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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Europa

Bruxelles, Manifestazione federalista al Consiglio europeo del 4-5 dicembre 1978 (archivio UEF)

Sabato 25 marzo sarò a Roma in occasione delle celebrazioni per i sessant'anni dei Trattati che hanno istituito le Comunità europee nel 1957. Non mi interessa celebrare il passato ma guardare al futuro criticando ciò che non va nel presente delle istituzioni europee che sono ancora oggi imbrigliate dalle àncore pesanti e ingombranti dei governi nazionali.

Non mi aspetto granché dalla Dichiarazione di Roma firmata da 27 governi inclusi quelli che non vogliono un'Europa democratica che funzioni nell'interesse primario del popolo europeo. D'altronde cosa possiamo aspettarci da una dichiarazione firmata anche da Orban, Szydlo e Fico? Ma l'Europa non è di proprietà dei 27 leader e appartiene a tutti noi.

Il vertice Italia, Germania e Francia sulla Garibaldi, Ventotene 22 agosto 2016 (foto di Nicola Vallinoto)

I. EUROPA A DOPPIA VELOCITA'?

Spesso si sente dire (o si legge anche su quotidiani prestigiosi) che l'Europa non esiste, che l'Europa che abbiamo creato non funziona più, e che si deve riconoscere che la democrazia funziona solo su base nazionale. Personalmente non condivido il luogo comune dei nazionalisti che è collegare l'antieuropeismo al tema della democrazia. Lo affermo pur condividendo la preoccupazione di chi teme che i processi di denazionalizzazione possono erodere le fonti socioculturali della legittimità democratica e lo stato sociale, senza creare un'alternativa. Il vero problema dell'Unione europea è che l'edificio (europeo) è incompiuto e, di certo, non perfetto.

Angela Merkel

*

Dopo le dichiarazioni di Frau Merkel al Vertice europeo informale alla Valletta riguardo la necessità di assicurare più velocità di integrazione, è iniziato un proficuo dibattito su che cosa questo significhi davvero per la Ue e per l'Italia in particolare e se questo, a poche settimane dalla celebrazione del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, costituisca un cambio di rotta promettente.

La prima cosa da fare è intendersi sulle parole. La signora Merkel infatti ha detto: "Abbiamo imparato dalla storia degli ultimi anni che ci potrebbe essere un'Europa a differenti velocità e che non tutti parteciperanno ai vari passi dell'integrazione europea". Considerando che, dopo il referendum sulla Brexit, la prima priorità dei tedeschi (governo e gran parte dell'opposizione pro-europea inclusa) era di tenere tutti insieme ed evitare altre defezioni, questo può parere un cambio di linea notevole. Ma è davvero così? E questa linea è davvero così positiva come molti sembrano pensare?

Migranti in arrivo a Lampedusa

Trump è già tra noi. L’accordo che il Governo italiano ha siglato con la Libia per trattenere là, schiavizzati, rapinati, massacrati e stuprate, profughe e profughi che vorrebbero raggiungere l’Italia è sicuramente peggio del muro che Trump ha promesso di costruire a spese del Messico. Non solo.
L’elezione e le prime mosse di Trump hanno anche accelerato lo smottamento di una parte consistente della cosiddetta sinistra verso il “sovranismo”: uscire dall’euro, uscire dall’Unione Europea, battere moneta nazionale, svalutare per recuperare competitività, innalzare barriere doganali, richiamare in “patria” le produzioni delocalizzate, rilanciare così la “crescita”.

L'Europa a cerchi concentrici e sovrapposti

L’idea dell’Europa a due velocità improvvisamente tirata fuori dal governo e in particolar dal ministro Gentiloni è il tentativo di agganciare una narrazione abdicando al ruolo fondamentale e storico di questo paese di costruire strategie per l’Europa. Peccato che questa narrazione sia tossica per noi.

L’Europa a due velocità in questo momento non esiste, esiste un’Europa a MOLTE velocità, infatti non tutti i paesi partecipano alla totalità delle iniziative europee: esistono la zona euro ma anche una zona Schengen, fatte da diversi paesi ed altre iniziative a cui partecipano ancora altri paesi.

L’Europa quindi viaggia già su molti cerchi concentrici e la strategia di integrazione ha sempre cercato di procedere con binari molto chiari: si possono fare dei salti in avanti (per questo è stata creata anche una modalità codificata, ovvero le Cooperazioni rafforzate) mentre si cerca di integrare nelle politiche comuni i paesi che ancora non ne fanno parte.

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