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Migranti soccorsi dalla guardia costiera maltese

Sabato scorso a Milano quasi quattrocento persone, in due sale tra loro distanti e collegate in streaming (Palazzo Reale e Camera del lavoro: una sola non bastava a contenere tutti), hanno seguito per l’intera giornata il convegno Il secolo dei rifugiati ambientali? Promossa da Barbara Spinelli con il gruppo parlamentare europeo GUE/NGL, l’iniziativa è stata organizzata dalle associazioni Laudato sì – Credenti e non credenti per la casa comune, CostituzioneBeniComuni e Diritti e Frontiere con il sostegno del gruppo consiliare Milano in comune e del Centro europeo Jean Monnet. Numero e qualità dei relatori hanno funzionato da richiamo, ma le adesioni dimostrano anche che finalmente si comincia a capire che, volenti o nolenti, questo è il tema più urgente e impegnativo del presente e degli anni a venire. Le relazioni in programma, divise in quattro sezioni, ciascuna delle quali affidata alla moderazione di una delle quattro parlamentari europee presenti, si sono succedute a ritmo serrato. Numerosi i momenti di confronto, le valutazioni non sempre convergenti e le suggestioni che le associazioni promotrici sottoporranno nei prossimi mesi a verifica in altri incontri sui temi che questa prima iniziativa ha posto sul tappeto. E non è mai mancata, nel susseguirsi degli interventi, quella connotazione emotiva di chi mette al centro del suo impegno non solo l’elaborazione di dati e analisi, ma soprattutto l’esistenza di persone esposte a rischi e sofferenze di ogni genere, il cui destino è indissolubilmente legato al nostro modo di stare al mondo e di praticare la convivenza. Qui si accenna solo a quattro temi che hanno dominato il dibattito.

Fonte: un.org/ (Getty Image)

“Dovete sapere che oggi l’Unione europea ha un obiettivo molto chiaro: restaurare l’ordine ai suoi confini esterni”(1), così ha esordito perentoriamente Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, durante il primo summit delle Nazioni Unite dedicato a profughi e migranti(2). E continua: “Ci aspettiamo una riduzione dei flussi migratori verso l’UE. Non ci sarà la ripetizione del 2015 con più di un milione e mezzo di migranti irregolari”. Un discorso da vero statista europeo o piuttosto un discorso degno di un rappresentante dei paesi di Visegrad che al recente vertice di Bratislava hanno ripetuto che non intendono farsi carico della suddivisione dei migranti arrivati nel nostro continente tra tutti i 28 paesi UE? Sembra proprio che Tusk tenga a fare la parte dei paesi di Visegrad. Lui, d’altronde, è polacco.

Fonte: ITUC - L'indice CSI des droits dans le monde

Anche se in situazione di peggioramento, in Europa, i diritti ci sono, e reggono: lo si può dedurre dal Rapporto 2016 - Indice CSI des droits dans le monde 2016 – per cui si rinvia a http://www.ituc-csi.org/IMG/pdf/survey_ra_2016_fr.pdf In effetti la Confederazione sindacale internazionale (ITUC), da più di 30 anni, raccoglie dati sulle violazioni della libertà sindacale e del diritto di contrattazione collettiva dei lavoratori, nel mondo.

Per il 2016, qui di seguito le sue principali conclusioni:

Scrivere oggi della Giornata mondiale del rifugiato sconta un sentimento di angoscia che ha bisogno di essere eliminata. Abbiamo più volte sottolineato, anche su questo blog, il disinteresse collettivo verso problematiche così gravose, quasi a nulla è valsa la politica europea di accoglienza per il rialzare il "morale" di un'Europa statica.

Gli accordi con la Turchia, per sedare le pressioni delle migrazioni verso la Grecia e verso l’Italia lasciano strascichi di incertezza sulla garanzia della tutela dei diritti umani. Ma la cosa che spaventa, rende sempre insicuri, sono i dati impietosi davanti una catastrofe annunciata.

Marcia a Washington per il controllo delle armi, 2013

Domenica un cittadino americano di origini afghane è entrato in un locale gay con un'arma d'assalto uccidendo 50 persone e ferendone 54. L'assassino aveva più volte espresso simpatie per i terroristi islamici. L'ISIS ha rivendicato l'attentato. L'ultimo massacro è stato compiuto poche ore dopo l'omicidio di una star della musica poco più che ventenne e pochi mesi dopo la strage di San Bernardino in cui due coniugi di origini pakistane uccisero 14 persone e ne ferirono 17.
L'accaduto è diventato subito tema di campagna elettorale con Donald Trump che ha nuovamente rilanciato l'idea di vietare ai musulmani l'ingresso nel paese ed ha nuovamente accusato l'establishment di esercitare una leadership troppo debole. Hillary Clinton da parte sua ha ribadito di non voler negare l'esistenza del terrorismo islamico ma ha anche detto che negli Stati Uniti bisogna cambiare la legge sulla circolazione delle armi.

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