L'Europa esiste e le spetta un futuro
I. EUROPA A DOPPIA VELOCITA'?
Spesso si sente dire (o si legge anche su quotidiani prestigiosi) che l'Europa non esiste, che l'Europa che abbiamo creato non funziona più, e che si deve riconoscere che la democrazia funziona solo su base nazionale. Personalmente non condivido il luogo comune dei nazionalisti che è collegare l'antieuropeismo al tema della democrazia. Lo affermo pur condividendo la preoccupazione di chi teme che i processi di denazionalizzazione possono erodere le fonti socioculturali della legittimità democratica e lo stato sociale, senza creare un'alternativa. Il vero problema dell'Unione europea è che l'edificio (europeo) è incompiuto e, di certo, non perfetto.
Il passo veloce dell'Europa possibile e le ambiguità di Angela Merkel
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Dopo le dichiarazioni di Frau Merkel al Vertice europeo informale alla Valletta riguardo la necessità di assicurare più velocità di integrazione, è iniziato un proficuo dibattito su che cosa questo significhi davvero per la Ue e per l'Italia in particolare e se questo, a poche settimane dalla celebrazione del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, costituisca un cambio di rotta promettente.
La prima cosa da fare è intendersi sulle parole. La signora Merkel infatti ha detto: "Abbiamo imparato dalla storia degli ultimi anni che ci potrebbe essere un'Europa a differenti velocità e che non tutti parteciperanno ai vari passi dell'integrazione europea". Considerando che, dopo il referendum sulla Brexit, la prima priorità dei tedeschi (governo e gran parte dell'opposizione pro-europea inclusa) era di tenere tutti insieme ed evitare altre defezioni, questo può parere un cambio di linea notevole. Ma è davvero così? E questa linea è davvero così positiva come molti sembrano pensare?
Trump è già tra noi
Trump è già tra noi. L’accordo che il Governo italiano ha siglato con la Libia per trattenere là, schiavizzati, rapinati, massacrati e stuprate, profughe e profughi che vorrebbero raggiungere l’Italia è sicuramente peggio del muro che Trump ha promesso di costruire a spese del Messico. Non solo.
L’elezione e le prime mosse di Trump hanno anche accelerato lo smottamento di una parte consistente della cosiddetta sinistra verso il “sovranismo”: uscire dall’euro, uscire dall’Unione Europea, battere moneta nazionale, svalutare per recuperare competitività, innalzare barriere doganali, richiamare in “patria” le produzioni delocalizzate, rilanciare così la “crescita”.
L’Europa a 2 velocità è l’opposto di quello che serve
L’idea dell’Europa a due velocità improvvisamente tirata fuori dal governo e in particolar dal ministro Gentiloni è il tentativo di agganciare una narrazione abdicando al ruolo fondamentale e storico di questo paese di costruire strategie per l’Europa. Peccato che questa narrazione sia tossica per noi.
L’Europa a due velocità in questo momento non esiste, esiste un’Europa a MOLTE velocità, infatti non tutti i paesi partecipano alla totalità delle iniziative europee: esistono la zona euro ma anche una zona Schengen, fatte da diversi paesi ed altre iniziative a cui partecipano ancora altri paesi.
L’Europa quindi viaggia già su molti cerchi concentrici e la strategia di integrazione ha sempre cercato di procedere con binari molto chiari: si possono fare dei salti in avanti (per questo è stata creata anche una modalità codificata, ovvero le Cooperazioni rafforzate) mentre si cerca di integrare nelle politiche comuni i paesi che ancora non ne fanno parte.
Il sonno della ragione e il ritorno delle forze nazionaliste
Questi ultimi giorni sono stati emblematici per il nostro futuro.
In Italia abbiamo assistito al tentativo da parte delle nuove forze nazionaliste e reazionarie di riappropriarsi delle piazze. Contemporaneamente, negli Stati Uniti, il gravissimo gesto politico del Presidente appena entrato in carica, ci ricorda i tempi bui del Novecento.
Trump ha infatti impedito il rinnovo del visto a chi lo aveva richiesto regolarmente e ha bloccato l’accesso agli Stati Uniti ad alcune persone solo sulla base della loro nazionalità e confessione religiosa.
Al di là di ogni pessimistica previsione, stiamo vivendo un triste preludio di quello che potrà accadere nei prossimi mesi se non reagiamo subito.















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