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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Livia Sagliocco legge un brano dal Manifesto di Ventotene

di Mario Leone*

I Presidenti delle assemblee nazionali di Italia, Francia, Germania e Lussemburgo, firmano un impegno per un’Unione federale di Stati.

Lunedì 14 Settembre 2015 a Palazzo Montecitorio, a Roma, nella Sala della Regina si è tenuta la Cerimonia della firma per una dichiarazione comune “Impegno per un’Unione federale di Stati” della Presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini, del Presidente del Bundestag tedesco Norbert Lammert, del Presidente dell’Assemblée nationale francese Claude Bartolone e del Presidente della Chambre des Députés lussemburghese Mars Di Bartolomeo.

 

Il documento è “un forte impegno a dare nuovo slancio all’integrazione politica europea, che potrebbe condurre ad una unione federale di Stati”.

Ha aperto la cerimonia il Coro dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia che ha eseguito l’“Inno alla gioia” dalla Nona sinfonia di Beethoven.

La prima lettura è stata dedicata, quasi a sorpresa. alla lettura di un brano tratto dal Manifesto di Ventotene, quel Progetto per una Europa libera e unita, scritta da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, durante il confino politico sull’isola pontina nel 1941. La lettura non era in calendario e ha rappresentato un successo per il federalismo europeo militante.

E quando, superando l'orizzonte del vecchio continente, si abbracci in una visione di insieme tutti i popoli che costituiscono l'umanità, bisogna pur riconoscere che la federazione europea è l'unica garanzia concepibile che i rapporti con i popoli asiatici e americani possano svolgersi su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l'unità politica dell'intero globo. (Alcide De Gasperi)

Gli interventi dei Presidenti sono stati intervallati dalla lettura di alcuni brani, da parte di studenti universitari, tratti dagli scritti di alcuni dei padri fondatori dell’Ue: Alcide De Gasperi, Robert Schuman, Konrad Adenauer e Joseph Bech.

Il primo intervento è stato quello della Presidente Laura Boldrini che ha fortemente voluto questo documento e questa manifestazione dopo aver più volte ricordato il ruolo dell’Ue in altre sedi.

“Una maggiore integrazione politica europea è la strada giusta”. Questo il viatico per la soluzione alle crisi. “Rispondiamo a coloro che utilizzano l’Europa come capro espiatorio”, perché il sogno europeo non può essere la falla del momento critico attuale. La Presidente ha voluto paragonare l’Europa a un “iceberg”: siamo troppo concentrati però a vedere la parte che emerge, più evidente, mentre “la parte più consistente resta sott’acqua, ma se scendiamo in profondità” troviamo un’Europa “adulta e solidale”. La via va percorsa, riprendendo il concetto del Manifesto di Ventotene, “non c’è alternativa alla maggiore integrazione dell’Unione”: “un’anima che ha bisogno di un corpo nuovo”, “ci troviamo qui a Roma – ha ricordato - dove nasceva meno di 60 anni fa l’Europa unita, dobbiamo sempre ricordare che questo progetto ci ha garantito pace, crescita e sicurezza”. Il presidente Juncker, qualche giorno fa, ha detto 'non c'è abbastanza Europa in questa Unione. E non c‘è abbastanza Unione in questa Europa'.

“La crisi che stiamo vivendo richiama dunque tutti noi a lavorare per realizzare un salto di qualità verso una nuova fase, un'Europa 2.0(1) che sia più unita, più forte e più capace di rispondere ai bisogni e alle aspettative dei nostri cittadini, a partire dai nostri giovani". "La Dichiarazione che stiamo per firmare è un primo passo in questa direzione, per riprendere un percorso intrapreso alcuni decenni fa dai padri fondatori, in un momento infinitamente più drammatico di questo".

Costruire un'Unione federale, ha riconosciuto la presidente della Camera, non è facile, tuttavia "se vogliamo affrontare le sfide della globalizzazione, trasformare questa crisi epocale in una opportunità, sconfiggere lo scetticismo e infondere un rinnovato entusiasmo, specialmente nelle giovani generazioni, non c'è alternativa ad una maggiore integrazione politica europea.

E quindi “dobbiamo riprendere il percorso verso gli Stati Uniti d’Europa!”.

Non vi parlerò dell'Italia, ma dell'Europa e non dell'Europa di ieri e di oggi, ma dell'Europa di domani, di quell’Europa che vogliamo ideare, preparare e costruire. Che cosa s'intende fare quando si parla di una Federazione europea? Ecco all'ingrosso di che si tratta: di una specie di grande Svizzera, che comprende italiani, francesi e tedeschi: tutta gente divenuta pacifica, laboriosa e prospera. Ma taluno domanderà perché a proposito di questa impresa pacifica, si parla sempre di eserciti, di organizzazione militare, di armamenti. Rispondo che così si presentano le cose nella storia. La Svizzera come è nata? Da una necessità di comune difesa. Gli Stati Uniti come sono nati? Da una guerra di indipendenza, da un ideale di libertà. Tutte le altre Confederazioni più o meno sono nate da questa esigenza reale di popoli che sentono la necessità di mettere insieme i loro sforzi per costruire qualcosa di nuovo e dare un assetto diverso alla loro vita comune e collettiva. Ecco perché non c'è nulla di strano che questa idea vada maturando, che questa possibilità si apra sull'orizzonte dell'avvenire e si apra proprio nel momento in cui si discute di armi, di riarmo, di necessaria difesa, di mettersi insieme per la difesa delle proprie libertà. Ma non bisogna confondere quella che è l'occasione, il mezzo, la via per la costruzione, cioè il punto di partenza, con la costruzione stessa, col nostro ideale… Nel passato sono stati tanti i conflitti e le guerre per questa impossibilità di trovare l'accordo, di discutere, per l'impossibilità di mettersi insieme in un'Assemblea e trattare di pace; non è meglio che facciamo uno sforzo per raggiungere la pace, per avere delle formule, per avere delle istituzioni che garantiscano questa pace? (Alcide De Gasperi)

Il secondo intervento è stato quello del Presidente dell’Assemblée nationale francese Claude Bartolone. “Non siamo riuniti per rendere omaggio ai padri fondatori – ha precisato subito Bartolone - ma loro ci dicevano che l’Europa non sarebbe stata costruita tutta insieme ma passo dopo passo che avremmo creato una solidarietà di fatto, ci avvertivano che la nostra comunità sarebbe sopravvissuta solo rimanendo legata a questo spirito, bisogna rianimare lo spirito di solidarietà, è la convinzione della nostra interdipendenza, il miglior partito per tutti”. La solidarietà al centro del discorso apre gli orizzonti della nuova zona di pertinenza dell’azione anche istituzionale dell’Ue, “la solidarietà è anche il rispetto di alcune regole, stabilite con la consapevolezza delle difficoltà”.

La difficoltà del grave momento storico europeo legato alla migrazione non può essere letto senza pensare che è l’interdipendenza il collante per lo sviluppo senza dimenticare che “il crollo di uno possa portare all’indebolimento di tutti”. Siamo nell’urgenza, siamo la generazione impregnata dei successi dell’Europa, le nuove generazioni stanno crescendo nella crisi dell’Europa, ma queste nostre generazioni “non possono vedere nella disoccupazione l’unico orizzonte”. Alla finestra infatti è il nazionalismo. “La prosperità e il benessere non crescono soltanto nei confini di frontiere rigide, queste non ci proteggono più dalle nuove minacce e non ci fanno cogliere le opportunità che si propongono”. La nostra Europa va innanzitutto preservata ma sarà possibile farlo “democratizzando le sue pratiche”, col trasferimento imprescindibile all’Ue dei poteri, “dobbiamo rafforzare i processi decisionali dell’Ue”. Conclude il Presidente dell’Assemblea nazionale: “Noi siamo legittimati a ricordare all’Ue di ritrovare l’immaginazione e la creatività dei padri fondatori”.

La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Il contributo che un'Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent'anni antesignana di un'Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L'Europa non è stata fatta: abbiamo avuto la guerra. L'Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. … La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime. (Robert Schuman)

 

Il terzo intervento è stato del Presidente del Bundestag tedesco Norbert Lammert. Siamo giunti sino ai giorni nostri col prodotto di una sfida. “Se vogliamo essere all’altezza di superare le sfide” dobbiamo assecondare questo documento che “è un appello di partecipare a questo processo di riflessione approfondita e necessaria”, con una condivisione vera in questo grande progetto europeo; abbiamo bisogno di un nuovo afflato – ha richiamato Lammert -, è ciò è possibile con una “dimensione politica rafforzata”. “Coloro che pensano all’Europa pensano al processo economico”, ma bisogna comprendere che “il successo economico senza le strutture politiche” non avrà successo. “Noi come parlamenti nazionali non siamo rivali del Parlamento europeo ma partner legati da una cooperazione”. “Rafforzare la legittimità democratica e i controlli sui processi europei” è la sfida, come è chiaro che “i singoli Stati da soli non sono in grado di superare questa sfida”, “se ci accomuna questo convincimento anche la conclusione ci accomuna”.

Anche quella de rifugiati è una sfida per l’Europa intera, “ogni Stato dell’Ue deve dare il suo contributo, secondo le proprie possibilità”. “Siamo i Paesi che hanno avviato questa esperienza di integrazione – conclude il Presidente - e proprio il Paese più piccolo ha guidato l’integrazione”, è un esempio di grande apertura. Ma oggi abbiamo davanti a noi “due alternative: andare indietro o andare avanti. Noi vogliamo andare avanti”.

Se riusciamo a creare un'organizzazione che permetta ai francesi di essere al corrente di tutto ciò che accade nel settore della produzione dell'acciaio e dell'estrazione del carbone in Germania e che viceversa consenta ai tedeschi di verificare cosa accade in Francia, questo controllo reciproco sarà lo strumento migliore per condurre una politica basata sulla fiducia." (Konrad Adenauer)

Ha chiuso la serie di interventi il Presidente della Chambre des Députés lussemburghese Mars Di Bartolomeo. “Siamo a un crocevia, dobbiamo pedalare forte e veloce nella stessa direzione”. Questo è il monito di Di Bartolomeo. “L’Europa sa reagire alle crisi con rapidità, l’Ue sta riformando a fondo il governo della sua economia.” Ma una serie di domande si pongono: l’Ue sa anticipare e mantenere le promesse? è una comunità solidale o di opportunità la nostra? è governata solo dalle leggi economiche?

“La risposta – ha affermato - non è priva di sfumature, per rimediare al deficit democratico deve diventare più solidale e più sociale”, l’Europa deve combattere ogni tentazione di radicalizzazione e aprirsi. “Negli ultimi anni la dimensione sociale è stata dimenticata. Per questo motivo il nostro appello vuole equilibrare la dimensione sociale ed economica”, c’è bisogno di equilibrio tra i poteri istituzionali europei e una maggiore considerazione dei parlamenti nazionali. “Le regole finanziare sono rigorose, quindi anche gli obbiettivi sociali devono esserlo”, devono essere poste al centro delle politiche europee senza mettere in discussione i successi raggiunti. “Ogni azione europea deve essere valutata nel rispetto della dimensione sociale”, questa bilancia le quattro libertà. Infine un augurio: che l’Ue sia in grado di “inaugurare un eurogruppo del lavoro e del sociale”, aperto alle parti sociali europee. “La solidarietà – ha concluso - ha un prezzo ma la sua assenza rischia di aver un prezzo più alto”.

Perché abbiamo in realtà voluto creare l'Europa all'indomani della seconda guerra mondiale? Pensavamo che fosse assolutamente necessario costruire una nuova Europa per permettere, all'interno di questo nuovo quadro, di riconciliare la Francia e la Germania. E riconosciamo che almeno in questo settore, che era fondamentale, poiché da esso dipende la pace in Europa, abbiamo dato vita a un'idea dell'Europa con cui uno dei motivi, uno degli obiettivi della lotta per l'Europa unita è divenuto realtà. (Joseph Bech)

Alcune considerazioni che mi sento di fare.

E’ stata una grande occasione. Vedere in questo dato momento storico i vertici di Istituzioni popolari, rappresentanti e massima espressione dei popoli nazionali, svoltare verso una decisa integrazione non può che dare nuova linfa e spronare i governi nazionali a indirizzare l’azione verso gli Stati Uniti d’Europa.

Il Manifesto di Ventotene (è Altiero Spinelli a scrivere) concludeva con un considerazione che oggi è ancora attuale, perché “oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie tra i giovani. Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell'attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l'eredità di tutti i movimenti di elevazione dell'umanità, naufragati per incomprensione del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo. La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà.”

 

Approfondimenti:

(1) "L'Europa 2.0 dovrà necessariamente guardare agli Stati Uniti d'Europa". Lo ha affermato la presidente della Camera Laura Boldrini ricevendo una delegazione dell'organizzazione della Marcia delle donne e degli uomini scalzi in programma a Venezia. "Il fatto che al centro dell'agenda europea ci sia il tema immigrazione è importante e serve un sistema condiviso di asilo. E' una grande opportunità per rilanciare il tema della federazione tra gli Stati, anche in altri ambiti", aggiunge. Sulla necessità di un’Europa 2.0 vedasi anche il volume collettivo “Europa 2.0 prospettive ed evoluzioni del sogno europeo”, a cura di Nicola Vallinoto e Simone Vannuccini, ombre corte, Verona 2010 “[...] I cittadini europei si trovano davanti ad una scelta: da una parte la chiusura identitaria e nazionalista che porta alla inevitabile decadenza della civiltà europea; dall'altra l'apertura cosmopolita e federalista che conduce al progetto di un'Europa "libera e unita" indicata nel Manifesto di Ventotene. Così come l’avvento dei blog, del web partecipato e dei social networks ha rivoluzionato la realtà e la stessa struttura di Internet – tanto da far parlare di un Web 2.0 –, allo stesso modo una rinnovata partecipazione dei cittadini e dei movimenti alla costruzione europea può rilanciare su nuove basi quel progetto di pace che è stato l’integrazione economica e politica del Vecchio continente. Si tratta dunque di ricomporre la “grande narrazione” dell’unità europea, questa volta partendo dal basso, attraverso una riflessione ed un impegno di nuovo tipo, che contribuisca a costruire una vera e propria Europa 2.0.”

Autore
Mario Leone
Author: Mario Leone
Bio
Mario Leone, laureato in Giurisprudenza presso l’Università de la Sapienza di Roma, con una tesi in Scienza delle finanze dal titolo Unione monetaria europea e sistema federale, ha conseguito un master in “Giurista di impresa” presso l’Università di Roma Tre e un master in “Diritto tributario professionale” presso l’Università di Roma Tor Vergata. Attualmente è funzionario-esperto della Direzione centrale servizi ai contribuenti dell’Agenzia delle Entrate. E’ entrato nella formazione giovanile del Movimento federalista europeo (MFE) nel 1991 e nel Comitato centrale del Movimento nel 1995, di cui è attualmente membro. E' segretario del centro regionale del Lazio del MFE e presidente della sezione di Latina "Altiero Spinelli" del MFE. Ha realizzato con l’Associazione europea degli insegnanti (AEDE), l’AICCRE (Associazione italiana del consiglio dei comuni delle regioni d'Europa) e la Provincia di Latina, programmi di formazione sulle tematiche europee, è relatore sulla storia e il processo di integrazione europea in programmi di formazione scolastica. L’AEDE provinciale di Latina nel 2010 gli ha attribuito l’annuale Premio Europa per l’impegno profuso per la diffusione dell’ideale europeista. Ha collaborato con la rivista “Il Dibattito federalista” edito dalla Edif e con “Il Settimanale di Latina” sulle tematiche europee.
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