Federalisti europei nell’arena politica italiana
In Italia ci sono molti federalisti, devono solo unire le loro forze e svolgere azioni efficaci.
Negli ultimi mesi nessun politico italiano si è speso per la causa federalista come Laura Boldrini. Da diverso tempo ammonisce che è necessario rilanciare il progetto europeo per evitare che il Vecchio Continente sprofondi in un nazionalismo sterile e pericoloso, in autunno insieme ai suoi omologhi francese, lussemburghese e tedesco ha sottoscritto un documento che sostiene la necessità di nuovi progressi dell’Unione Europea che potrebbero anche comportare un’evoluzione federale e adesso propone una consultazione popolare sulle attuali carenze, sull’assetto istituzionale e sulle prospettive future dell’Unione Europea (1). Quindi la presidentessa della Camera vuole caratterizzare il suo mandato con un significativo impegno per la Federazione Europea e vuol fare seguire azioni concrete alla dichiarazione sottoscritta con i suoi tre omologhi.
Il teatrino sul Titanic
Lo scambio di accuse e di battute è ormai quotidiano. Renzi e la UE se le mandano a dire di santa ragione. Per chi è abituato ai teatrini italici l'idea è quella di un gioco delle parti. Uno degli uomini, e dei governi, interpreti dei voleri della Troika e del pilota automatico manda in scena ora il repertorio del Partito della Nazione, quello che alza la voce e sbatte i pugni. D'altronde in tanti in Europa in questo momento riscoprono le loro prerogative di capi di Stato in particolare nell'orrida gara a chi si comporta peggio con i migranti. Chi è abituato invece ai riti di Bruxelles, e ne conosce le dinamiche, sa però che certi toni alludono a qualcosa di più duro e che Bruxelles, e l'asse tedesco francese, mal sopportano le alzate di capo su certi temi.
Da Ventotene riparta l'Europa
*Già pubblicato su Huffington Post (http://www.huffingtonpost.it/nicola-zingaretti/ventotene-europa_b_9119546.html#)
L'annuncio di oggi del recupero del carcere di Santo Stefano e del rilancio di Ventotene come luogo di formazione e incontro di giovani del Mediterraneo rappresenta uno storico rilancio dell'idea dell'Europa federale.
Per uno di quei bellissimi paradossi che alle volte scaturiscono dalla Storia, il carcere di Santo Stefano, un maestoso luogo di reclusione, si è trasformato in uno dei più potenti simboli di libertà che abbiamo in Europa.
Dall'isola di Ventotene, negli anni atroci della guerra e nella costrizione di un confino imposto dal regime fascista, venne il progetto - allora visionario - di un'Europa libera e unita. Un'idea ostinata di libertà, proprio nel momento più buio per i popoli europei, che sarebbe stata per le future generazioni una stella polare di azione politica e il migliore antidoto contro ogni forma di totalitarismo.
Eppur si muove. Le ultime posizioni del governo italiano sull’integrazione europea
Lo scorso 19 gennaio è stato pubblicato un mio articolo su questo blog(1) in cui esprimevo grossissime perplessità sulla linea del governo italiano nelle relazioni con Bruxelles, alcune generiche prese di posizione a favore di un’Europa diversa, dell’inclusione sociale e dell’innovazione mi avevano fatto pensare che anche Renzi volesse mettersi nel solco euroscettico senza avanzare alcuna proposta. Certo in poco più di dieci giorni non ho cambiato radicalmente idee sulle politiche del governo italiano, ma ho colto qualche segnale positivo, sia da Roma che da Bruxelles.
“Compagni che sbagliano”, oppure no
Nel suo articolo Sono compagni che sbagliano sull’Europa, recentemente pubblicato qui su Europa in Movimento, Paolo Acunzo mette insieme questioni e personaggi che sarebbe bene invece tenere distinti, evitando così equivoci e confusioni. Paolo utilizza un topos ricorrente nel discorso europeista e federalista, la critica a una sinistra “nazionalista” o comunque ambigua nel suo europeismo, quindi carente nelle sue censure alle politiche europee. E per carità, tale critica è il più delle volte giustificatissima. Certo, il rischio è poi sottintendere, magari involontariamente, che i “moderati” da parte loro siano europeisti per definizione, o che le “politiche europee” vengano elaborate con lo sguardo dei saggi fermo sulla via dell’Europa unita, e non siano piuttosto il frutto di negoziati e compromessi condotti sul filo di interessi contrapposti e dei rapporti di forza.















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