Democrazia sotto pressione
La morte del ricercatore Giulio Regeni colpisce per la sua atrocità e preoccupa perché si inserisce in un drammatico trend di compressione della libertà.
Quando nel 2013 Al Sisi ed i suoi sostenitori ribaltarono Mohamed Morsi i governi occidentali videro nella giunta militare un valido argine al fondamentalismo islamico. Fu occidentalizzata la dottrina del ministro degli esteri di Berlusconi Franco Frattini: l’alternativa migliore per il mondo arabo è costituita da dittatori come Gheddafi e la pretesa di esportare i valori occidentali è velleitaria e pericolosa(1).
Migranti, primo marzo contro le barriere dell'Unione europea
Sappiamo bene quanto i simboli siano importanti nelle dinamiche della politica di questi tempi. Importanti perché ci aiutano a non perdere di vista valori comuni, memoria e, soprattutto, impegno. Così è stato ed è anche per la data del primo marzo, dal 2010, la giornata che rappresenta un momento di riflessione e impegno contro le discriminazioni e lo sfruttamento nei confronti dei migranti. È questa la data del primo “sciopero dei migranti”, non uno sciopero di categoria ma lo sciopero di quelli che chiamammo “invisibili” all’opinione pubblica ma determinanti per l’apporto economico e lavorativo.
Fine dell'UE, grazie a Hollande
di Etienne Balibar (dal Manifesto, 28 febbraio 2016).
Migranti. La Francia sta di fatto sabotando le aperture della Merkel insieme alle destre, tradendo la sua storia di terra d’asilo
In un drammatico editoriale, il grande quotidiano francese Le Monde ha annunciato «la morte clinica dell’Europa», incapace di far fronte collettivamente alla crisi dei rifugiati. «Gli storici dateranno certamente con questa questione l’inizio della decomposizione dell’Europa». Purtroppo non c’è bisogno di attendere il giudizio degli storici. Il fatto è già in atto. E le conseguenze saranno disastrose. Non soltanto per il «progetto europeo» o per l’Unione europea come istituzione, ma per i popoli che la compongono e per ognuno di noi, come individuo e come cittadino.
Il comune sentire europeo
“Davanti alla crisi del debito europeo – dice Umberto Eco - io parlo da persona che non capisce nulla di economia, dobbiamo ricordarci che solo la cultura, oltre la guerra, lega la nostra identità. Per secoli francesi, italiani, tedeschi, spagnoli e inglesi si sono sparati a vista. Siamo in pace da meno di 70 anni e nessuno si ricorda più di questo capolavoro: che pensare a un conflitto Spagna-Francia, o Italia-Germania, oggi suscita ilarità. Gli Stati Uniti hanno avuto bisogno della guerra civile per unirsi davvero. Spero che a noi bastino cultura e mercato”.(1)
Molto rumore per poco oppure regressione del progetto europeo?
L'accordo intervenuto il 19 Febbraio scorso in seno al Consiglio europeo al fine di evitare l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea deve essere considerato come una "foglia di fico" per permettere a Cameron di fare campagna contro il Brexit oppure rappresenta un regresso del progetto europeo? Gli analisti del processo di integrazione europea hanno interpretato l'accordo in modo diverso, a seconda delle loro preferenze per l'uscita o meno del Regno Unito dall'Unione europea.















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