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Manifestazione del KOD a Varsavia in difesa della democrazia, dicembre 2015

Solo pochi giorni fa, il 4 marzo, il Ministro della Giustizia del Governo di Varsavia ha assunto anche il ruolo di procuratore generale dello Stato, secondo un modello del passato che però risulta palesemente incostituzionale alla luce dell’Art. 10 della Costituzione polacca che codifica chiaramente la separazione dei poteri. Una novità che si è andata ad aggiungere alle intercettazioni telefoniche (e internet) arbitrarie legalizzate dal 7 febbraio, alla riforma della televisione che, nel mese di gennaio ha messo in discussione la libertà di informazione, e ad una situazione molto difficile per quanto attiene il Tribunale Costituzionale.

Ma fino all’11 marzo nessun documento internazionale certificava ancora in via ufficiale la gravità dei rischi che la terra della prima costituzione in senso moderno in Europa (quella del 3 maggio 1791) sta correndo.

Dopo giorni di fughe di notizie che non hanno mancato, ovviamente, di suscitare reazioni anche ad alti livelli in Polonia, l’11 marzo è finalmente stato reso noto il parere della Commissione di Venezia sulla riforma della giustizia costituzionale nel Paese di Solidarność. 25 pagine in cui, contrariamente a quanto ha fatto il giorno stesso la JEF Europe che in un comunicato ufficiale si era dimenticata dei gravissimi sviluppi della crisi costituzionale del Paese nei due giorni precedenti, prende in esame ogni aspetto della questione ed ogni sviluppo che si è avuto in questi mesi.

Le novità degli ultimi giorni sono legate ad una sentenza proprio del Tribunale Costituzionale Polacco relativo alla legge che lo riguarda. Una sentenza che precede di due giorni il pronunciamento della Commissione di Venezia dichiarando incostituzionale la legge; una sentenza che, a rigore di costituzione, per dispiegare i propri effetti abbisogna di essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ma che il Governo si rifiuta di riconoscere e di pubblicare con una presa di posizione che i commissari del Consiglio d’Europa stigmatizzano come contraria non solo alla Costituzione della Repubblica di Polonia, ma anche agli standard europei ed internazionali dello stato di diritto.

La Commissione, nell’esprimersi, critica le riforme che investono la Corte Costituzionale polacca nel merito, in quanto capaci di paralizzare il funzionamento stesso della Corte a causa dei quorum costitutivo e deliberativo previsti e dell’obbligo di seguire nell’esame dei casi l’ordine di presentazione (con rischi evidenti di blocco in caso di necessità di devolvere la questione alla Corte di Giustizia dell’UE). Ma non omette critiche anche nel metodo: la Commissione, a questo riguardo, sottolinea come sia mancato un reale dialogo tra le varie parti per una questione di tale rilevanza.

La bocciatura della normativa in esame è netta, e la pronuncia della Commissione fa suonare forte un campanello d’allarme. Per la Commissione, infatti “compromettere l’efficienza del Tribunale Costituzionale mina alle radici tutti e tre i principi base del Consiglio d’Europa: la democrazia – in quanto viene a mancare una parte centrale del sistema di pesi e contrappesi; i diritti umani – in quanto l’accesso degli individui al Tribunale Costituzionale rischia di essere talmente rallentato da comportare un diniego della giustizia; e lo stato di diritto – in quanto il Tribunale Costituzionale, che è una parte centrale del sistema giudiziario polacco, diviene inefficiente. Rendere inoperativa una corte costituzionale è inammissibile e significa rimuovere un meccanismo cruciale che assicura che i conflitti che possono sorgere con norme e standard europei ed internazionali possano essere risolti a livello nazionale senza la necessità di ricorrere alla corte europea o ad altra istanza sussidiaria che rischia di essere sovraccarica e lontana dalla realtà del territorio”. In sintesi, ciò che molti, in Polonia ed all’estero già avevano compreso, risulta confermato in un documento ufficiale del Consiglio d’Europa.

E le prospettive non sono buone: la Commissione di Venezia, nel suo documento, annota di essere a conoscenza dell’esistenza di una bozza di riforma costituzionale che non ha avuto modo di esaminare nel dettaglio, ma che conterrebbe anche la previsione di una anticipata scadenza di tutti i giudici del Tribunale Costituzionale, una misura che, secondo la Commissione “anche qualora adottata con le dovute maggioranze costituzionali, costituirebbe una flagrante violazione degli standard europei ed internazionali, evidenti per quanto attiene lo stato di diritto e la separazione dei poteri”.

Autore
Francesco Ristori
Author: Francesco RistoriWebsite: http://www.ristorifrancesco.it
Bio
laureato in Giurisprudenza e in Scienze Intenazionali e Diplomatiche, Medaglia d'Oro di Custode dei Luoghi della Memoria Nazionale Polacca.
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