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European ballet, Sečovce,  Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported license.

Ci risiamo. Mancano circa 5 mesi alle elezioni europee ed i vecchi vizi della classe politica italiana tornano puntuali a contaminare la campagna elettorale.  

Dal 1979 - quando fu introdotto il suffragio universale -, agli anni 90’, l’attenzione dei partiti politici italiani al parlamento di Strasburgo è stata marginale. A partire dal 1994 le cose sono cambiate. Con l’avvento del sistema maggioritario nelle elezioni politiche italiane, e la nascita dell’Unione europea con Maastricht, si è scoperto che anche in Europa si poteva fare politica. 

Una politica di sponda però. Da allora, infatti, agli occhi dei leader nostrani le elezioni europee sono servite sostanzialmente a raggiungere 3 risultati. Il primo, collocare vecchie glorie decadute o giovani promesse, su poltrone distanti dal centro del vero potere, ma comunque sempre ambite. Il secondo, sfruttare l’Europa per sostenere slogan utili sul piano interno. Infine, ma non da ultimo per rilevanza, testare l’umore politico degli italiani in una tornata elettorale indolore sul piano dei numeri, ma importantissima su quella del consenso nazionale. 

Ed è proprio a quest’ultimo aspetto che si è ricollegata la presidente del Consiglio dei ministri nella conferenza stampa di inizio anno del 4 gennaio. In riferimento alle elezioni europee di giugno, Giorgia Meloni ha dichiarato che «devo capire se una mia eventuale candidatura toglierebbe tempo al mio lavoro da presidente del Consiglio». Aggiungendo poi, che a suo avviso la prossima tornata «potrebbe essere un test democratico molto interessante».   

Diciamo la verità: è una truffa. Perché la carica di Presidente del Consiglio e quella di europarlamentare sono incompatibili. L’articolo 7 della decisione del Consiglio del 1976, come modificata da ultimo con la decisione 2018/994, prevede infatti che la carica di deputato al Parlamento europeo sia incompatibile, prima di tutto, con quella di membro del governo di uno Stato membro. Figuriamoci chi un governo lo dirige.  

Ed è scontato che, nel caso la Meloni venisse eletta ottenendo una marea di consensi, opterebbe per rimanere a Palazzo Chigi rinunciando a Strasburgo. Questo lei lo sa benissimo, come lo sanno l’establishment ed un pugno di italiani ben informati. Il resto, ossia la maggioranza degli elettori invece lo ignora. Ed i tanti sostenitori della Meloni, trovando il suo nome nella scheda elettorale, penserebbero che consentendole di andare anche a Strasburgo, sicuramente la nostra Presidente del Consiglio farebbe sentire forte e chiara la sua voce anche in quella lontana assemblea.  

Ripeto, è una truffa. Legittima, ma resta una truffa. La Meloni non è certo l’unica a prestarsi a questa pratica. In passato altri leader come Berlusconi, Salvini (che probabilmente bisserà), ma anche Bonino, Fratoianni e tanti altri, si sono candidati pur ricoprendo cariche incompatibili. Ed è certo che anche in queste elezioni diversi “big” di partiti e schieramenti di destra e di sinistra, seguiranno l’esempio della Presidente del Consiglio. La cosa però non riduce i gravi danni causati da questa “furbizia elettorale”, che sono almeno quattro.   

Anzi tutto, vengono presi in giro i cittadini, giocando sulla loro non conoscenza dei meccanismi elettorali. Secondo, si sabotano le consultazioni europee, relegandole a “test” nazionale, dove a contare veramente sono i risultati dei partiti italiani e la verifica delle forze in campo sul piano nazionale. Quindi, le candidature civetta, che in genere coprono più circoscrizioni se non tutte, sviliscono il ruolo di europarlamentare presentandolo agli elettori come una carica di serie B. Infine, e forse questo è il male peggiore, si conferma quella cultura della furbizia ipocrita, che domina da troppo tempo la politica italiana e non solo: interpreto la parte del candidato, anche se so benissimo e molti altri sanno, che è solo una finzione.  

Le elezioni europee sono un momento importantissimo nella vita politica di ognuno dei 27 stati membri, o almeno così dovrebbe essere. L’eurocamera decide, insieme al Consiglio, questioni di grande rilevanza, come: regolare l’intelligenza artificiale, quale deve essere il salario minimo dei lavoratori, che tipo di autoveicoli possono circolare e tante altre questioni, centrali per l’economia e la vita di noi cittadini europei. Il fatto che i modi attraverso i quali si scelgono i nostri “veri” rappresentanti a Strasburgo vengano viziati da stratagemmi opportunistici, è un veleno che inquina il Parlamento europeo e la nostra fiducia verso l’intero sistema politico nazionale ed europeo.  

Ecco una campagna che i federalisti e gli europeisti italiani dovrebbero intraprendere.   

Denunciare la truffa e proporre l'incandidabilità (non solo l’incompatibilità fissata dalla UE) alle elezioni europee di chi ricopre cariche nazionali. 

 

Autore
Fabio Raspadori
Author: Fabio Raspadori
Bio
Professore abilitato alla fascia di ordinario di diritto dell’Unione europea, insegna nel Dipartimento di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Perugia dal 2001. Nel 2007 ha fondato e diretto a Perugia l’Associazione Europei con l’obiettivo di promuovere e diffondere il processo di integrazione a partire dal territorio. Dal 2008 dirige il Laboratorio universitario “Finestra sull’Europa” nel quale studenti universitari, sotto il controllo di tutor esperti, pubblicano mensilmente articoli di giornale di attualità europea sul principale quotidiano regionale e partecipano settimanalmente al telegiornale regionale della RAI. Visiting professor con il Programma Erasmus nelle università di Salisburgo e Castilla la Mancha, responsabile nel 2012 di un Progetto Jean Monnet, attualmente è responsabile del Centro di documentazione europea dell’Ateneo Perugino
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