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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Luigi Di Maio al convegno di eunews "How can we govern Europe", Roma 6 dicembre 2017
A pochi mesi dalle elezioni italiane molti si chiedono quale sia la posizione del M5S sull'Europa.  Sia in Italia che in Europa. Dopo il discorso di Emmanuel Macron alla Sorbona e il rilancio di Martin Schulz alle proposte del presidente francese con una road map per arrivare agli Stati Uniti d'Europa entro il 2025 è lecito interrogare una forza politica, che si candida a governare uno dei paesi fondatori dell'Unione europea, e chiedere quale sia la sua posizione sul futuro dell'Europa. 
 
E' a dir poco imbarazzante, ad esempio, rispondere come ha fatto l'Onorevole Laura Castelli del M5S alla giornalista Lilli Gruber durante la trasmissione Otto e mezzo, che non sa come voterebbe a un referendum sull'Euro, richiesto tra l'altro dal suo stesso partito. una posizione come quella indicata dalla Castelli è molto pericolosa in quanto una uscita dall'Euro senza un piano B equivale a un suicidio economico e politico per un paese come l'Italia. Abbiamo già visto come i sostenitori della Brexit abbiano ingannato i cittadini inglesi che la mattina dopo il referendum hanno scoperto che i contributi inglesi all'UE non sarebbero andati al sistema sanitario nazionale per ammissione dello stesso Nigel Farage a una giornalista televisiva.
 
La svolta europeista del M5S, ma per chiamarla così dovremo aspettare ancora qualche conferma per capire che non sia solo un fuoco di paglia, è avvenuta la sera del 6 dicembre durante un evento organizzato da eunews dal titolo "How can we govern Europe". L'intervento inizia con una premessa che mette in chiaro l'atteggiamento del M5S per il prossimo futuro. Ecco le sue parole: "io e il movimento politico che rappresento in questa sede crediamo che l'Europa abbia un futuro davanti a sé. Crediamo fortemente che lo abbia anche perchè noi, sia come movimento politico sia più in generale come italiani, vogliamo contribuire a scriverlo. Siamo convinti anche che per garantire un futuro prospero all'Europa si debba necessariamente ascoltare e dare più poteri direttamente ai cittadini e in ogni caso alle istituzioni che li rappresentano."
 
Dopodiché Luigi Di Maio individua tre problemi centrali (lotta alla povertà, politiche di sostegno alle famiglie, il lavoro e la formazione) la cui soluzione può essere trovata solo a livello europeo in quanto nessun paese da solo sarebbe in grado di porre rimedio.  Nel discorso romano Di Maio indica anche alcune proposte istituzionali: più poteri al Parlamento europeo con un conseguente ridimensionamento del ruolo del Consiglio, imporre la procedura legislativa ordinaria come unico metodo decisionale per le decisioni riguardanti le politiche più impattanti sui cittadini, evitando di ricorrere al metodo intergovernativo, maggiore capacità decisionale dell’UE nelle politiche sociali (fiscalità, occupazione, livelli retributivi minimi), maggior coordinamento decisionale con la dimensione locale, più strumenti di democrazia diretta e partecipativa e promozione dello strumento referendario anche consultivo e senza quorum, anche con voto elettronico, e trasparenza del processo decisionale in tutte le istituzioni.
 
Leggendo queste parole sembra di assistere a una vera e propria svolta del M5S sul tema Europa. Eppure una domanda sorge spontanea: si tratta di una svolta guidata da una convinzione reale che l'Europa sia l'unica strada per cercare risposte a problemi altrimenti irrisolvibili oppure siamo alle prese con un atteggiamento di opportunismo in vista delle elezioni nazionali per accreditarsi come soggetto politico credibile a livello europeo e internazionale? D'altronde persino Marine Le Pen, la leader dell'estrema destra europea, ha capito che i francesi hanno più paura della fine dell'euro che dell'immigrazione ed ha, infatti, abbandonato la prospettiva dello smantellamento della moneta unica. 
 
Comunque, se si vuole sgombrare il campo da ogni ambiguità, il M5S deve far seguire alle parole pronunciate dal suo candidato premier fatti concreti che possano dare concretezza alla svolta europeista con le  seguenti azioni:

1) uscire dal gruppo nazionalista al Parlamento europeo;

2) inserire al primo punto del programma elettorale per le prossime elezioni politiche l'impegno per cambiare l'Europa con lo slogan "più poteri al Parlamento europeo ed azzeramento del metodo intergovernativo";

3) promuovere le convenzioni democratiche per la rifondazione dell'Europa chieste dal presidente francese;

4) smettere di riproporre l'inutile referendum sull'Euro. Se si vuole ascoltare la voce dei cittadini italiani il M5S chieda un referendum per affidare un mandato costituente al Parlamento europeo per scrivere la Costituzione degli Stati Uniti d'Europa in modo da rispondere alle proposte di Emmanuel Macron per un'Europa unita, sovrana e democratica e a quelle più recenti di Martin Schulz per un'Europa federale. Un referendum consultivo simile è già stato promosso dal Movimento Federalista Europeo e dai Radicali in occasione delle elezioni europee del 1989. Lo si può riproporre nel 2019.

5) Svelare la natura dei rapporti con Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, per levare ogni dubbio su possibili interferenze della Russia sulle elezioni italiane e sul processo di integrazione europea. La stessa trasparenza che il M5S chiede al processo decisionale delle istituzioni europee va rivolta al M5S per i suoi contatti con Russia Unita, partito che ha stretto accordi con forze sovraniste come il Partito della Libertà austriaco, il Fronte nazionale francese e la Lega Nord nostrana.

E' chiedere troppo? Può darsi. La coerenza in politica ha un costo ma per un movimento che predica l'onestà e la trasparenza non dovrebbe essere un grande problema far seguire alle parole i fatti e diventare in tal modo un vero e proprio movimento a dodici stelle. 
 
 
Autore
Nicola Vallinoto
Bio
Informatico, federalista ed altermondialista. Ha curato con Simone Vannuccini il volume collettivo “Europa 2.0 prospettive ed evoluzioni del sogno europeo” edito da ombre corte nel 2010. Ha ideato e promosso l'International Democracy Watch con Lucio Levi e Giovanni Finizio con i quali ha pubblicato il primo rapporto "The democratization of international organizations. First international democracy report", Routledge, 2014. Ha pubblicato "Le parole di Porto Alegre" ed "Europa anno zero", Frili Editori 2002.
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