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Campagna di informazione sull'Europa  - infografica su editoriale di Repubblica

Sembra incredibile ma è quanto si potrebbe dedurre dalla lunga intervista realizzata dal direttore de La Repubblica, Maurizio Molinari, al fondatore del giornale Eugenio Scalfari (edizione del 2 gennaio 2021). Nella parte conclusiva dell'intervista si legge che "Rinnovare il nostro paese non basta più. Serve la Confederazione europea di cui parlava Altiero Spinelli". Si potrebbe pensare a un semplice svarione ma qualche riga dopo l'intervista viene conclusa così: "C'è qui un ruolo per l'Europa: dare vita ad una grande confederazione partendo dalle coste più minacciate, dal Baltico fino al Mediterraneo".

Federazione e confederazione sono due termini che contraddistinguono due proposte politiche distanti, come ci ricordano bene gli studiosi federalisti Lucio Levi ed Antonella Braga in due lettere inviate al direttore Molinari dopo la pubblicazione dell'intervista. A conferma di ciò la leader dei Fratelli d'Italia e dei Conservatori europei, pochi giorni prima, in una lettera pubblicata sul Corriere della Sera (28 dicembre 2020) ha voluto ribadire la sua visione di Europa basata su un modello confederale alternativo al modello federalista.
E' possibile che Eugenio Scalfari non conosca la differenza tra i due modelli? E se così fosse il direttore Maurizio Molinari non avrebbe potuto farglielo notare ? L'aspetto più inquietante è che entrambi possano non conoscere la differenza. Il che pare da escludere perchè in passato sia Molinari che Scalfari hanno già usato questo termine. Il primo ne ha parlato come possibile soluzione per la situazione israelo palestinese facendo riferimento alla proposta di Confederazione avanzata da Reuven Rivlin come «un modo per far vivere i due Stati assieme tenendoli separati». Il secondo in uno dei tanti editoriali come quello del 5 luglio 2015 "Non navi d'altomare ma scialuppe senza un futuro" in cui, parlando dell'integrazione europea, disse che "I governi confederati si rassegnano ad una normale integrazione purché non metta in discussione la sovranità politica. Non vogliono essere federati, non vogliono gli Stati Uniti d'Europa che li declasserebbero".
Per tutti questi motivi è auspicabile che il direttore Molinari pubblichi la dovuta rettifica certi che i lettori del quotidiano non gradirebbero vedere Giorgia Meloni sullo stesso piano di Altiero Spinelli. In attesa dell'errata corrige da parte del quotidiano la Repubblica pubblichiamo le repliche di Lucio Levi ed Antonella Braga.

- Replica di Lucio Levi, Professore di Scienze politiche, Università di Torino ed editore della rivista The Federalist Debate

Caro Dr. Molinari,
nell'intervista pubblicata ieri su la Repubblica leggo che Scalfari definisce "Confederazione europea" l'obiettivo politico di Spinelli. Come autore della voce "Confederazione" del Dizionario di politica dell'UTET, mi permetto di citare quanto largamente condiviso dal pensiero politico e accademico consolidato:
"Nelle associazioni tra Stati dotate di organi comuni ne esistono alcune (le federazioni) il cui funzionamento si fonda su una divisione dei poteri tra stati-membri e governo federale tale che ciascuno è nello stesso tempo indipendente e coordinato con gli altri… In particolare al governo federale sono attribuiti poteri esclusivi nei settori della politica estera ed economica… Ne esistono altre (le confederazioni) i cui organi centrali, essendo privi di un'autorità propria e mantenendo l'assoluta indipendenza degli stati associati, non rappresentano qualcosa di qualitativamente differente dalla somma degli stati-membri, e pertanto sono subordinati alla dinamica degli interessi degli stati senza poterla controllare... Nel sistema confederale, dove gli stati, non riconoscendo un potere superiore, mantengono la loro sovranità esclusiva, le spinte centrifughe degli stati membri tendono a prevalere su quelle centripete".
Poiché proprio in questi giorni Giorgia Meloni ha proposto il modello di una Confederazione europea in contrapposizione a quello della Federazione europea, proposto da Spinelli, sono sicuro che vorrà pubblicare una rettifica a beneficio dei lettori, che certamente non condividono le posizioni sovraniste di Fratelli d'Italia.

Lucio Levi

- Replica di Antonella Braga, Fondazione Ernesto Rossi - Gaetano Salvemini, Firenze

Gentile direttore Molinari,

ho notato, nella sua intervista a Eugenio Scalfari del 2 gennaio scorso, un’errata citazione attribuita ad Altiero Spinelli che lo farebbe diventare fautore di una «Confederazione» europea. Spero si tratti solo di una svista perché l’errore non è solo formale, ma di sostanza.

Lo scopo di Spinelli fu sempre la creazione di una Federazione europea, ossia degli Stati Uniti d’Europa, non di un’imbelle Confederazione sul modello della vecchia Società delle Nazioni, così lucidamente criticata da Luigi Einaudi già all’atto della sua fondazione nel 1919. Occorre dunque un chiarimento.

Già nel Manifesto di Ventotene del 1941, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi scrivevano che «i molteplici problemi» che avvelenavano «la vita internazionale del continente» avrebbero trovato «nella Federazione Europea la più semplice soluzione». Nella successiva storia dell’integrazione europea, come ha osservato Tommaso Padoa Schioppa in Le forme dell’Europa: Spinelli o della Federazione (Genova, 2003), tre sono i diversi metodi che si sono confrontati: il metodo federalista (impersonato appunto da Spinelli), il metodo funzionalista (riconducibile a Jean Monnet) e quello intergovernativo-confederale (simboleggiato da Charles de Gaulle).

Ironicamente Ernesto Rossi affermava: «Federazione è l’arrosto; Confederazione è soltanto il fumo dell’arrosto». La Confederazione è, infatti, solo una lega, temporanea, di Stati sovrani, i quali conservano il diritto di veto e privilegiano i propri interessi egoistici. La Federazione è un’Unione stabile, dotata di quelle competenze (politica estera, difesa, moneta) che consentono di mantenere l’unità e di gestire gli interessi comuni. Per amministrare queste competenze, lo Stato federale è fornito di istituzioni democratiche con una giurisdizione diretta, anche fiscale, sui cittadini della Federazione e di un bicameralismo capace di rappresentare sia il popolo della Federazione come un tutto sia i singoli Stati membri. Nelle restanti competenze, tutti gli Stati aderenti alla Federazione restano invece autonomi, continuando a risolvere per proprio conto i loro particolari problemi. La Federazione consente così di garantire insieme unità, interdipendenza e autonomia, suddividendo la sovranità su diversi livelli di governo.

Va notato che solo per ragioni storiche la vicina Svizzera ha impropriamente conservato il precedente nome di «Confederazione». Poiché ne presenta tutte le caratteristiche, essa è un vero Stato federale a partire dalla Costituzione del 1848 e, da quella data, non ha più conosciuto guerre intestine fra i diversi Cantoni. Questa è anche la soluzione auspicabile per lo sviluppo istituzionale dell’Unione Europea, come lo fu per la Confederazione americana del 1781 che, sull’orlo della disgregazione, fu salvata dal varo della Costituzione federale nel 1789.

L'attuale Unione Europea presenta ancora alcuni elementi confederali (diritto di veto, metodo intergovernativo, prevalenza del Consiglio europeo) e altri già federali (Parlamento europeo, moneta unica, Corte di Giustizia). Si capisce quindi che l’on. Giorgia Meloni, nazionalista e sovranista, immagini per l’Europa una soluzione confederale che arresti ogni sviluppo in senso federale, mantenendo l’attuale impotenza dell’UE a tutto vantaggio degli Stati più forti. Chi, invece, auspica un progresso delle istituzioni comuni, ricollegandosi al pensiero di Spinelli e di Rossi, non può permettere che si mantenga l’annosa confusione fra Confederazione e Federazione. Nelle questioni politiche (e non solo) l’uso chiaro e univoco delle parole è fondamentale.

Potrebbe quindi cortesemente rettificare? Grazie! Non possiamo arrenderci alla sconsolante osservazione che fece a suo tempo Spinelli: per gli Europei, abituati da due secoli al modello esclusivo dello Stato-nazione, «limitazioni di sovranità e istituzioni federali» restano ancora concetti che vanno «al di là delle loro capacità d'intendere la politica».

Cordiali saluti,
Antonella Braga

- Intervista di Maurizio Molinari ad Eugenio Scalfari (parte conclusiva), la Repubblica, 2 gennaio 2021

Dov'è oggi la sfida più avanzata del riformismo? "Rinnovare il nostro paese non basta più. Serve la Confederazione europea di cui parlava Altiero Spinelli. Tanto più che leader come il russo Vladimir Putin vogliono imporsi su scala globale, anche a spese dell'Europa. E propongono addirittura il superamento in chiave autoritaria della democrazia liberale, la considerano obsoleta». Come si può arrivare a un'Europa più integrata? «Anche e soprattutto attraverso la battaglia per il clima. Bisogna aiutare i Paesi
europei che sono bagnati dal mare o dai grandi fiumi perché sono quelli che rischiano di più a causa dei cambiamenti climatici. Sono i più deboli. C'è qui un ruolo per l'Europa: dare vita ad una grande confederazione partendo dalle coste più minacciate, dal Baltico fino al Mediterraneo».

Autore
Nicola Vallinoto
Author: Nicola Vallinoto
Bio
Informatico, federalista ed altermondialista. Ha curato con Simone Vannuccini il volume collettivo “Europa 2.0 prospettive ed evoluzioni del sogno europeo” edito da ombre corte nel 2010. Ha ideato e promosso l'International Democracy Watch con Lucio Levi e Giovanni Finizio con i quali ha pubblicato il primo rapporto "The democratization of international organizations. First international democracy report", Routledge, 2014. Ha pubblicato "Le parole di Porto Alegre" ed "Europa anno zero", Frili Editori 2002.
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