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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Bandiere dell'Unione Europea e della Polonia a Torun

La pazienza dell’Europa nei confronti delle sistematiche violazioni dei valori fondanti dell’Unione (libertà, democrazia, uguaglianza, e stato di diritto) è finita e, finalmente, la Commissione alcuni giorni fa si è decisa ad invocare l’Art. 7 del Trattato dell’Unione Europea che tende proprio a sanzionare (ed in teoria, in qualche misura, a prevenire) queste gravi ferite allo spirito stesso dell’Unione Europea. Purtroppo, però, la pazienza è durata troppo ed ha reso evidentemente irrealistico attendersi che il ricorso a tale strumento possa produrre qualche effetto rischiando, anzi, paradossalmente, di rafforzare maggiormente la posizione del governo le cui derive anti democratiche vuole contrastare.

In base all’Art. 7 TUE, il Consiglio Europeo può stabilire di sospendere per gli stati che stanno ponendo a rischio le basi della convivenza europea alcuni diritti (come ad esempio il diritto di voto all’interno del Consiglio stesso). Una simile decisione, però, richiede l’unanimità degli Stati Membri (senza contare, ovviamente, il Paese direttamente interessato). Dopo la tolleranza utilizzata a suo tempo con l’Ungheria ed il lungo tempo lasciato passare senza intervenire a riguardo di un contesto polacco che è andato progressivamente degenerando sin dalle elezioni del 2015, arrivare ad una decisione unanime su delle sanzioni è quasi certamente impossibile.


La decisione di conferire il potere di nomina del Consiglio Superiore della Magistratura polacco al Sejm, e quindi al potere legislativo, e l’inserimento nell’ordinamento di una revisione straordinaria dei processi già conclusi con sentenze passate in giudicato, insieme all’abbassamento dell’età massima per essere giudici della Corte Suprema del Paese dell’aquila bianca, sono stati provvedimenti che sono riusciti ad innescare finalmente un barlume di reazione dalle autorità brussellesi. Ma già da tempo la divisione dei poteri in Polonia era saltato, con il ruolo di procuratore generale dello Stato conferito al Ministro della Giustizia in barba alla stessa Costituzione del Paese il cui Art. 10 stabilisce chiaramente la separazione tra poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Ma quali possono essere le conseguenze di una reazione così tardiva e, sicuramente, indebolita da vari fattori?


Invocare l’Art. 7 TUE contro la Polonia senza riuscire in concreto ad applicarlo, alla vigilia e nel corso di un anno importantissimo (per lo meno sotto il profilo simbolico) per Varsavia, come il 2018 che vedrà la celebrazione dei 100 anni dalla rinascita di un Paese che per oltre 120 anni era sparito dalla Carte Geografiche, rischia di essere un ulteriore clamoroso autogol dell’Europa. Il Governo del Paese di Solidarnosc, infatti, potrà sfruttare un contesto nel quale il sempre presente spirito nazionalista polacco (che ha tenuto in vita la cultura e l’identità nazionale sia quando lo Stato non esisteva, sia quando la Polonia è stata sotto il giogo di potenze straniere) avrà una forza ancora più grande alimentandosi di ricordi, commemorazioni e celebrazioni di grande richiamo ed impatto emotivo. Il Governo potrà, in altre parole, aver maggior agio nel trasformare agli occhi dell’opinione pubblica il nuovo passo falso dell’Unione in un trionfo nazionale da celebrare.


Suggestiva l’immagine evocata da Pier Virgilio Dastoli per descrivere ciò che l’Unione sta facendo a riguardo della situazione polacca. I l Presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo ha detto che l’Europa, scegliendo questa strada, ha preferito “abbaiare alla luna” annunciando “con gran fracasso” il ricorso all’Art. 7 TUE piuttosto che tentare una strada che avrebbe avuto più probabilità di sortire un qualche effetto. L’UE avrebbe, infatti, come ricordato da Dastoli, potuto utilizzare gli art. 258 e seguenti TFUE deferendo la Polonia alla Corte di Giustizia per le violazioni di cui si è resa, e si sta rendendo, responsabile.


La verità, però, è che anche l’eventuale scelta di ricorrere alla Corte di Giustizia rischiava, comunque, di sfociare in un nulla di fatto. A questo punto si deve prendere atto che le vie che possono portare verso una soluzione delle crisi democratiche che stanno colpendo l’Europa, in attesa di una struttura istituzionale federale pienamente in grado di rispondere a tutte le sfide interne ed esterne che possono investire il continente, non necessariamente passano per canali istituzionali. Dal basso si è riusciti a costruire un embrione di unità europea nel dopoguerra, dal basso oggi si può, e si deve, difendere ciò che si è conseguito e spingere per un avanzamento dell’integrazione europea.


Occorre che la popolazione acquisisca la consapevolezza che ciò che succede in un altro Paese membro dell’Unione Europea non avviene in un “estero” altro dal proprio Paese, ma riguarda da vicino tutti anche perché potrebbe essere l’anteprima di ciò che può accedere anche altrove presto o tardi. La prova ce l’ha data proprio la Polonia che ha subito il contagio ungherese, e non si può tacere che anche questa prova appare sempre più già superata da ciò che si profila all’orizzonte austriaco e da altri segnali che giungono da altri luoghi.
Bisogna che i cittadini ricordino quale può essere la loro forza se si uniscono e lottano, in maniera rispettosa e democratica, per la propria libertà e per la democrazia. L’esempio, che purtroppo sembra essere stato almeno in parte dimenticato anche in quella terra, ci viene proprio dalla Polonia e da quel gigantesco “sindacato” che è riuscito a mobilitare milioni di persone sferrando un colpo mortale ad un regime che sembrava destinato ad essere invincibile come quello sovietico.

L’Europa è dei suoi abitanti, e con la forza dei suoi cittadini, può diventare grande e prosperare nella democrazia e nella libertà. I cento anni della rinascita della Polonia possono essere, se tutti lo vogliamo, l’inizio della rinascita dell’Europa.

Autore
Francesco Ristori Monaco
Author: Francesco Ristori MonacoWebsite: https://www.ristorimonaco.it
Bio
laureato in Giurisprudenza e in Scienze Intenazionali e Diplomatiche, Medaglia d'Oro di Custode dei Luoghi della Memoria Nazionale Polacca.
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