Questo sito utilizza cookie di terze parti. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso

Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Europa

Immagine dell'ufficio del dibattito di Firenze

“Adoro la mia patria perché adoro la Patria;
la nostra libertà, perch’io credo nella Libertà;
i nostri diritti, perché credo nel Diritto”


(*) Richiamo la vostra attenzione su due frasi.
La prima: l’organizzazione degli Stati Uniti d’Europa costituisce la premessa indispensabile per l’eliminazione del militarismo imperialista.
La seconda: un’Europa libera e unita è premessa necessaria del potenziamento della civiltà moderna di cui l’era totalitaria rappresenta un arresto.
La prima frase è, nella sostanza, rintracciabile nel saggio di Spinelli Gli Stati Uniti d’Europa e le varie tendenze politiche, mentre la seconda è tratta dal Manifesto di Ventotene.
Coniugando queste due frasi si può giungere ad una contraddizione, ad una contrapposizione che possiamo così ridurre: da una parte il binomio Stati Uniti d’Europa-Civiltà dall’altra Militarismo e Totalitarismo. Nel mezzo, come strumento di risoluzione del contrasto, la “Pace”, che possiamo considerare non il fine ultimo ma il presupposto per la realizzazione – per dirla con Bobbio – di altri fini, quali la libertà, la giustizia sociale, lo sviluppo economico, e via discorrendo.

Riunione del Consiglio Europeo (licenza CC, flickr)

Proficuo quest’ultimo Consiglio sull’ambiente, tenutosi il 13 ottobre 2017,  in sede  Ue. I ministri dei Paesi membri dell’Unione europea  hanno preso importanti  decisioni con implicazioni per i settori  che non rientrano nell’ambito di applicazione del Sistema di scambio di quote di emissione (ETS) di gas climalteranti; sull’Accordo di Parigi e la prossima COP 23; e sulle priorità Ue all’Assemblea ONU per  l’ambiente. Mi ci soffermo qui di seguito punto per punto, dopo una breve rievocazione dell'Accordo di Parigi.

L'ACCORDO DI PARIGI

La lotta al cambiamento climatico ha assunto importanza a partire dagli anni ’70, parallelamente al crescente consenso  (all’interno della comunità scientifica) sulla correlazione tra l’aumento delle emissioni di gas serra e il surriscaldamento del pianeta. 

Palazzo del Governo estone. Photo: Aron Urb (Flickr EU2017EE). CC BY 20

Quasi nel corso degli stessi giorni – nel corso del settembre 2017 – ci sono stati, a Torino, il  G7   e,  a Tallin, il  Vertice sulla digitalizzazione che ha riunito i capi di Stato e di governo di 25 Stati membri  dell'Unione europea  (prima riunione dei dirigenti UE su questioni collegate al digitale). Visto che tra due eventi non mancano di certo problematiche di comune interesse, in questo articolo, mi sembra cosa utile soffermarmi su entrambi, allargando l'orizzonte anche ad altre Comunicazioni, Dichiarazioni e Decisioni UE - attinenti in particolare la digitalizzazione (ma anche la rinnovata strategia di politica industriale europea)  -  d'interesse rilevante per questi stessi temi. 

Copertina del libro di Julian Nida-Rümelin, Per un’economia umana. La trappola dell’ottimizzazione, edizione italiana a cura e con postfazione di Giovanni Battista Demarta, Franco Angeli, Milano

Julian Nida-Rümelin, Per un’economia umana. La trappola dell’ottimizzazione, edizione italiana a cura e con postfazione di Giovanni Battista Demarta, Franco Angeli, Milano (in libreria dal 23 ottobre).

 

«C’è da augurarsi che il progetto europeo non fallisca a causa di interessi e valutazioni differenti. È anzi auspicabile che, sotto la pressione della crisi attuale, venga rinnovato come avanguardia di un’agenda cosmopolitica a mio avviso assolutamente inevitabile. La segmentazione politica in Stati nazionali indipendenti è disfunzionale rispetto a ogni successiva fase di globalizzazione economica e culturale. Forse questo libro potrà contribuire a un’intesa tra Germania e Italia: penso a un accordo sui princìpi per un’economia umana con il rispetto delle differenze di cultura e tradizione – un’intesa transalpina raggiungibile guardandosi nuovamente negli occhi e dialogando alla pari» (dalla “Prefazione all’edizione italiana”).

Barcellona, 11 settembre 2017. Festa della comunità catalana. Foto di Teresa Grau Ros (CC CC BY-SA 2.0)

L'intangibilità dei confini, insieme all'Unione Europea ci ha garantito oltre settant'anni di pace. Anzi le classi politiche e le classi dirigenti del secondo dopoguerra sposarono le geniali idee di Monnet e Schuman, che erano e sono molto più di questioni di confini, per evitare che gli Stati modificassero i confini con l'uso della forza.

In questi giorni viene evocato il precedente del divorzio pacifico tra la Repubblica Ceca e la Slovacchia del 1993. Si tratta di un esempio tirato in ballo a sproposito. Subito dopo il crollo del comunismo la Cecoslovacchia era un sistema confederale disciplinato dalla costituzione comunista, una carta che aveva il dichiarato obiettivo della parità tra cechi e slovacchi nella gestione della cosa pubblica. In realtà quella costituzione nel caso di divergenza tra Praga e Bratislava impediva di prendere qualsiasi tipo di decisione.

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla nostra mailing-list per ricevere gli ultimi articoli direttamente nella tua mail!

Eventi

MobilitAzioni

 banner campagna

fermiamolafebbredelpianeta

 

unpa campaign

neawdealbee

banner appello per un'Europa federale

 

Europa in onda

Europa in onda