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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Italia

Luigi Di Maio al convegno di eunews "How can we govern Europe", Roma 6 dicembre 2017
A pochi mesi dalle elezioni italiane molti si chiedono quale sia la posizione del M5S sull'Europa.  Sia in Italia che in Europa. Dopo il discorso di Emmanuel Macron alla Sorbona e il rilancio di Martin Schulz alle proposte del presidente francese con una road map per arrivare agli Stati Uniti d'Europa entro il 2025 è lecito interrogare una forza politica, che si candida a governare uno dei paesi fondatori dell'Unione europea, e chiedere quale sia la sua posizione sul futuro dell'Europa. 
 
E' a dir poco imbarazzante, ad esempio, rispondere come ha fatto l'Onorevole Laura Castelli del M5S alla giornalista Lilli Gruber durante la trasmissione Otto e mezzo, che non sa come voterebbe a un referendum sull'Euro, richiesto tra l'altro dal suo stesso partito. una posizione come quella indicata dalla Castelli è molto pericolosa in quanto una uscita dall'Euro senza un piano B equivale a un suicidio economico e politico per un paese come l'Italia.

Copertina del libro su Ada Rossi

*

Com’è nata l’idea di scrivere il libro Ada Rossi e quale era il suo profilo?

Entrambi siamo studiosi di Ernesto Rossi e abbiamo conosciuto Ada (che già da nubile si chiamava Rossi, scherzi del nome!) attraverso le sue lettere al marito. Con un atto di coraggiosa solidarietà, Ada aveva scelto di sposarlo in carcere nel 1931, dopo che Ernesto era già stato condannato a vent’anni per la sua opposizione al regime fascista nelle file di Giustizia e Libertà. Dopo il matrimonio, fu allontanata dalla scuola pubblica, in cui insegnava matematica; dovette mantenersi con lezioni private sino a 42 ore settimanali per mantenere se stessa e il marito in carcere; fu schedata e strettamente controllata dalla polizia e, infine, inviata al confino nel 1942, prima a Forino, in provincia di Avellino, e poi a Melfi e Maratea.

Mario Leone al seminario di Ventotene

* Ogni movimento o partito, una formazione politica quindi, non può non guardare con occhio attento alla formazione.
La formazione non può che essere europea, a questo devono rispondere i quadri di partito in funzione di quella alta amministrazione che dovrebbe essere rivestita dalla figura dei propri dirigenti. Questi devono essere legati ad una visione europea del partito stesso.  Anche la formazione di base, non solo atto politico ma anche morale, deve essere al centro della programmazione perché senza una più ampia visione, che parta dalle comunità locali per finire agli ambiti internazionali, non si può aspirare a costruire una sana militanza politica che faccia partire dal basso la convinzione di una riforma delle Istituzioni anche a livello europeo.

Il carcere di Santo Stefano

Il 1° agosto scorso è stato firmato il contratto istituzionale di sviluppo per il recupero e la rifunzionalizzazione dell’ex Carcere borbonico dell'isola di Santo Stefano a largo di Ventotene. La firma è stata apposta a Palazzo Chigi dalla Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, dal Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e dal Direttore dell'Agenzia del Demanio, Roberto Reggi. Il giorno seguente, il 2 agosto quindi, è stata inaugurata sull’isola un’elisuperficie, evento avvenuto alla presenza degli stessi firmatari Reggi, Boschi e Franceschini nonché dell’Amministratore Delegato di Invitalia Domenico Arcuri.

Caro Presidente Rossi,
Le sono molto grato di averci finalmente offerto la possibilità di uscire dallo stato di indignazione ammutolita in cui il comportamento Suo e della
Sua giunta ci hanno costretto nell’ultimo anno. Le scrivo infatti a nome del migliaio di studenti, studentesse e volontari toscani che per quindici
anni hanno animato il seminario di formazione europeista e federalista "Luciano Bolis” – medaglia al valore della Resistenza -, dedicato ai
vincitori di un concorso regionale ("Cittadini Europei, Cittadini del Mondo") per le scuole secondarie che ha rappresentato l’unica vera
occasione per i giovani della Toscana di imparare e vivere quel particolarissimo spirito di solidarietà verso un fine etico, di impegno
civile nutrito da autentica e aggiornata sete di conoscenza, che è la grande eredità morale di Ventotene.
Lei porta, caro Presidente, la responsabilità personale e politica per la fine di questa esperienza, che la Regione Toscana ha sostenuto per un
decennio assieme all’Associazione Italiana dei Comuni e delle Regioni d’Europa e alla passione competente dei volontari della Gioventù
Federalista Europea e del Movimento Federalista Europeo – sì, proprio il movimento che nacque da Ventotene e che rappresenta ormai l’unica esperienza politica novecentesca che possa rivendicare esistenza ininterrotta e crescente attualità di programma nel XXI secolo. Come Lei ben sa, il MFE non è un partito, non ha fini di lucro e non partecipa ad alcuna competizione elettorale. Il MFE lotta perché si realizzi l’obiettivo centrale del Manifesto di Ventotene: il superamento delle sovranità nazionali esclusive, l’unità politica dell’Europa (e in prospettiva del
mondo) attraverso la democrazia a tutti i livelli e una distribuzione delle competenze dei vari livelli di governo basata su principi di efficacia
nella risoluzione dei problemi collettivi e di massima vicinanza possibile al singolo cittadino.
Ma Lei, caro Presidente, queste cose dovrebbe saperle bene – talmente bene che la sua ultima “cover photo” pubblicata sul Suo profilo Facebook si fregia di citare proprio il Manifesto di Ventotene a fianco del suo volto sorridente. Mi chiedo: è sicuro che sia il caso di sorridere? Appartiene a un Movimento (Art. 1) le cui analisi e i cui programmi sono fermi a prima del Manifesto di Ventotene – anzi, almeno a parole incarnano esattamente quel corporativismo nazionale che è lo spirito opposto a Ventotene. Ci spieghi come conta di riuscire a tenere assieme queste contraddizioni, come può pretendersi epigono di Altiero Spinelli quando la Sua azione di governo
regionale ne ha ucciso l'eredità senza troppo badarci. Ci spieghi se per caso tutto ciò è frutto di inavvertenza e ci consenta di ravvederci: Le
richiederebbe davvero poco sforzo.
Perché altrimenti la tentazione è forte, Presidente, di leggere nel suo sorriso la presa in giro dei suoi elettori, presso i quali si spaccia per
erede di Ernesto Rossi – e Lei sa bene, Presidente, di non chiamarsi Ernesto, anzi come direbbe Oscar Wilde di non essere Ernesto. Sa bene che questo gioco politico non è onesto.

25 luglio 2017
Francesco Pigozzo
Segretario Regionale Movimento Federalista Europeo - Toscana

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