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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Europa

Di Cédric Puisney - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=58623

Quando, il 22 novembre 2023, al Parlamento Europeo si è votato sulla proposta di modifica dei Trattati europei sulla base di un testo presentato da cinque relatori di vari gruppi politici, tra cui anche il rappresentante del Partito Popolare Europeo, Sven Simon, i parlamentari del PPE hanno votato in maggioranza (70%) contro la proposta (79 contrari + 27 astenuti) mentre solo 46 hanno votato a favore.

Mikail Gorbaciov, RIA Novosti archive, image #850809 / Vladimir Vyatkin / CC-BY-SA 3.0

Qualche cenno storico per inquadrare la figura politica di un grande uomo di Stato

Nel 1985, quando Gorbaciov arrivò al Cremlino, il mito dell’Urss era ormai a pezzi in tutto il mondo. Dopo settant’anni di regime comunista l’Unione Sovietica era una società economicamente e antropologicamente malata. L’economia pianificata non funzionava più; la gestione centralizzata del sistema produttivo causava per lo Stato costi elevatissimi e una penuria di beni di consumo. Dopo l’umiliante sconfitta “afgana”(1980), l’Armata Rossa faceva meno paura e la questione delle nazionalità richiedeva soluzioni coraggiose e radicali.

Nel febbraio 1986 Gorbaciov, in un discorso al XXVII congresso del PCUS, fece un’analisi impietosa del degrado politico, economico, tecnologico e morale dell’Unione Sovietica. Gorbaciov comprese sin da subito l’urgenza di riformare radicalmente il sistema sovietico e cercò di democratizzare la vita economica e politica del Paese.

Con la perestrojka (ristrutturazione) Gorbaciov formulò l’estremo tentativo di salvare lo “Stato multinazionale sovietico” che segnava il passo nei confronti dei concorrenti occidentali e stava crollando sotto il peso dell’inefficienza. Il rinnovamento prevedeva la privatizzazione di molti settori economici statali, la libertà d’informazione, la riduzione del controllo militare e politico sui Paesi satelliti e trattati con gli Stati Uniti per il disarmo dei missili.

Bebe Vio al Parlamento europeo, 15 settembre 2021 - Fonte: Parlamento europeo

Un discorso forte e denso di spunti quello della presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen sulla stato dell'Unione di oggi, innanzi al Parlamento europeo di Strasburgo. Partiamo dalla fine.

A simbolo dell'unità europea e del suo complesso valoriale la von der Leyen chiama Bebe Vio (a sorpresa!), l'atleta paraolimpica, a modello della forza dell'Unione nel realizzare i propri obiettivi: “Se una cosa sembra impossibile allora si può fare”.

La propensione al “fare” ed anche a realizzare gli ideali europei. Pur evidenziando, in piena e serena coscienza, i limiti della nostra Unione “non dobbiamo nasconderci davanti alle nostre imperfezioni” ha detto la presidente, ed è questo il punto finale ma anche la base dei ragionamenti di tutto il discorso sull'Unione.

Genoa, 19 luglio 2001. Manifestazione del Genoa Social Forum durante il controvertice del G8.  Lo striscione riporta la scritta “A World Parliament for the globalization of rights” (foto di Silvestro Reimondo)

Il Manifesto di Ventotene 2.0

Una domanda che mi sono posto in vista di questo incontro* sul Manifesto di Ventotene è la seguente: se Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi fossero vissuti in questo periodo pandemico che cosa avrebbero scritto di più e di diverso rispetto al testo del 1941 ? Bene o male e con le dovute proporzioni ci troviamo a vivere un periodo di forti limitazioni alle nostre libertà ed anche se non ci sono bombardamenti abbiamo un nemico invisibile che miete milioni di vittime. Abbiamo vissuto in questi mesi una sorta di confino con coprifuoco e il divieto di assembramenti e manifestazioni pubbliche. Certo niente di paragonabile a una guerra ma tale situazione ci ha consentito di riflettere sulle cose veramente importanti della vita.

Laura Codruta Kovesi, la prima procuratrice europea, CC BY 3.0 - AGERPRES, cropped by Ionutzmovie - https://www.youtube.com/watch?v=u0dhLmUmEso

Sei colpi di pistola, di cui uno alla nuca, hanno ucciso il 9 aprile scorso ad Atene il giornalista greco Giorgios Karaivaz; nel 2017 una autobomba ha ucciso a Malta Dafne Caruana Galizia; due colpi di pistola nel 2018 hanno freddato il giornalista Jan Kuciak insieme alla fidanzata Martina Kusnirova nel loro paese in Slovacchia. Ciò che accomunava questi giornalisti erano le loro indagini su appalti internazionali, frodi su fondi europei e coinvolgimento di politici locali. Le loro morti non possono essere considerate singoli episodi casuali.

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