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28 Marzo, il presidente del Consiglio della Repubblica Italiana Giuseppe Conte dice che l’Unione Europea ha un appuntamento con la storia e la storia non aspetta. Si tratta di una frase che appare piena di retorica ma che fotografa bene il momento. Noi europei rischiamo di giocarci per molti decenni gli attuali livelli di benessere. Deve far riflettere che negli scorsi giorni l’ex presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha scritto sul Financial Times che servirà un massiccio intervento degli Stati che si tradurrà in una crescita dei debiti pubblici dei paesi europei, l’alternativa sarebbe infatti di gran lunga peggiore, poiché con grande probabilità molti paesi europei si troverebbero a perdere gran parte della loro capacità produttiva1.

Ma cerchiamo di ripercorrere tutti i passaggi del dibattito economico particolarmente acceso nelle recenti settimane. Erano i primi di marzo e l’epistemologo ed ex trader Nassim Taleb, famoso per la teoria del cigno nero, garantiva che il coronavirus non era un evento potenzialmente devastante per l’economia come una grande crisi. Taleb invitava l’Italia a prendere misure restrittive che sarebbero pesate sul PIL dell’anno in corso, ma debellata la pandemia l’economia sarebbe ripartita velocemente2. In quei giorni, aldilà delle posizioni di Taleb, era ricorrente la previsione che l’economia potesse avere un andamento a V, ovvero che ad un crollo anche notevole potesse seguire una rapida ripresa.

Io ho da subito fatto fatica a capire la genesi di tale ottimismo. Non mi era per nulla chiaro perché uno shock simultaneo della domanda e dell’offerta potesse essere facilmente riassorbito nel medio periodo per il sol fatto che a differenza di crisi come quella dei subprime o del debito sovrano aveva ragioni extraeconomiche. Ho da subito temuto che ci trovassimo di fronte ad un nuovo shock, come l’ultima grande crisi 2008-2012, idoneo a ridurre significativamente il tasso di crescita di lungo periodo di molte economie europee.

La pandemia avrà effetti economici globali, rischia di far saltare tanti paesi, ed in particolar modo rischia di far saltare l’euro, che tutti sappiamo ha il grande difetto di essere una valuta con una banca centrale ma senza un bilancio federale ed un governo. In particolare è del tutto evidente che se il coronavirus colpirà soprattutto due grandi paesi deboli dell’area euro, Spagna ed Italia, potranno esserci ripercussioni sull’intera area valutaria.

Il 12 marzo il presidente della BCE, la signora Lagarde, mandava a carte quarantotto i mercati di mezzo mondo affermando che la BCE era incaricata della stabilità dei prezzi e non aveva il compito di ridurre gli spread, sulle dinamiche economiche nocive per la zona euro dovevano intervenire altri attori3. La conferenza stampa di Lagarde seguiva di poche ore un messaggio agli italiani, in parte in italiano ed in parte in inglese, in cui Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione Europea affermava che l’UE non avrebbe abbandonato l’Italia, aiutandola nelle forniture di apparecchi protettivi e respiratori, allentando il rigore sui conti e con un contributo diretto di parecchi miliardi, -letteralmente several billions4. Il giorno precedente, l’11 marzo Angela Merkel aveva dichiarato che il momento imponeva la sospensione del patto di stabilità, poiché non si poteva chiedere all’Italia di non spendere in sanità5.

Ora la dichiarazione di Lagarde stupiva perché arrivava dopo le aperture della cancelliera tedesca e della Commissione, e il tonfo dei mercati faceva capire che in quelle parole molti operatori avevano letto un disimpegno della BCE, tuttavia il capo della BCE diceva una cosa assai sensata: di fronte ad una crisi prima sanitaria che economica sarebbe ragionevole attendersi un intervento prima che dalla BCE degli Stati e della Commissione. La politica monetaria può oliare con la liquidità l’economia, ma di fronte a certe sfide serve la politica fiscale. Occorre completare anche abbastanza rapidamente il governo dell’Euro con quegli strumenti che era palese fossero necessari già nel 2009 con la crisi della Grecia.

Il 18 marzo la BCE tranquillizzava i mercati, fugando i dubbi di un possibile disimpegno e annunciando un piano di acquisto titoli da 750 miliardi6. La BCE nel frattempo si schierava a favore degli eurobond, e il 22 marzo perfino il membro tedesco del suo comitato esecutivo, Isabel Schnabel, riconosceva la necessità di un debito pubblico europeo.

Il 25 marzo il presidente del consiglio Conte ed altri suoi otto omologhi europei indirizzavano una lettera al presidente del Consiglio Europeo Charles Michel in cui chiedevano tra le altre cose il ricorso agli Eurobond7.

Il governo olandese si distingueva nei giorni successivi per la sua posizione durissima. Il 26 marzo, durante una call dell’eurogruppo, organo che riunisce i ministri delle finanze dell’area euro, l’olandese Hoekstra proponeva un’indagine sui paesi che chiedevano i “coronabond” per capire per quale ragione non avessero possibilità di rispondere alla pandemia con i loro bilanci. A stretto giro il premier portoghese Antonio Costa bollava la dichiarazione come ripugnante8. Il 27 marzo il governatore della banca centrale olandese Klaas Knot affermava che il governo Rutte sbagliava a porre il veto su ogni forma di solidarietà all’interno dell’area euro e che spettava ai politici stabilire se la solidarietà si dovesse perseguire con gli eurobond o con altri strumenti9.

Arriviamo ad oggi, 29 marzo, i governi del nord dell’area euro continuano a fare il muro contro muro sugli eurobond e Ursula von der Leyen afferma che il termine coronabond è solo uno slogan e che la Commissione non sta lavorando ad alcuna emissione di titoli di debito. Nel corso di una conferenza stampa il ministro dell’economia e delle finanze Roberto Gualtieri parla di parole sbagliate riferendosi alla signora Von der Leyen e Conte afferma che non spetta al presidente della Commissione, ma all’eurogruppo, proporre soluzioni per rispondere alla crisi economica.

Ora è evidente che in queste ore non solo molti paesi europei stanno lottando contro una terribile pandemia ma infuria una battaglia sulle soluzioni per il rilancio dell’economia. All’ultima crisi epocale si è data la risposta dell’austerità e del conservatorismo fiscale oggi c’è un ampio consenso sul fatto che serva una risposta keynesiana, perfino Mario Draghi dice che è necessario crescano in maniera significativa i debiti pubblici. Sarebbe ragionevole vedere la sinistra europea compatta a sostegno delle posizioni che parafrasando Draghi potremmo definire Keynesismo di guerra. In realtà il quadro politico è molto più complesso mentre appare evidente che i banchieri centrali hanno buttato la palla nel campo dei politici sostenendo serva una risposta politica e non monetaria alla crisi.

Oggi mezza Europa chiede gli eurobond, partiamo dai firmatari della lettera a Michel sono premier dei governi socialisti o di sinistra: l’italiano Conte, lo Spagnolo Sanchez, il portoghese Costa, il lussemburghese Bettel; premier di area popolare; l’irlandese Varadkar e la Belga Wilmes; il premier liberale francese Macron, il premier nazionalista sloveno Jansa e il premier conservatore greco Mitsotakis. Le dinamiche geografiche e di esposizione al debito pubblico sembrano assai prevalenti sulla dinamica sinistra-destra. È lecito domandarsi quali siano le posizioni delle sinistre dei paesi che si oppongono agli eurobond. Giusto per citare pochi esempi il governo di Angela Merkel si basa sull’appoggio determinate dell’SPD, il premier austriaco Kurz governa grazie ai voti dei verdi, la premier finlandese è una socialdemocratica. L’unica voce della sinistra del nord a favore di Eurobond è quella della verde tedesca Ska Keller. In queste ore Sigmar Gabriel, ex presidente dell’SPD che oggi ha un importante incarico in Deutsche Bank, ha affermato che in Europa serve più solidarietà. I principali esponenti dell’SPD tacciono. A questo punto sarebbe ragionevole chiedersi a cosa serve il Partito del Socialismo Europeo se Conte, Sanchez e Costa non riescono a compattare tutta la sinistra europea nel momento in cui perfino Draghi chiede un potente ritorno dello Stato. Il presidente del Partito del Socialismo Europeo, il bulgaro Sergej Stanishev, si è limitato a fare generici riferimenti alla solidarietà.

Non so che soluzione si troverà per il rilancio dell’economia, è chiaro che paesi come la Spagna e l’Italia non possono da soli provvedere oggi alle loro economie nazionali. Io, vedendo la vicenda da sud e da sinistra non posso che consigliare due cose: quando tra quattro anni e mezzo rinnoveremo parlamento europeo e commissione tutte le forze progressiste dovrebbero convergere su un unico candidato alternativo a quello dei popolari, Ska Keller, la tedesca che vuole gli eurobond, ha a mio parere il profilo ideale; occorre dare un senso al Partito del Socialismo Europeo, è vero che da soli gli uomini non fanno le istituzioni, ma finché il presidente del Partito del Socialismo Europeo sarà un ex premier di un piccolo paese che non aderisce all’Euro e che per di più nel suo paese si è messo in luce solo per i suoi look da motociclista e per aver introdotto la flat tax non ci sarà alternativa all’Europa dei conservatori.

 

Note:

1) M. DRAGHI. We face a war and we must mobilise. Financial Times 25 Marzo 2020. https://www.ft.com/content/c6d2de3a-6ec5-11ea-89df-41bea055720b

2) Il coronavirus non è un cigno nero, dice l’autore del cigno nero. AGI- Agenzia italiana, 5 marzo 2020 https://www.agi.it/economia/news/2020-03-05/coronavirus-taleb-cigno-nero-7335767/

3) C. LAGARDE, president of ECB, Press conference 12 marzo 2020 https://www.ecb.europa.eu/press/pressconf/2020/html/ecb.is200312~f857a21b6c.en.html

4) https://www.youtube.com/watch?v=UKXEaNO9bmI

5) La Stampa, 11 marzo 2020. https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2020/03/11/news/coronavirus-merkel-pronti-all-applicazione-flessibile-del-patto-di-stabilita-1.38579957

6) Press Release, ECB announces €750 billion Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP)

7) http://www.governo.it/it/articolo/coronavirus-la-lettera-al-presidente-del-consiglio-europeo-charles-michel/14378

8) D. PRESTIGIACOMO, “UE indaghi sui paesi che chiedono i coronabond, bufera sul ministro olandese” Europa Today, 28 marzo 2020. https://europa.today.it/lavoro/olanda-coronabond-austerity-ripugnante.html

9) Il governatore della banca centrale olandese contro Rutte: i coronabond ci vogliono

Autore
Salvatore Sinagra
Author: Salvatore Sinagra
Bio
Nato a Palermo nel 1984. Laureato in Economia e legislazione per l’impresa all’Università Bocconi. Vive a Milano. Si occupa di valutazione di partecipazioni industriali e finanziarie. È un convinto sostenitore del federalismo europeo e della necessità di piani di investimento europei che rilancino il tessuto industriale europeo puntando sulle nuove tecnologie. E' membro del comitato centrale del Movimento Federalista Europeo dal 2015.
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