, spiegato le leggi, il diritto, l’organizzazione dello stato e la creazione di quello di diritto”.

Campagna di informazione sull'Europa  - infografica su Meloni e Salvini

I toni esasperati della destra italiana contro l’intesa che ha sbloccato l’impasse dell’Eurogruppo sulla strategia di lotta alla pandemia rischiano di danneggiare seriamente l’Italia in vista di una riunione, il 23 aprile, del Consiglio europeo che sarà decisiva non solo per trovare gli strumenti contro la crisi ma per la tenuta stessa dell’Unione europea.

I sovranisti Matteo Salvini e Giorgia Meloni – ma in parte anche i rappresentanti di Forza Italia che pure militano nel Partito Popolare Europeo – contestano durissimamente quello che ritengono un “cedimento” del governo Conte di fronte ai paesi rigoristi sulla questione del MES.

“Oggi ci impegniamo a salvaguardare la salute e la vita dei cittadini europei e ad affrontare la sfida economica immediata. Ciò include i mezzi fiscali di cui gli Stati membri hanno bisogno per finanziare le misure necessarie. La ripresa dell'economia europea rappresenta una grande sfida. Agiremo insieme in solidarietà e la realizzeremo. Ciò include i necessari progressi nel rafforzamento dell'Unione europea.”
Cominciamo dal penultimo paragrafo (22) che chiude la dichiarazione rilasciata ieri sera dall’Eurogruppo in preparazione del Consiglio europeo dei capi di stato e di governo.

L’Eurogruppo è giunto a queste proposte dopo aver navigato per 2 giorni nell’incertezza del mare burrascoso dei veti incrociati su proposte nazionali spesso rispondenti più all’elettorato nazionale che alla sfiducia reciproca tra gli Stati.
Oggi i quindi i Ministri finanziari hanno un piano programmatico ben definito, dove Italia e Spagna in particolare da una parte e Germania e Olanda dall’altra con in mezzo la Francia, hanno concertato un pacchetto di sostegno alla crisi economica prodotta dalla pandemia del Covid-19.

“Questa situazione eccezionale richiede una solidarietà e un sostegno eccezionali. Stiamo intervenendo rapidamente per attutire il colpo. La nostra priorità è garantire che i sistemi sanitari europei dispongano di tutte le risorse di cui hanno bisogno, in termini sia di materiali che di denaro; che le imprese colpite abbiano liquidità sufficiente a restare a galla; e che i posti di lavoro e il reddito dei dipendenti e dei lavoratori autonomi siano tutelati. Stiamo usando tutta la flessibilità delle norme di bilancio dell’Ue per sostenere i governi nazionali ad agire con decisione per fronteggiare l’impatto socioeconomico della crisi.”

Sono le parole usate nell’intervento pubblicato domenica scorsa sul Sole 24 Ore dal vicepresidente della Commissione europea Vladis Dombrovskis che ha fatto un primo bilancio delle misure intraprese dall'Unione europea sul tema emergenza Covid-19.

“Complessivamente, i finanziamenti a livello Ue raggiungono i 93 miliardi di euro e stiamo lavorando per aumentarli ulteriormente.” Questa è la prospettiva essenzialmente della Commissione, ma, come ormai abbiamo capito, è anche l'azione di quegli organismi (come la Bce) che godono di una certa autonomia e capacità di movimento decisionale che va oltre i condizionamenti intergovernativi tipici del Consiglio e del Consiglio europeo. L'Unione europea sta sviluppando - sia chiaro - politiche che superano anche tutte le altre priorità in agenda e che sarebbero state di competenza esclusiva, per dedicarsi ad attività di sostegno e assistenza in materie in cui gli Stati nazionali hanno voluto che avesse solo un ruolo secondario (articoli 4 e 6 del trattato FUE).

Il Consiglio europeo del 26 marzo ha mostrato ancora una volta che le divisioni tra i governi europei mettono seriamente a rischio il futuro dell’Unione. Il comunicato finale afferma: “We fully acknowledge the gravity of the socio-economic consequences of the Covid-19 crisis and will do everything necessary to meet this challenge in a spirit of solidarity”. È vero il contrario.. Le tensioni tra le due Europe, del Sud e del Nord, stanno causando una rinnovata ondata di nazionalismo.
I cittadini europei chiedono aiuti. Li stanno ricevendo in parte dai loro governi, ma si attendono anche risposte concrete dall’Unione.

Secondo Germania e Olanda, la creazione di Eurobonds significherebbe accettare una “Transfer Union” che non è prevista dal Trattato di Lisbona. È un'affermazione che non ha alcun fondamento. Basta ricordare che l'art. 3 del Trattato afferma che l’Unione: “shall promote economic, social and territorial cohesion, and solidarity among Member States”. La Tranfer Union tanto temuta esiste già: il fondo regionale europeo, ad esempio, redistribuisce risorse dalle regioni più ricche alle più povere, grazie al bilancio europeo. Lo stesso processo avviene dentro la Repubblica federale di Germania con il meccanismo del Finanzausgleich. E simili meccanismi esistono in altri paesi come Spagna e Italia. Se si esamina il problema solo sotto il profilo tecnico, esistono le soluzioni per eliminare un possibile moral hazard e impedire che alcune regioni, o stati, pretendano un trasferimento eccessivo. Procedure simili a quelle adottate dalla Germania, ad esempio, possono essere adottate anche per l'Unione europea.

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