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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Europa

Manifestazione #CzarnyProtest

“Annunciamo la morte dei nostri diritti”, è lo slogan utilizzato dalle associazioni che a Varsavia, in Polonia, hanno dato il via alla #CzarnyProtest e #BlackProtest, la “protesta nera”.

Uno sciopero generale, in questi giorni, con cortei in ogni città della Polonia, ha caratterizzato l’ennesimo scossone all’impianto dei diritti acquisiti in un Paese dell’Unione europea.

Chiara Lalli, bioeticista, è intervenuta (1) ricordando come la Polonia abbia una delle leggi “più restrittive d’Europa sull’interruzione volontaria della gravidanza”: attualmente, la legge che risale al 1993, consente l’aborto solo in caso di stupro (entro la 12esima settimana), di malformazione del feto e quando la gravidanza può mettere in pericolo la vita della madre.

Gli accordi di Parigi del 2015 per la COP21

Durante il fine settimana ci sono state tre buone notizie per l’Europa ma dietro le buone notizie ci sono insidie che rischiano di annullarne l’effetto.

Il referendum ungherese
Il 57% degli elettori ungheresi ha deciso di non partecipare al referendum promosso da Viktor Orban per ottenere l’accordo dei suoi cittadini sull’Europa dei muri e delle frontiere. Dal punto di vista giuridico, la proposta di Orban è carta straccia.

Andrea Camilleri sostiene la campagna UNHCR #WithRefugees

Intervento al convegno internazionale Il secolo dei rifugiati ambientali? tenutosi a Milano il 24 settembre 2016 a Palazzo Reale.

Il titolo del convegno può apparire a molti una provocazione, e certamente lo è. Già l’Europa non riesce ad accogliere i profughi di guerra e di persecuzioni che approdano ai nostri confini (e su questo si sta disfacendo), anche se i fuggitivi rappresentano solo lo 0,2 per cento delle nostre popolazioni, ed ecco che lanciamo un nuovo allarme: ben più ampio, anzi cataclismico. Si tratta della fuga in massa provocata dai cambiamenti climatici, e dalle politiche in particolare – fatte dall’uomo – che sempre più costringeranno le popolazioni ad abbandonare le proprie terre. Saskia Sassen parla appropriatamente di politiche di espulsioni. Una parte della popolazione umana sarà semplicemente estromessa da quella che Slavoj Žižek chiama la “casa di vetro” dentro la quale crediamo di poterci proteggere, e in cui crediamo di veder riflessa la cosiddetta, inesistente “comunità internazionale”. Stiamo oltrepassando categorie come quella dell’emarginazione, dell’esclusione sociale, dello sradicamento.

Marcia della pace Perugia Assisi 2016

Andrò alla Marcia della Pace Perugia-Assisi che si tiene domenica 9 ottobre. Ci sono già andato in molte delle precedenti edizioni e ci sono andato sempre portando la bandiera europea. Per me il nesso Europa – Pace è indissolubile; come è tragicamente indissolubile il nesso Nazionalismo-Guerra. Non si tratta di una convinzione che discende da reminiscenze storiche: gli Stati che, per diversi motivi, non fanno parte dell’Unione Europea hanno conosciuto la guerra: la Jugoslavia, l’Ucraina e la Georgia con la Russia, l’Armenia con l’Azerbaigian, la Turchia nella ormai pluridecennale guerra interna contro i Curdi.

Viktor Orban. premier dell'Ungheria dal 2010

“Qual è il più grande risultato raggiunto in ormai 60 anni di integrazione europea? Cosa ha contraddistinto la nostra esperienza comune dopo le due guerre civili europee del XX secolo? I diritti fondamentali. La loro tutela. La loro promozione. È questa la vera essenza dell'identità europea: libertà, eguaglianza e fratellanza”.

E’ il testo introduttivo dell’intervento congiunto di ministri e segretari di Stato per gli Affari esteri di Grecia. Belgio, Portogallo, Olanda, Italia, Francia e Lussemburgo (1) che ha trovato a Roma a Palazzo Madama un momento dedicato a «Europa: Stato di diritto e Stato dei diritti» alla presenza del presidente del Senato italiano Pietro Grasso; Giuliano Amato, Emma Bonino, Michael O' Flaherty, direttore dell'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali e rappresentanti degli altri Stati membri.

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