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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Italia

Il carcere di Santo Stefano

Il 1° agosto scorso è stato firmato il contratto istituzionale di sviluppo per il recupero e la rifunzionalizzazione dell’ex Carcere borbonico dell'isola di Santo Stefano a largo di Ventotene. La firma è stata apposta a Palazzo Chigi dalla Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, dal Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e dal Direttore dell'Agenzia del Demanio, Roberto Reggi. Il giorno seguente, il 2 agosto quindi, è stata inaugurata sull’isola un’elisuperficie, evento avvenuto alla presenza degli stessi firmatari Reggi, Boschi e Franceschini nonché dell’Amministratore Delegato di Invitalia Domenico Arcuri.

Caro Presidente Rossi,
Le sono molto grato di averci finalmente offerto la possibilità di uscire dallo stato di indignazione ammutolita in cui il comportamento Suo e della
Sua giunta ci hanno costretto nell’ultimo anno. Le scrivo infatti a nome del migliaio di studenti, studentesse e volontari toscani che per quindici
anni hanno animato il seminario di formazione europeista e federalista "Luciano Bolis” – medaglia al valore della Resistenza -, dedicato ai
vincitori di un concorso regionale ("Cittadini Europei, Cittadini del Mondo") per le scuole secondarie che ha rappresentato l’unica vera
occasione per i giovani della Toscana di imparare e vivere quel particolarissimo spirito di solidarietà verso un fine etico, di impegno
civile nutrito da autentica e aggiornata sete di conoscenza, che è la grande eredità morale di Ventotene.
Lei porta, caro Presidente, la responsabilità personale e politica per la fine di questa esperienza, che la Regione Toscana ha sostenuto per un
decennio assieme all’Associazione Italiana dei Comuni e delle Regioni d’Europa e alla passione competente dei volontari della Gioventù
Federalista Europea e del Movimento Federalista Europeo – sì, proprio il movimento che nacque da Ventotene e che rappresenta ormai l’unica esperienza politica novecentesca che possa rivendicare esistenza ininterrotta e crescente attualità di programma nel XXI secolo. Come Lei ben sa, il MFE non è un partito, non ha fini di lucro e non partecipa ad alcuna competizione elettorale. Il MFE lotta perché si realizzi l’obiettivo centrale del Manifesto di Ventotene: il superamento delle sovranità nazionali esclusive, l’unità politica dell’Europa (e in prospettiva del
mondo) attraverso la democrazia a tutti i livelli e una distribuzione delle competenze dei vari livelli di governo basata su principi di efficacia
nella risoluzione dei problemi collettivi e di massima vicinanza possibile al singolo cittadino.
Ma Lei, caro Presidente, queste cose dovrebbe saperle bene – talmente bene che la sua ultima “cover photo” pubblicata sul Suo profilo Facebook si fregia di citare proprio il Manifesto di Ventotene a fianco del suo volto sorridente. Mi chiedo: è sicuro che sia il caso di sorridere? Appartiene a un Movimento (Art. 1) le cui analisi e i cui programmi sono fermi a prima del Manifesto di Ventotene – anzi, almeno a parole incarnano esattamente quel corporativismo nazionale che è lo spirito opposto a Ventotene. Ci spieghi come conta di riuscire a tenere assieme queste contraddizioni, come può pretendersi epigono di Altiero Spinelli quando la Sua azione di governo
regionale ne ha ucciso l'eredità senza troppo badarci. Ci spieghi se per caso tutto ciò è frutto di inavvertenza e ci consenta di ravvederci: Le
richiederebbe davvero poco sforzo.
Perché altrimenti la tentazione è forte, Presidente, di leggere nel suo sorriso la presa in giro dei suoi elettori, presso i quali si spaccia per
erede di Ernesto Rossi – e Lei sa bene, Presidente, di non chiamarsi Ernesto, anzi come direbbe Oscar Wilde di non essere Ernesto. Sa bene che questo gioco politico non è onesto.

25 luglio 2017
Francesco Pigozzo
Segretario Regionale Movimento Federalista Europeo - Toscana

Marcia per l'Europa, Roma 25 marzo 2017.

Comunicato del Movimento Federalista Europeo di Genova

Elezioni comunali: i candidati sindaco divisi sull'Europa. I federalisti promuovono Crivello, Merella e Pirondini.

La sezione genovese del Movimento Federalista Europeo ha voluto porre quattro domande sull'Europa (migranti, fondi europei, risorse europee, riforma dei trattati) ai nove candidati sindaco del Comune di Genova. Domande che hanno voluto colmare il silenzio assordante della campagna elettorale genovese su un tema di assoluto rilievo per dare la giusta collocazione ai problemi che affliggono la nostra città.

In tempi di globalizzazione, locale e globale sono strettamente interconnessi anche se questo legame non sembra essere percepito come elemento essenziale da cui partire per una analisi equilibrata su come risolvere i problemi della nostra città. Per tale motivo il Movimento Federalista Europeo crede sia utile far conoscere al maggior numero possibile di cittadini genovesi la posizione di tutti i candidati sindaco sull'Europa, un tema che è stato al centro del dibattito politico nelle recenti elezioni francesi.

Testo del referendum costituzionale

Il referendum sulla riforma costituzionale italiana ha consegnato al Paese una crisi di governo risolta in pochi giorni che sollecita alcune riflessioni che possiamo mutuare dalle parole di Renzi. La “sua” riforma avrebbe portato due meriti fondamentali: avrebbe eliminato il “doppione” Camera e Senato, causa della lentezza della macchina legislativa, e sarebbe stata a favore del cittadino e contro la cosidetta “Casta”, riducendo i costi della politica.

Costituzione della Repubblica Italiana

La nuova costituzione non è stata scritta né dagli eurocrati né da JP Morgan

Nell'Unione esiste un meccanismo di concertazione delle politiche economiche, dove il potere di veto di Bruxelles tra l'altro non è neanche troppo lineare e chiaro, non esistono programmi europei di allineamento delle istituzioni e delle costituzioni. In compenso due organizzazioni internazionali che non hanno poteri vincolanti, l’OCSE e il Consiglio d’Europa(1) hanno censurato la scelta del 2006 del governo Berlusconi di modificare la legge elettorale a pochi mesi dalle elezioni perché indietro nei sondaggi. L’OCSE ci dice che non si cambia la legge elettorale a meno di un anno dalle elezioni(2), il Consiglio d’Europa ci dice che sarebbe opportuno che le leggi elettorali venissero approvate con procedure appesantite rispetto a quelle della legge ordinaria. Io sono perfettamente allineato a tali affermazioni non perché le hanno espresse due organizzazioni internazionali, ma perché i principi in questo caso affermati sono sacrosanti.

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