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Morozov alla conferenza re:publica di Berlino (2010)

Su «Internazionale» è apparsa all’inizio di aprile la traduzione di un pezzo dell’accademico di origini bielorusse Evgenij Morozov, dal titolo Il capitalismo tecnologico rinuncia alla democrazia (1). Morozov sostiene che il capitalismo democratico occidentale versa in una profonda crisi: il capitalismo non risolve i problemi, ma non esistono modelli alternativi. Per l’accademico povertà, disuguaglianza, disoccupazione giovanile, acqua inquinata e alloggi troppo cari sono sintomi di un sistema non più sostenibile. Morozov è notoriamente scettico sulla possibilità che le nuove tecnologie conducano ad un mondo più equo e più democratico.

un'immagine dall'alto della Terra

Per tutto c’è il suo tempo, c’è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo
(Ecclesiaste 3:1)

Le peculiarità dei singoli Paesi hanno dovuto cedere il passo a una serie di problematiche che sfidano i limiti convenzionali fissati dalla nozione classica di Stato-nazione.

Sono i rischi globali ad aver destato una maggiore attenzione negli ultimi tempi. Si tratta di un accadimento, o meglio di una condizione incerta, che, se non affrontata, porterebbe con sé un impatto negativo tale dal provocare seri danni nei prossimi 10 anni.

President of the European Council, Herman Van Rompuy, and President of the United States, Barack Obama, shake hands concluding the EU-US Summit, Washington, 28 November, 2011 (fonte flickr)

In una lunga intervista di Jeffrey Goldberg, publicata su The Atlantic (April 2016), intitolata The Obama Doctrine, il Presidente americano Barack Obama discute delle linee fondamentali della sua politica estera, fornisce qualche indicazione sul futuro dell’ordine internazionale e fustiga l’Europa per la sua incapacità di assumersi responsabilità internazionali. Una breve sintesi di questa intervista e qualche commento sono necessari per evidenziare i meriti di un Presidente che si è trovato a gestire una difficilissima situazione interna e internazionale.

Macri e Cartés al vertice del Mercosur, dicembre 2015, Licenza CC, https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Macri_y_Cart%C3%A9s,_cumbre_Mercosur.jpg

(*) Secondo Aristotele la vittoria più grande è la conquista di sé stessi. Il dominio di sé è uno degli ostacoli individuali più importanti da affrontare.

Dodici anni di ostracismo mondiale hanno congelato le relazioni dell’Argentina dal concerto delle nazioni, svelando l’assenza di dominio di sé nella stesura di un’agenda globale e confinando le relazioni internazionali ad un mero piano di politica domestica.

Oggi assistiamo ad un cambio olistico. Dall’inizio del 2016 il Presidente Mauricio Macri si è riunito, al Foro Economico di Davos (Svizzera), con il Primo Ministro inglese, David Cameron. Il 16 di questo mese ha ricevuto il premier italiano, Matteo Renzi, mentre il 25 febbraio incontrerà il Presidente francese, Francoise Hollande.

locandina di American Rust

In questi anni i mezzi di informazione ci hanno dato l’idea che mentre gli Stati Uniti, dove è nata la crisi, ripartivano l’Europa rimaneva nel pantano. La stampa anglofona definisce l’Unione Europea come un sistema non riformabile e considera il nostro welfare insostenibile. Si pensi a Wolfgang Münchau (1), che afferma tutti i giorni che l’euro imploderà domani, sostiene che il sistema pensionistico tedesco collasserà e considera la Francia una Germania dell’Est dei nostri giorni, salvo poi dover ammettere che probabilmente Parigi ha beneficiato dell’euro almeno quanto Berlino. Federico Rampini (2) che da molti anni vive dall’altra parte dell’Oceano afferma che per gli americani l’Europa è una grande repubblica di Weimar, incapace di guarire dai suoi mali. Eppure non sono così sicuro che da un latro vi sia l’America che corre e dall’altro l’Europa che sprofonda.

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