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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Jaroslaw Kaczynski

Le elezioni parlamentari polacche hanno decretato la vittoria dei conservatori di Diritto e Giustizia: possono rivelarsi un passaggio fondamentale non solo per la Polonia.
Fino al 2007 le maggioranze a Varsavia sono state debolissime, le legislature sono durate poco ed il Presidente della Repubblica è stato spesso ingombrante. Si pensi a Lech Walesa che affermava di dover continuamente irrompere nel campo del governo perché un paese è come un tavolo che per stare in piedi ha bisogno di una buona gamba destra e di una buona gamba sinistra, mentre nella Polonia degli anni novanta entrambe le gambe erano debolissime. Dal 2007 la stessa coalizione ha governato senza interruzioni; oggi il governo sarà formato senza alleanze postelettorali.

Due destre, nessuna sinistra e pochissimo centro

Nel 1993 la Polonia sorprese il mondo, fu il primo paese in cui i postcomunisti tornarono al governo. Dal 2005 la politica polacca è un derby tra i conservatori- nazionalisti di Diritto e Giustizia e i liberalconservatori della Piattaforma Civica; la sinistra è da molti anni marginale eppure il 2015 segna un ulteriore smottamento a destra, con i socialdemocratici fuori dalla camera bassa e il solo Partito Popolare a rappresentare istanze diverse da quella della destra senza il trattino. Avere un partito anti-establishment al 25% è stato il dato più significativo delle elezioni italiane del 2013, averne uno al 21% in Polonia nel 2015 è quasi un elemento di secondaria rilevanza.
La destra liberista e quella conservatrice provarono senza successo a formare una coalizione di governo nel 2005, poi diventarono due proposte alternative. La Piattaforma Civica si è caratterizzata come un partito liberista in economia e moderatamente conservatore sui temi sociali; Diritto e Giustizia sotto la guida dei fratelli Lech e Jaroslav Kaczyński è nato e cresciuto come un partito ultraconservatore, omofobo, anti-immigrati, a favore della pena di morte ed a tratti antisemita. Particolare risonanza hanno avuto le polemiche per l’aperto supporto a [Legge] Diritto e Giustizia di Radio Maryja un emittente quasi omonima del più noto network internazionale cattolico, che ha spesso assunto posizioni di estrema destra ed antisemite suscitando anche le ire del Vaticano (1) e di Lech Walesa, il volto più noto del cattolicesimo polacco impegnato in politica. (2) Tra il 2005 ed il 2007 due fratelli ricoprirono [la] contemporaneamente la carica di presidente e primo ministro, suscitando polemiche circa il funzionamento dei 'check and balance'.

Se crescita e stabilità non bastano

Palazzo del Presidente polaccoIl 2007 è stato un anno particolare: i liberali della piattaforma civica hanno vinto le elezioni legislative. Per i successivi otto anni la Polonia ha avuto una maggioranza stabile e mentre tutta l’Europa si impantanava in una recessione secolare la Polonia ha continuato la sua crescita. Qualcuno ha parlato di secondo motore d’Europa, di una nuova Germania in Europa orientale altri hanno sognato un nuovo asse europeo tra Parigi, Berlino e Varsavia. A settembre 2014 il premier polacco Donald Tusk, l’unico della storia della Polonia democratica ad essere succeduto a se stesso è stato nominato presidente del Consiglio Europeo. Nel 2015 però l’incantesimo dei liberali della Piattaforma Civica si è rotto, tra agosto e la scorsa domenica i conservatori di Diritto e Giustizia hanno sottratto ai liberali prima la Presidenza della Repubblica e poi il governo, puntando su due volti relativamente nuovi il quarantatreenne Andzej Duda e la cinquantaduenne Beata Syzdlo.
Perché ai polacchi la crescita non basta quando tutta Europa aveva il segno meno? Ha ragione Sergio Romano, quando afferma che in paesi come Ungheria e Polonia c’è un conto con la storia ancora aperto, segnatamente a vicende che risalgono alle due guerre mondiali o addirittura ad epoche più remote? (3) Ha pesato la vicenda immigrazione opportunamente strumentalizzata dal presidente Duda che ha accusato i paesi occidentali di voler schiacciare con il peso economico i piccoli paesi orientali? I giovani, non si rassegnano ad accettare i valori occidentali?
Probabilmente la ragione principale del tracollo dei liberalconservatori di Tusk è che la Polonia non è una nuova Germania, o al massimo è la brutta copia della Germania, e i benefici ed i costi della crescita non sono stati ripartiti equamente. Le imprese vendono solo grazie a salari bassi, un comparto agricolo arretratissimo da lavoro al 20% della popolazione, dato unico nell’Unione Europea, le disparità sono fortissime e la povertà morde particolarmente nella zona orientale del paese. Non è un caso che Duda sia diventato presidente vincendo in tutte le provincie orientali e perdendo in tutte quelle occidentali. Basta prendere in considerazione la protezione dei disoccupati per capire perché nonostante il confronto numericamente favorevole con molti ricchi paesi europei la disoccupazione in Polonia è ancora troppo alta. Una disoccupazione all’8% aiuterebbe il governo in Francia e farebbe la felicità degli italiani, ma creerebbe tensioni fortissime negli Stati Uniti perché la rete di protezione sociale negli USA è debolissima, figuriamoci in Polonia dove i sussidi di disoccupazione qualunque cosa succeda durano sei mesi, ovvero dove il modello sociale si sente meno che dall’altra parte dell’Atlantico. Per questo motivo la premier uscente polacca non ha vinto la sua partita giocando come Cameron, ovvero dicendo ai connazionali che non c’è alternativa tra le politiche liberiste e i tassi di disoccupazione dei paesi mediterranei.

Quale futuro per la Polonia e per l’Europa?

Alcuni editorialisti italiani si sono fiondati a scrivere articoli dai toni drammatici sulla svolta polacca e sulla orbanizzazione della Polonia, tuttavia si tratta di conclusioni troppo frettolose. Non c’è nessuna svolta polacca perché i conservatori in Polonia sono sempre stati fortissimi e tra il 2005 ed il 2007 [Legge] Diritto e Giustizia ha già occupato le due cariche più altre dello Stato; i rischi di un collasso della debole democrazia polacca sono evidenti ma non ci sono certezze. Al di là delle dichiarazioni colorite di alcuni esponenti nazionalisti la Polonia nello scacchiere internazionale potrebbe non assumere posizioni troppo diverse da quelle dell’era Tusk, alla ricerca di un rapporto privilegiato con USA e dentro ma sempre vicino all’uscio nell’UE; per quanto riguarda economia e società i programmi di Diritto e Giustizia sono assai vicini a quelli dell’ultradestra ungherese, ma spesso in Polonia il gap tra programmi ed azione è stato ampio. Capiremo presto se i due volti nuovi della destra polacca creeranno un partito come quello di Cameron, conservatore ma moderatamente populista, chiudendo con il passato, oppure si riveleranno due pedine nelle mani di Jaroslav Kaczyński. La Polonia non è l’Ungheria, eppure c’è un disagio forte in tutta l’Europa postcomunista che va dai Balcani con le ferite aperte al Baltico dove i diritti delle minoranze sono negati, passando per l’autocrazia ungherese e per la traballante democrazia polacca. Bruxelles deve dare risposte a queste fratture, come scrive Adriana Cerretelli sul Sole 24 Ore (4) [l’UE ,] i politici europei devono imparare a fare almeno due cose insieme perché non esiste solo il problema del debito.



Approfondimenti:

1) http://www.repubblica.it/2006/04/sezioni/esteri/radio-maryja/radio-maryja/radio-maryja.html; http://www.spiegel.de/international/polish-populists-papal-reprimand-for-catholic-radio-a-413976.htmlhttp://www.lastampa.it/2007/09/09/esteri/polonia-vade-retro-radio-maryja-PrmEXxbBZgw5CoFpupJoEK/pagina.htmlhttp://www.repubblica.it/2006/04/sezioni/esteri/radio-maryja/radio-maryja/radio-maryja.html; http://www.spiegel.de/international/polish-populists-papal-reprimand-for-catholic-radio-a-413976.htmlhttp://www.lastampa.it/2007/09/09/esteri/polonia-vade-retro-radio-maryja-PrmEXxbBZgw5CoFpupJoEK/pagina.html

2) http://www.dici.org/en/news/poland-lech-walesa-against-radio-maryja/

3) S. ROMANO, Il voto in Polonia e il peso della storia, Corriere della Sera, 27 Ottobre 2015

4) A. CERRETELLI, Così barcolla l’ordine dell’Europa Unita, Il sole24 ore, 27 Ottobre 2015

Autore
Salvatore Sinagra
Author: Salvatore Sinagra
Bio
Nato a Palermo nel 1984. Laureato in Economia e legislazione per l’impresa all’Università Bocconi. Vive a Milano. Si occupa di valutazione di partecipazioni industriali e finanziarie. È un convinto sostenitore del federalismo europeo e della necessità di piani di investimento europei che rilancino il tessuto industriale europeo puntando sulle nuove tecnologie. E' membro del comitato centrale del Movimento Federalista Europeo dal 2015.
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