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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Durante la campagna elettorale per le ultime europee stavo facendo una presentazione e un amico che io pensavo fosse euroscettico quando accennai alla possibile uscita della Gran Bretagna dall'Unione mi interruppe dicendo: ma siamo sicuri che Londra debba decidere se uscire? Forse deve decidere se entrare. Il rapporto tra le due parti della Manica e' sempre stato drammaticamente poco chiaro.
Diceva Charles De Gaulle che gli inglesi dovevano rimanere fuori dalla casa comune europea perché erano troppo "disomogenei" rispetto agli altri europei e se fossero entrati avrebbero di continuo usato l'arma del ricatto per ottenere sempre di più e dare sempre di meno. Certe dichiarazioni di Boris Johnson fanno riflettere, un conservatore, militarista e nazionalista nato nell'ottocento, padre di uno dei più noti sabotaggi della storia dell'integrazione europea, la politica della sedia vuota, e' forse stato il più grande profeta del cammino comune degli europei.
Chissà cosa penserebbe il generale oggi? Sarebbe ancora un nazionalista o accetterebbe l'evidenza che nella globalizzazione i francesi possono esercitare un po' di sovranità solo insieme agli altri europei?

Il referendum del 23 giugno mi ha portato a sentimenti contrastanti. Di fatto riprendendo le considerazioni di De Gaulle mi sono chiesto se fosse preferibile un disastro senza fine o una fine disastrosa. Da un lato la vittoria del remain, soprattutto se con un margine risicato avrebbe avuto pochi effetti di stabilizzazione e avrebbe spinto i governi e le donne gli uomini delle istituzioni UE a tirare ancora a campare, dall'altro il leave avrebbe indebolito ancor di più l'Unione Europea perché avrebbe galvanizzato gli euroscettici e perché avrebbe creato tensioni sui mercati pericolose per la tenuta dell'UE e dell'area euro.
L'accordo di Febbraio con Cameron ha solo umiliato l'idea di un'Europa che vada oltre il mercato comune ed ha umiliato secondo anche tutti gli europei rappresentanti dai 27 che hanno trattato con Cameron. Non ha avuto nessun effetto chiarezza ne nelle relazioni tra Londra e i partner ne tra Cameron e il suo elettorato. Neanche l'esito di rottura del referendum fugherà a breve tutte le ambiguità se a Bruxelles non terranno la barra dritta. Dice bene Juncker chi è dentro e' dentro e chi è fuori e' fuori ed è nel torto chi, in buona o in malafede al parlamento europeo ha votato a per temporeggiare. Una nuova recessione e' dietro l'angolo e per molti potrebbe essere il colpo del ko. Per il bene di disoccupati,precari, anziani ed in generale dei più deboli occorre mettere la parola fine all'ambiguità del rapporto con Londra. Le destre britanniche devono assumersi le loro responsabilità e bisogna stabilire nel più breve tempo possibile se e con quale tipo di accordo commerciale saremo legati a Londra, non si tratta di punire il figliol prodigo ma di far riaffermare il principio che non si fanno regali a chi ha potere di ricatto e di dare risposte chiare sulle regole che disciplineranno le nostre economie per evitare quell'incertezza che e' causa di terremoti finanziari, disoccupazione e disuguaglianze.

Autore
Salvatore Sinagra
Author: Salvatore Sinagra
Bio
Nato a Palermo nel 1984. Laureato in Economia e legislazione per l’impresa all’Università Bocconi. Vive a Milano. Si occupa di valutazione di partecipazioni industriali e finanziarie. È un convinto sostenitore del federalismo europeo e della necessità di piani di investimento europei che rilancino il tessuto industriale europeo puntando sulle nuove tecnologie. E' membro del comitato centrale del Movimento Federalista Europeo dal 2015.
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