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Il Consiglio europeo del 26 marzo ha mostrato ancora una volta che le divisioni tra i governi europei mettono seriamente a rischio il futuro dell’Unione. Il comunicato finale afferma: “We fully acknowledge the gravity of the socio-economic consequences of the Covid-19 crisis and will do everything necessary to meet this challenge in a spirit of solidarity”. È vero il contrario.. Le tensioni tra le due Europe, del Sud e del Nord, stanno causando una rinnovata ondata di nazionalismo.
I cittadini europei chiedono aiuti. Li stanno ricevendo in parte dai loro governi, ma si attendono anche risposte concrete dall’Unione.

Secondo Germania e Olanda, la creazione di Eurobonds significherebbe accettare una “Transfer Union” che non è prevista dal Trattato di Lisbona. È un'affermazione che non ha alcun fondamento. Basta ricordare che l'art. 3 del Trattato afferma che l’Unione: “shall promote economic, social and territorial cohesion, and solidarity among Member States”. La Tranfer Union tanto temuta esiste già: il fondo regionale europeo, ad esempio, redistribuisce risorse dalle regioni più ricche alle più povere, grazie al bilancio europeo. Lo stesso processo avviene dentro la Repubblica federale di Germania con il meccanismo del Finanzausgleich. E simili meccanismi esistono in altri paesi come Spagna e Italia. Se si esamina il problema solo sotto il profilo tecnico, esistono le soluzioni per eliminare un possibile moral hazard e impedire che alcune regioni, o stati, pretendano un trasferimento eccessivo. Procedure simili a quelle adottate dalla Germania, ad esempio, possono essere adottate anche per l'Unione europea.

Evidentemente il problema non è tecnico, ma politico. La discussione nel Consiglio si è concentrata sul ESM, il fondo creato durante la crisi finanziare per aiutare i paesi dell'Unione monetaria in difficoltà, a patto che accettino condizionalità, come è avvenuto con la Grecia. Lo ESM si basa su un trattato intergovernativo, con sede in Lussemburgo, integrato solo indirettamente nelle istituzioni europee mediante la riforma dell'art. 136 del TFEU. Lo ESM, entrato in funzione nel 2013, è dotato di un fondo consistente, attualmente di € 410 bn.

L’emissione di eurobonds può avvenire a patto che esista un bilancio pubblico che dia garanzie ai sottoscrittori della solidità del titolo. Il problema è che il bilancio dell’UE è troppo piccolo (circa 1% del PIL europeo) per sostenere questo sforzo, mentre lo ESM lo potrebbe fare, ma impone condizioni. Nove paesi le rifiutano, perché la crisi attuale è profondamente diversa da quella del 2008: è simmetrica, colpisce tutti i paesi membri, e nessun paese può esser considerato responsabile di aver causato la pandemia. Oggi occorre affrontare una nuova sfida.

La spaccatura tra le due Europe ha radici profonde. Le risorse finanziarie del bilancio UE sono decise mediante una procedura di codecisione tra Parlamento europeo e Consiglio dei Ministri, mentre la Commissione europea svolge la funzione di esecutivo dell’UE. Sin dal Piano Werner del 1970 e dal Rapporto McDougall (1977) alla Commissione Jenkins, si è posto il problema di istituire una capacità fiscale dell’Unione per i paesi dell’area monetaria. Tuttavia, alcuni paesi, con a capo la Germania, si sono sempre opposti. Quando è stato evidente che il bilancio europeo era insufficiente per affrontare la crisi finanziaria, si è preferita la via intergovernativa (lo ESM), per evitare che il Parlamento europeo e la Commissione potessero interferire nel processo decisionale. I governi vogliono decidere come e a chi concedere aiuti. Da questo guazzabuglio non si uscirà sino a che non si avrà il coraggio di affrontare il problema di una capacità fiscale dell’Unione basata su tasse europee, che devono affluire al bilancio europeo e devono essere approvate dai cittadini europei nel corso della campagna per le elezioni del Parlamento europeo. “No taxation without representation” e viceversa “No representation without taxation”. Cosi si fa nei regimi democratici. Così si deve fare nell'UE.

In una situazione di emergenza non si potrà fare quello che non è stato fatto a Maastricht nel 1991. Tuttavia, il ricorso agli Eurobonds è un primo passo verso una capacità fiscale dell’Unione. Il dibattito nel Consiglio europeo rivela che alcuni capi di governo non hanno ancora capito la gravità della crisi. L’umanità è in guerra contro un killer invisibile e spietato. È una guerra mondiale che non sarà vinta da nessun governo nazionale che agisca isolatamente. Il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha dichiarato a Euronews (26/3): “Our strategy is to suppress Covid-19. And we can only suppress Covid-19 if all the countries have an articulated plan of action … But … it needs to be done in a coordinated way at the level of the G20 and then to mobilise … I [estimate] about 2.5 to 3 trillion dollars to help the developing countries do the same. The IMF has already a lending capacity of about $1 billion. We need special drawing rights (SDR) and in a war economy we need to print money. The way to print money globally is through special drawing rights to put at the disposal of the developing world …” Inoltre, Guterres propone che si rafforzi l’OMS (World Health Organisation) per metterla in condizione di aiutare i paesi poveri senza un’adeguata struttura ospedaliera e i campi profughi, dove il virus può mietere milioni di vite. Molti scienziati sono al lavoro per trovare un vaccino. Ma, anche se ci riusciranno, non possiamo illuderci che la lotta contro il virus sia conclusa. L’immunità di gregge sarà raggiunta solo quando l’intera popolazione mondiale sarà immune.

L’Unione deve dunque fronteggiare una duplice sfida: una verso i cittadini europei che chiedono di essere protetti, e una verso l’esterno, perché se non si vincerà la guerra contro il killer planetario nessun paese sarà al sicuro. Sino ad ora, l’integrazione europea si è fondata sul principio dell’integrazione negativa: si sono prima abbattute le barriere doganali, poi quelle tra le persone e infine quelle tra i capitali, con la creazione dell’UEM. I cittadini europei possono studiare, lavorare e circolare liberamente in tutta l’Unione. La Carta dei diritti fondamentali sancisce questo traguardo. Ora si tratta di avviare la creazione dei diritti di seconda generazione, dei diritti sociali, per assicurare anche a livello europeo, ovviamente in cooperazione con gli stati membri, affettivi diritti alla salute e al lavoro a tutti i cittadini europei. Questa è la solidarietà europea oggi necessaria. La capacità fiscale europea non è il frutto di una cospirazione centralistica dei federalisti per sottrarre poteri ai governi nazionali. Un’Europa che protegga i cittadini con politiche efficaci è necessaria.

Se i governi europei non avranno il coraggio di adottare misure fiscali europee adeguate, qualche demagogo sovranista si incaricherà di dare una spallata finale a un’Unione pavida e divisa.

Autore
Guido Montani
Author: Guido MontaniWebsite: https://sites.google.com/site/guidomontani23/
Bio
Guido Montani insegna International Political Economy nell’Università di Pavia. E’ stato Segretario Generale e Presidente del Movimento Federalista Europeo. E’ Membro Onorario della Unione Europea dei Federalisti (UEF). Ha fondato nel 1987, con un gruppo di amici, l’Istituto di Studi Federalisti Altiero Spinelli, di cui è stato Direttore. Tra le sue pubblicazioni: L’economia politica e il mercato mondiale, Laterza, 1996; Ecologia e Federalismo, Istituto Spinelli, Ventotene, 2004; L’economia politica dell’integrazione europea, UTET, 2008; con R. Fiorentini, The New Global Political Economy. From Crisis to Supranational Integration, Edward Elgar, 2012; con R. Fiorentini, The European Union and Supranational Political Economy, Routledge, 2015; From National to Supranational: A Paradigm Shift in Political Economy" in Iglesias-Rodrieguez P, Triandafyllidou A. and Gropas R. (eds), After the Financial Crisis. Shifting Legal, Economic and Political Paradigms, London, Palgrave, 2016.
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