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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Europa

Barcellona, 11 settembre 2017. Festa della comunità catalana. Foto di Teresa Grau Ros (CC CC BY-SA 2.0)

L'intangibilità dei confini, insieme all'Unione Europea ci ha garantito oltre settant'anni di pace. Anzi le classi politiche e le classi dirigenti del secondo dopoguerra sposarono le geniali idee di Monnet e Schuman, che erano e sono molto più di questioni di confini, per evitare che gli Stati modificassero i confini con l'uso della forza.

In questi giorni viene evocato il precedente del divorzio pacifico tra la Repubblica Ceca e la Slovacchia del 1993. Si tratta di un esempio tirato in ballo a sproposito. Subito dopo il crollo del comunismo la Cecoslovacchia era un sistema confederale disciplinato dalla costituzione comunista, una carta che aveva il dichiarato obiettivo della parità tra cechi e slovacchi nella gestione della cosa pubblica. In realtà quella costituzione nel caso di divergenza tra Praga e Bratislava impediva di prendere qualsiasi tipo di decisione.

Barcellona, 11 settembre 2012. Manifestazione di protesta per l'indipendenza. Foto di Arnaucc, CC BY-SA 3.0.

Dichiarazione del Cime

Quel che è avvenuto in Catalogna il 1° ottobre e nei giorni precedenti è una sconfitta del dialogo e della democrazia in Spagna ma anche di tutta l’Unione europea le cui istituzioni sono state a guardare limitandosi a dire: “è una questione interna spagnola” e sono state scandalosamente assenti dalla manifestazione organizzata dopo l’attentato di Barcellona del 17 agosto 2017. Si sarebbe dovuto affermare con molta forza che il diritto internazionale riconosce il principio di autonomia dei popoli, non inteso come diritto alla secessione, ma come diritto a potersi realizzare politicamente e a partecipare su un piano di eguaglianza alla vita democratica delle istituzioni del proprio paese. D’altra parte il processo di integrazione europea è nato e si è sviluppato per sconfiggere ogni forma di nazionalismo a tutti i livelli e il federalismo europeo si è posto come obiettivo di unire e non di dividere.

Fotografie di una società d’odio

Sono usciti il 6 luglio scorso i dati della Commissione, voluta dalla Presidenza della Camera dei Deputati, intitolata alla Parlamentare inglese Jo Cox "sull'intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio". La Commissione ha previsto il lavoro di una rappresentanza di tutti i principali partiti e numerose associazioni della società civile, oltre alcuni tecnici, come il defunto professore Tullio De Mauro.

Nonostante le percentuali sconvolgenti che emergono dai lavori, come ci si poteva aspettare, i risultati non hanno fatto notizia. I messaggi più seguiti quest’estate sono stati gli annunci di Salvini di "affondare" le imbarcazioni delle ONG, i proclami di taluni sindaci del PD di "sovra-tassare" chi ospita migranti o i numerosi attacchi a tutte le associazioni non governative che non firmeranno il codice di condotta italiano per le operazioni di soccorso in mare.

Bruxelles, Dibattito State of the Union 2017. Foto con licenza creative commons © European Union 2017 - European Parliament

Il discorso sullo Stato dell’Unione europea del Presidente della Commissione Juncker è stato interpretato in termini positivi e negativi, come è inevitabile quando ci si avvicina al momento delle decisioni e un leader politico fa proposte impegnative sul futuro istituzionale dell’Unione europea. Jean-Claude Juncker è un leader politico pragmatico e a volte cinico. Si è pronunciato contro la prospettiva di un’unione federale, ma poi è costretto, se le circostanze sono favorevoli, a cambiare opinione. Noi non siamo interessati a questi retroscena psicologici, ma a esplorare la possibilità di sfruttare le sue proposte di riforma per far uscire l’Unione dalla crisi che rischia di travolgerla.

Ventotene, 3 settembre 2017. La consegna della borsa di studio ad Aziz Sawadogo. Foto di Stefano Milia, Licenza Creative Commons

Il mio nome è Aziz Sawadogo, ho 19 anni, e mi considero un cittadino europeo. Molti, nell’udire la mia affermazione, si chiedono come io faccia a riporre tanta fiducia nel progetto che porta il nome di “Unione Europea”. Fin da piccolo ho avuto la fortuna di convivere con diverse identità culturali, che si sono amalgamate in me sino a costituire un forte pensiero cosmopolita. In casa, quotidianamente, assaporo frammenti culturali che derivano da diverse parti del mondo.

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