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Europa in Movimento

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Frauke Petry, capo partito di Afd Alternative for Deutchland, Alternativa per la Germania

Il fatto ed il contesto

Il Meclemburgo Pomerania Anteriore è il land all’estremo nord est della Germania, fino al 1990 è stata parte della Germania dell’est, il suo più grande centro è Rostock, 200.000 abitanti, importante porto sul Baltico.

Nonostante il land più settentrionale dell’ex DDR sia la regione della cancelliera Angela Merkel da ormai quasi un ventennio è un vero campo minato per i cristiano-democratici. Negli anni della riunificazione i socialdemocratici optarono per un timido gradualismo, Kohl con scelte anche simboliche come la conversione 1:1 tra il marco occidentale e quello della Germania dell’est si guadagnò le simpatie dei tedeschi orientali. La CDU governò il Meclemburgo Pomerania dal 1990 al 1998, dalla fine dell’era Kohl il land ha avuto solo primi ministri socialdemocratici. Dal 1998 al 2008 Harald Ringstorff ha governato il land in coalizione con il PDS, partito erede dei comunisti dell’est, il suo successo Erwin Sellergin ha governato la regione in coalizione con la CDU.

Le elezioni regionali di domenica si sono chiuse con un risultato senza precedenti, anche se potrebbe non comportare alcun cambio di maggioranza(1). I socialdemocratici si confermano primo partito scendendo però dal 35 al 30%, il partito estrema destra AfD ruba voti a tutti i partiti tradizionali, passa dal nulla al 20,8%, sorpassando la CDU della Merkel che si è fermata al 19%. Die Linke con oltre il 13% completa il novero dei partiti che eleggono deputati nel parlamento regionale, da cui rimangono fuori i verdi con il 4,8% e l’estrema destra dell’NDP che fino a sabato avevano invece rappresentanti.

Le conseguenze

Le elezioni decreteranno probabilmente il terzo mandato del socialdemocratico Erwin Sellergin. Non esistono né i numeri, né le condizioni politiche per una maggioranza che comprenda afd. L’unica alternativa numerica, ma non reale ad un terzo mandato di Sellergin è una coalizione di tutti gli altri partiti del parlamentino nazionale: CDU, Die Linke ed Afd. L’esito naturale di questa tornata elettorale dovrebbe essere un terzo governo regionale di grande coalizione guidato da Sellergin, ma non è escluso che il terremoto politico porti ad un’intesa tra SPD e sinistra radicale. Le posizioni di Sellergin su pensioni ed aiuti alle famiglie potrebbero allettare Die Linke, che si conferma forza con grande radicamento nell’ex DDR ma allo stesso tempo perde oltre 5 punti rispetto all’ultima tornata elettorale.

Le reazioni della stampa e dei politici

La stampa italiana e internazionale hanno interpretato il voto come uno schiaffo alla Merkel dovuto alle aperture della cancelliera sui migranti e tutti i sondaggisti confermano questa prospettiva. Non sorprende troppo il fatto che il voto anti-immigrati prevalga nelle terre dove ci sono pochi immigrati. Trend analoghi per esempio sono stati rilevati con il referendum sul Brexit e con le presidenziali austriache. In Germania però non mancano interpretazioni che vedono nel successo dell’estrema destra i segnali di un malessere che va ben oltre la questione immigrazione, di ciò è convinto per esempio Thomas de Maizière, storico esponente della CDU e attuale ministro degli interni.

La vecchia DDR

Almeno dalla metà dello scorso decennio nella parte della Germania che era stata comunista si è diffuso un sentimento di nostalgia per la vita della Germania dell’Est. Dapprima si è manifestato con il commercio di oggetti tipici della DDR, poi è arrivato il simpatico film Good Bye Lenin ed infine i segnali delle urne, per la verità da lungo tempo presenti, sono divenuti chiarissimi: nell’ex Germania Orientale molti cittadini sono convinti di non beneficiare del miracolo tedesco. In un passaggio del film le vite degli altri, siamo nei mesi immediatamente successivi alla caduta del muro, un ex ministro comunista afferma “solo adesso la gente si rende conto di quanto era bella la nostra DDR”. Oggi effettivamente una buona fetta di tedeschi ex orientali non sembra avere grande fede né nell’economia di mercato, né nella democrazia e qualcuno scrive già di popoli passati dal nazismo al comunismo che rischiano di tornare a simpatizzare per l’estrema destra (2).

L’ex Germania dell’Est si è sentita in questi anni più colonizzata che integrata nella Repubblica Federale Tedesca. Si tratta di un processo che per molti versi ha analogie con l’unificazione d’Italia. Sarebbe assai facile dimostrare che è stato fatto molto di più nella Germania Orientale nel quarto di secolo post riunificazione di quanto è stato fatto nel meridione italiano in oltre 150 anni di unità d’Italia. Giovanni Di Lorenzo, direttore di Die Ziet, definisce gli elettori che domenica hanno voltato le spalle alla politica tradizionale “ingrati”, perché il voto di domenica ha segnato una battuta d’arresto per i partiti tradizionali nonostante nel land ci siano ben pochi profughi e nonostante grazie agli aiuti federali negli ultimi anni l’economia sia cresciuta molto e la disoccupazione sia stata dimezzata (3), ma difficilmente si può convincere un lavoratore precario di Rostock che da tanti anni è costretto a sperare nell’aiuto statale che se abitasse a Benevento o a Caltanissetta starebbe peggio e che quindi deve votare per i partiti tradizionali. Del resto tutti coloro che in questi anni hanno fatto della Berlino post comunista il simbolo del nuovo miracolo tedesco hanno spesso dato troppo poco peso ai successi che in Germania dell’est ha costruito Die Linke, cartello elettorale che nell’ex Germania dell’est è successore naturale della SED, il partito unico della DDR. I vecchi tedeschi dell’est oggi certo hanno più reddito e beni che nel 1989, ma anche più paure e meno speranze, derubricare tutto alla categoria “gli elettori non capiscono” può avere conseguenze drammatiche.

Ricca Germania, Poveri tedeschi

La giornalista economica nel suo libro Ricca Germania, Poveri tedeschi (4),afferma che la cura economica somministrata alla Germania dai governi di centrosinistra di Gerhard Schrӧder, probabilmente necessaria, ha avuto effetti indesiderati come la crescita del precariato, il peggioramento degli alloggi e la crescita della povertà, praticamente allineata alla media UE nonostante in questi anni il numero dei ricchi sia molto cresciuto in Germania e nonostante l’andamento del Pil tedesco non abbia avuto eguali in Europa. Szarvas afferma che il sussidio di povertà universale, che pure in paesi come l’Italia non esiste, è troppo basso e i giovani precari e i disoccupati anziani rischiano di rimanere per sempre nella trappola dell’ALG II (5). La situazione è particolarmente grave in Germania dell’est, anche nella Berlino povera ma sexy (6) da molti considerata tempio della mobilità sociale. La giornalista dice che se non verranno adottati opportuni rimedi per gli effetti collaterali della cura dovremmo abituarci al voto per partiti estremisti.

Se l’ex DDR prima di essere Germania è Europa Orientale

I successi di AfD nell’ex Germania Orientale hanno una qualche analogia con il fascino per i partiti di estrema destra in tutta l’Europa Orientale. Racconta Gian Antonio Stella (7) che in nessun posto come nella vicina Polonia esiste un commercio tanto fiorente di gadget neonazisti. Negli ultimi anni in Polonia ed Ungheria si sono affermati governi autoritari di destra, in Estonia e Lettonia le anche le elite liberali hanno assunto posizioni discutibili nei confronti delle minoranze russofone, in Romania, Bulgaria e nei Balcani Occidentali spesso forze di estrema destra hanno avuto ottimi risultati elettorali.

Dopo il crollo del muro di Berlino la Germania dell’est fu integrata in Europa Occidentale a colpi di aiuti di Stato pagati dai tedeschi e legittimati da apposita esenzione stabilita da regolamenti dell’Unione Europea. Gli Stati postcomunisti membri dell’UE hanno vissuto nel nuovo millennio anni positivi soprattutto se si pensa all’Ucraina dilaniata dalla corruzione e dalla guerra e ai tanti Stati autoritari (quelli per finiscono per –stan per intenderci) sorti nell’Asia Centrale dopo il crollo dell’URSS. I cosiddetti criteri di Copenaghen che sostanzialmente chiedevano riforme democratiche e funzionanti economie di mercato in cambio dell’accesso all’UE hanno avuto buoni effetti fino al 2006/2007, ovvero fin quando ha funzionato l’UE, poi è diventato chiaro, con Orbán in Ungheria e con Legge e Giustizia in Polonia, che il processo di democratizzazione in Europa orientale non è per nulla irreversibile.

Conclusione

Il voto recente tedesco è un segnale forte. Sbaglia chi pensa che Angela Merkel sia politicamente morta, perché in altre occasioni ha subito dolorose sconfitte alle regionali, sbaglia chi minimizza l’esito delle elezioni perché potrebbero non produrre alcun cambiamento di maggioranza ma sbaglia anche chi riduce tutto alla questione dei migranti. In Europa e in Germania c’è un crisi economica, sociale ed istituzionale di cui la xenofobia è solo il sintomo. La Germania, la Polonia come altri paesi europei dimostrano che se non c’è crescita ci sono problemi, ma anche che non è vero il contrario: a volte la crescita del Pil non basta. Servono più equità e più inclusione sociale e sia chiaro non si tratta solo di una questione di tasse e spesa pubblica. Daron Acemoglu e James Robinson nel libro Perché le nazioni falliscono (8) scrivono che la povertà, la disuguaglianza e le differenze tra i paesi nascono da differenze tra le istituzioni politiche ed economiche. I voti recenti e soprattutto quello di domenica potrebbero averci dato un messaggio assai inquietante: non solo in questi anni non siamo riusciti a superare la dicotomia Europa Occidentale – Europa Orientale ma non siamo nemmeno riusciti neanche ad unificare la Germania che da mezzo secolo ha un solo governo. C’è molto lavoro da fare per i cristiano democratici di Angela Merkel, per la sua opposizione socialdemocratica ma anche per tutti gli europei che non vogliono che gli anni venti di questo secolo somiglino molto a quelli del secolo scorso.

Note e approfondimenti

1) Germania, boom dell’ultradestra nel voto regionale, colpo per la Merkel nel suo land. La Stampa 4 settembre 2016.
http://www.lastampa.it/2016/09/04/esteri/germania-in-meclemburgo-boom-dellultradestra-colpo-alla-merkel-nel-voto-regionale-Ovw1TdC5pMITzfva5g5EcL/pagina.html
2) A. MARZO MAGNO, L’Europa ex comunista è l’Europa Neonazista, Gli Stati Generali, 5 settembre 2016
http://www.glistatigenerali.com/geopolitica_politiche-comunitarie/leuropa-ex-comunista-e-leuropa-neo-nazista/
3) A. TARQUINI. Voto in Meclemburgo, Di Lorenzo: "Elettori ingrati, ma è un segnale per tutta l'Europa, 4 settembre 2016
http://www.repubblica.it/esteri/2016/09/04/news/voto_meclemburgo_intervista_di_lorenzo-147185698/
4) P. SZARVAS, Ricca Germania, Poveri tedeschi, il lato oscuro del benessere. Università Bocconi Editore, Milano, 2014
5) ALG è l’acronimo di Arbeitslosengeld, In estrema sintesi in Germania il sussidio di disoccupazione, limitato nel tempo, viene indicato con ALG I, il sussidio di povertà, più basso del primo ma non limitato nel tempo con ALG II
Slogan inventato dall’ex sindaco della città Klaus Wowereit, socialdemocratico, alla guida della capitale tedesca dal 2001 al 2014
6) G.A. STELLA Negri, froci, giudei & co.. L'eterna guerra contro l'altro, Milano, Rizzoli, 2009
7) D. ACEMOGLU, A ROBINSON, Perché le nazioni falliscono, alle origini di prosperità, potenza e povertà, Il Saggiatore, Milano, 2013

Autore
Salvatore Sinagra
Author: Salvatore Sinagra
Bio
Nato a Palermo nel 1984. Laureato in Economia e legislazione per l’impresa all’Università Bocconi. Vive a Milano. Si occupa di valutazione di partecipazioni industriali e finanziarie. È un convinto sostenitore del federalismo europeo e della necessità di piani di investimento europei che rilancino il tessuto industriale europeo puntando sulle nuove tecnologie. E' membro del comitato centrale del Movimento Federalista Europeo dal 2015.
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