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Persone per strada

Su “Il Manifesto” del 5 luglio scorso, Stefano Fassina ha pubblicato un articolo intitolato Sinistra italiana, per tornare in campo rottamare Renzi non basta. Appunti per la fase costituente. Periferie,sovranità nazionale, centralità della persona e senso del limite. Come si comprende dal sottotitolo, l’autore intende indicare un’agenda della sinistra alternativa al PD di Renzi.

Non intendo discutere tutto l’articolo, mi interessa però il punto 5 del programma di Fassina, dove argomenta a favore di una «riaffermazione della sovranità democratica a scala nazionale» in quanto, scrive, «il demos dell’eurozona non esiste. Esistono invece i demos nazionali, a parte la upper class, cosmopolita da sempre, promotrice e beneficiaria dell’ordine vigente. I demos nazionali hanno caratteri culturali, morali, linguistici diversi e interessi in competizione». Mi interessa che Fassina neghi l’esistenza di un popolo europeo, rilanci le nazionalità e delegittimi le istituzioni europee, sostenendo che un popolo è formato da una comunità di cultura, di morale, di lingua e di interessi.

È accettabile questo ragionamento? Consideriamolo punto per punto e vediamo se può camminare con le proprie gambe.

Comunità di cultura: Fassina sta dicendo che non esiste una cultura omogenea tra i paesi europei; che Voltaire, Hegel, Michelangelo, Mozart, Van Gogh … non sono patrimonio di una cultura europea ma solo angustamente nazionale. Sta dicendo che le opere di questi signori non sono il frutto di contaminazioni estetiche, filosofiche, politiche di ampiezza almeno europea, ma sono state immaginate e realizzate nell’ambito di una ristretta comunità; e sta dicendo anche che queste stesse opere non hanno influenzato tutti gli europei (e oltre) ma solo i francesi nel caso di Voltaire, i tedeschi in quello di Hegel e così via. Anche lasciando da parte i grandi uomini e ponendosi al livello della cultura popolare, Fassina sta dicendo che gli europei non sognano davanti agli stessi film (americani), non leggono gli stessi romanzi sotto l’ombrellone, non guardano gli stessi format televisivi. Mi sembrano idee che si commentano da sole.

Morale: per Fassina ogni popolo nazionale in Europa ha una morale differente. Supponendo che Fassina intenda con morale un codice di condotta, mi pare difficile credere che gli europei non ne abbiano uno in comune. Al netto delle deviazioni, sempre possibili, da Lampedusa alla Scozia si sanzionano gli stessi vizi e si lodano le stesse virtù. Se vi sono differenze su quali comportamenti crediamo giusti, queste riguardano questioni tutto sommato secondarie e, d’altra parte, tali differenze esistono non solo tra nazione e nazione ma anche tra le città di uno stesso paese, tra comunità locali, tra famiglia e famiglia, tra persona e persona. Ancora, quindi, direi che la critica di Fassina al popolo europeo manca il bersaglio.

Lingua: la comunanza linguistica crea un popolo? In realtà il pluralismo linguistico all’interno di uno Stato è quasi più la regola che l’eccezione. Senza scomodare la Svizzera, che ne è l’esempio più ovvio, anche in Italia si parlano e sono riconosciute varie lingue e a nessuno, credo, è mai venuto in mente di escludere un valdostano, un sudtirolese o un sardo dal popolo italiano in quanto parlante una lingua diversa da quella di Dante. Insomma, non è la lingua che determina l’appartenenza a un popolo e, dunque, il fatto che il signor Rossi, il signor Müller, e il signor Lefebvre si esprimano in modi diversi non determina di per sé la loro appartenenza a popoli differenti.

Interessi: l’idea che un popolo sia tale se tutti gli individui che lo compongono hanno interessi convergenti è francamente difficile da sostenere. Interessi contrastanti nascono già nei condomini, figuriamoci negli Stati nazionali. Un popolo non è costituito da individui che vanno d’amore e d’accordo, ma da individui (e gruppi) che trovano il modo di comporre attraverso delle istituzioni rappresentative (attraverso la discussione democratica) gli inevitabili conflitti che sorgono tra loro.

E proprio questo è il punto: un popolo esiste non quando è accomunato dai collanti che indica Fassina, ma quando ha la possibilità di manifestare le proprie ragioni, i propri desideri, le proprie paure, ecc. attraverso una discussione pubblica comune, attraverso istituzioni rappresentative e democratiche. Un popolo europeo, non è qualcosa che esiste o non esiste come vuole suggerire Fassina, ma un soggetto che va creato costruendo una democrazia europea che ne rappresenti la volontà e le speranze. Oggi un popolo europeo in parte esiste già perché tutti gli europei sono sottoposti alla medesima legge dell’Unione, che ha la sua fonte in un parlamento eletto dai cittadini europei. Esisterà in senso più stringente se e quando questo parlamento assumerà poteri sovrani; se e quando cioè, da un lato, i cittadini europei saranno chiamati a eleggere un parlamento con pieno diritto di legiferare riguardo a tutte le materie che riguardano l’Unione nel suo complesso; e dall’altro, quando questo parlamento sarà investito dei poteri sufficienti a far rispettare le proprie decisioni agli Stati nazionali.

Autore
Alberto Castelli
Author: Alberto Castelli
Bio
Alberto Castelli insegna Storia delle Dottrine Politiche all'università degli Studi di Ferrara. Su temi europeisti ha recentemente pubblicato Il discorso sulla pace in Europa (FrancoAngeli 2015).

XXVIII Congresso del MFE - Latina 28-29-30 aprile 2017

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