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la candidata alla presidenza della Commissione Europea Ursula Von der Leyen

L’unione Europea talvolta predica valori che pratica male, è questo il caso del gender balance. In sessantuno anni di storia alla guida della Commissione Europea si sono avvicendati tredici uomini; dal 1998 abbiamo avuto tre uomini alla guida della BCE coadiuvati da un comitato esecutivo che include altri quattro professionisti tra cui quando è stato possibile si è trovato spazio per una donna. E’ quindi innegabile che nelle istituzioni UE servissero più donne, sono invece scettico sulle nomination fatte dai capi di governo degli stati membri dell’Unione Europea.

Sulla scelta della tedesca Ursula Von der Leyen quale presidente della Commissione ho un’obiezione di metodo. Secondo il trattato di Lisbona, il Consiglio Europeo, ovvero l’assise dei capi di governo europei, sceglie il presidente della Commissione “tenendo conto” del risultato delle elezioni europee; la Commissione deve essere poi approvata con un voto del parlamento europeo. A partire dalle elezioni europee 2014 è stato inaugurato il metodo degli Spitzenkandidaten, in tedesco candidati guida, ovvero le principali famiglie partitiche indicano prima delle elezioni europee il candidato che proporranno se alle elezioni europee risulteranno la forza politica più votata.

Si tratta di un ottimo metodo, che avvicina gli elettori alle istituzioni europee, sia perché ogni cittadino con il suo voto può indirizzare la scelta del presidente della commissione, sia perché in questo modo si può attenuare la cattivissima prassi di usare la campagna delle elezioni europee per fare 27 dibattiti politici assolutamente nazionali. Il metodo degli Spitzenkandidaten non è mai piaciuto ad Angela Merkel, che tentò dimetterlo in discussione già cinque anni fa, e non è gradito a Emmanuel Macron. I popolari, il principale partito d’Europa, hanno sostanzialmente preso a martellate questo metodo indicando quale loro candidato il tedesco Manfred Weber, che sarebbe potuto diventare presidente della Commissione solo con un accordo tra popolari, estrema destra e l’ala di destra dei liberali, ma è indigeribile per i socialisti, per i verdi e per l’ala più progressista dei liberali. Dopo le elezioni di maggio, il Partito Popolare Europeo, seppure con un piccolo margine, è risultato con poco più del 20% dei seggi, la forza più rappresentata a Bruxelles e grazie all’exploit di verdi e liberali e alla discreta tenuta dei socialisti nell’emiciclo di Bruxelles non si sono verificati i presupposti per una commissione sbilanciata a destra e guidata da Weber. A questo punto il Consiglio dell’Unione avrebbe dovuto verificare se uno degli altri tre Spitzenkandidaten - il socialista olandese Timmermans, la liberale danese Vestager o la verde tedesca Keller - potesse avere le forza per unire in una commissione socialisti, verdi, liberali e popolari. Tale strada è stata liquidata troppo rapidamente ed i governi europei hanno puntato sul Ursula Von der Leyen, già ministro degli affari sociali e della difesa in Germania, connazionale e compagna di partito del “leader più votato” Weber ma priva di un chiaro profilo europeo. Si poteva trovare un accordo su un nome di una donna più rispettoso per il voto degli elettori, se Margrethe Vestager ha il grosso limite di essere cittadina di un paese che non adotta l’euro, Ska Keller poteva essere il nome giusto. Vedremo adesso come si muoveranno i parlamentari europei che devono approvare la scelta del consiglio.
Sulla scelta di Christine Lagarde quale presidente della BCE ho invece un’obiezione di merito. La donna politica francese è un ex avvocato d’affari con una notevole carriera politica arricchita sul profilo internazionale dal ruolo di Direttore Operativo del Fondo Monetario Internazionale, tuttavia per la prima volta nella sua storia la Banca Centrale Europea sarà guidata da una professionista che non ha una pregressa esperienza in una banca centrale nazionale o in Banca Centrale Europea. Wim Duisemberg divenne presidente della BCE dopo quindici anni alla guida della banca centrale olandese, Trichet dopo dieci alla guida di Banque de France, Mario Draghi dopo sei anni alla guida di Banca D’Italia. Il lavoro del banchiere centrale è assai delicato, e come ci dimostra l’esperienza di Draghi spesso un buon banchiere centrale governa i tassi con la sola parola, vedremo se il ruolo che la signora Lagarde ha avuto al Fondo Monetario Internazionale le garantirà la necessaria autorevolezza sui mercati. L’opzione Lagarde è per certi versi assai simile alla scelta di Trump di sostituire Janet Yellen con il banchiere d’affari Jerome Powell, tuttavia noi europei dobbiamo sempre tener presente che attualmente, a differenza degli Stati Uniti, l’area euro non ha un tesoro ed ha una sola istituzione federale, la BCE, e non possiamo permetterci di indebolirla. Sarebbe forse stato più opportuno promuovere a presidente della BCE l’unica donna che già sedeva nel comitato esecutivo della BCE, la tedesca Sabine Lautenschläger o una delle poche donne rappresentate in uno dei comitati esecutivi delle banche centrali nazionali.

Ancora una volta le nomine, seppure con un notevole tocco di novità rosa, rispondono a logiche di lottizzazione tra i paesi che contano, spero che due figure assolutamente autorevoli, ma secondo me messe nel posto sbagliato, mi smentiscano e facciamo il bene dell’Europa e dell’Italia.

Autore
Salvatore Sinagra
Author: Salvatore Sinagra
Bio
Nato a Palermo nel 1984. Laureato in Economia e legislazione per l’impresa all’Università Bocconi. Vive a Milano. Si occupa di valutazione di partecipazioni industriali e finanziarie. È un convinto sostenitore del federalismo europeo e della necessità di piani di investimento europei che rilancino il tessuto industriale europeo puntando sulle nuove tecnologie. E' membro del comitato centrale del Movimento Federalista Europeo dal 2015.
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