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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Europa

Bruxelles, Dibattito State of the Union 2017. Foto con licenza creative commons © European Union 2017 - European Parliament

Il discorso sullo Stato dell’Unione europea del Presidente della Commissione Juncker è stato interpretato in termini positivi e negativi, come è inevitabile quando ci si avvicina al momento delle decisioni e un leader politico fa proposte impegnative sul futuro istituzionale dell’Unione europea. Jean-Claude Juncker è un leader politico pragmatico e a volte cinico. Si è pronunciato contro la prospettiva di un’unione federale, ma poi è costretto, se le circostanze sono favorevoli, a cambiare opinione. Noi non siamo interessati a questi retroscena psicologici, ma a esplorare la possibilità di sfruttare le sue proposte di riforma per far uscire l’Unione dalla crisi che rischia di travolgerla.

Ventotene, 3 settembre 2017. La consegna della borsa di studio ad Aziz Sawadogo. Foto di Stefano Milia, Licenza Creative Commons

Il mio nome è Aziz Sawadogo, ho 19 anni, e mi considero un cittadino europeo. Molti, nell’udire la mia affermazione, si chiedono come io faccia a riporre tanta fiducia nel progetto che porta il nome di “Unione Europea”. Fin da piccolo ho avuto la fortuna di convivere con diverse identità culturali, che si sono amalgamate in me sino a costituire un forte pensiero cosmopolita. In casa, quotidianamente, assaporo frammenti culturali che derivano da diverse parti del mondo.

La copertina del libro La mia solitaria fierezza

(*) Il richiamo agli ideali di libertà, all’antifascismo ed a qualsiasi azione coercitiva che voglia agire sul pensiero, si percepisce sempre forte sbarcando a Ventotene, specialmente se l’occasione è data dalla figura storica indissolubilmente legata all’isola, Altiero Spinelli, incarcerato e lì confinato dal regime fascista. Una storia raccontata in una nuova e preziosa offerta editoriale.

Quest’anno la trentaseiesima edizione del Seminario di formazione federalista di Ventotene, (che si svolge fino all’8 settembre grazie all’Istituto di Studi Federalisti “Altiero Spinelli”, alla Regione Lazio e al Comune di Ventotene), ha permesso a 150 giovani provenienti da tutto il mondo di approfondire i loro studi su nuove iniziative per rilanciare l’Europa contro nazionalismi e populismi.

Isola di Ventotene, foto di Nicola Vallinoto, licenza Creative Commons CC BY-NC-SA

(*) Una volta tolte di mezzo le fastidiose velleità di salvataggio e le pericolose testimonianze delle Ong, il ministro Minniti comincia a intravedere luce alla fine del tunnel. Gli sbarchi diminuiscono e chi deve morire non lo farà tanto vicino alla coste della civiltà. Grazie agli accordi con le “istituzioni” libiche, anche il business sulla pelle dei migranti resta solido, l’economia deve pur fare la sua parte. Il crudele abbandono di migliaia e migliaia di persone in mare o in balia di noti carnefici è un prezzo da pagare, il minore, secondo un’antica tradizione di realismo politico.

Migranti arrivano a Lampedusa

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Coloro che dalle coste della Libia si imbarcano su un gommone o una carretta del mare sono esseri umani in fuga da un paese dove per mesi o anni sono stati imprigionati in condizioni disumane, violati, comprati e venduti, torturati per estorcere riscatti dalle loro famiglie, aggrediti da scabbia e malattie; e dove hanno rischiato fino all’ultimo istante di venir uccisi. Molti di loro non hanno mai visto il mare e non hanno idea di che cosa li aspetti, ma sanno benissimo che in quel viaggio stanno rischiando ancora una volta la vita. Chi fugge da un paese del genere avrebbe diritto alla protezione internazionale garantita dalla convenzione di Ginevra, ma solo se è “cittadino” di quel paese. Quei profughi non lo sono; sono arrivati lì da altre terre. Ma fermarli in mare e riportarli in Libia è un vero e proprio respingimento (refoulement, proibito dalla convenzione di Ginevra) di persone perseguitate, anche se materialmente a farlo è la Guardia costiera libica. Una volta riportati in Libia verranno di nuovo imprigionati in una delle galere da cui sono appena usciti, subiranno le stesse torture, gli stessi ricatti, le stesse violenze, le stesse rapine a cui avevano appena cercato di sfuggire, fino a che non riusciranno a riprendere la via del mare. Alle Ong che cercano di sottrarre quei profughi a un simile destino di sofferenza e morte andrebbe riconosciuto il titolo di “Giusti” come si è fatto per coloro che ai tempi del nazismo si sono adoperati per salvare degli ebrei dallo sterminio. Invece, ora come allora, vengono trattati come criminali: dai Governi, da molte forze politiche, dalla magistratura, dai media e da una parte crescente dell’opinione pubblica (i social!); sempre più spesso con un linguaggio che tratta le persone salvate e da salvare come ingombri, intrusi, parassiti e invasori da buttare a mare. Non ci si rende più conto che sono esseri umani: disumanizzare le persone come fossero cose o pidocchi è un percorso verso il razzismo e le sue conseguenze più spietate. Come quello che ha preceduto lo sterminio nazista.

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Eventi

Mercoledì 11 Ottobre 2017, ore 21:00, Casa della Cultura di Milano, via Borgogna 3. – Con la lectio magistralis su “Germania-Europa. Per un’economia umana”, Julian Nida-Rümelin inaugura l’ottava edizione della Scuola di Cultura Politica, “Alla ricerca della speranza politica nel tempo delle paure e del rancore"
Interverranno: Ferruccio Capelli (saluti e moderazione), Giovanni Battista Demarta (introduzione), Salvatore Veca (discussione). Segue discussione plenaria con il pubblico, ingresso libero.

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