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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Ventotene, 3 settembre 2017. La consegna della borsa di studio ad Aziz Sawadogo. Foto di Stefano Milia, Licenza Creative Commons

Il mio nome è Aziz Sawadogo, ho 19 anni, e mi considero un cittadino europeo. Molti, nell’udire la mia affermazione, si chiedono come io faccia a riporre tanta fiducia nel progetto che porta il nome di “Unione Europea”. Fin da piccolo ho avuto la fortuna di convivere con diverse identità culturali, che si sono amalgamate in me sino a costituire un forte pensiero cosmopolita. In casa, quotidianamente, assaporo frammenti culturali che derivano da diverse parti del mondo.

Mio padre, burkinabè di nascita, ha maturato una cultura più araba che africana poiché, all’età di 14 anni, senza genitori, si trasferì in Siria per poter studiare e non ritornò in patria fino all’età di 25 anni. Mia madre prima di trasferirsi in Italia con mio padre, ha trascorso la sua vita fra il Burkina Faso e la Costa D’Avorio, acquisendo dunque una duplice identità. Un crogiolo di culture diverse hanno forgiato la mia personalità e, per questa ragione, identificarmi sotto un’unica bandiera, quella italiana, non appaga il mio spirito cosmopolita; per necessità “identitarie”, quindi, mi sono avvicinato al contesto europeo, che ha accolto compiutamente il mio desiderio.

Con queste parole Aziz ci ha spiegato il motivo più profondo del suo sentirsi cittadino europeo. Aziz lo abbiamo conosciuto grazie a una lettera pubblicata su Repubblica lo scorso 22 agosto, nella rubrica “Invece concita”, e scritta dalla sua insegnante di italiano, la professoressa Stefania Brigatti, che ha condiviso i contenuti del dialogo avuto durante gli esami di stato.

Ecco le parole dell’insegnante di Aziz: “Al colloquio orale ha presentato una tesina sull’Unione Europea, approfondendo in particolare la questione della cittadinanza. A suo modo, ha voluto definire l’introduzione dello ‘ius soli’ in Italia, superandola e proiettandola in un contesto più ampio: l’Europa. […] Ho chiesto ad Aziz come si percepisse: se italiano o burkinabè, ivoriano. La sua risposta mi ha spiazzato: ‘Sono europeo e credo nel futuro dell’Unione’. Di seguito ha passato in rassegna i punti di forza e di debolezza di questo colosso dai piedi d’argilla, ha citato Altiero Spinelli, De Gasperi, Schuman, Adenauer e quanti si sono spesi per questa organizzazione sovranazionale. Un bel modo per celebrare una volta di più i sessant’anni dei Trattati di Roma e per guardare a un futuro all’insegna dell’integrazione, archiviando – ma non dimenticando – i numerosi episodi di razzismo e crudeltà che ancora riempiono le pagine dei quotidiani. Forza Aziz. E forza Europa”.

Leggere queste parole e venire a sapere che ci sono giovani come Aziz che esprimono il sentimento di sentirsi europei prima che italiani, burkinabé o ivoriani, lascia una concreta speranza che l'Europa libera e unita, progettata da Spinelli e Rossi a Ventotene, sia veramente possibile. Per questo motivo ho contattato Aziz per invitarlo a partecipare al seminario organizzato dall'Istituto Spinelli “Il federalismo in Europa e nel Mondo. Dall’Unione monetaria agli Stati Uniti d’Europa” (Ventotene, 3-8 settembre) grazie a una borsa di studio offerta da una decina di militanti federalisti.

Ventotene, 3 settembre 2017. La consegna della borsa di studio ad Aziz Sawadogo. Foto di Stefano Milia, Licenza Creative CommonsAziz ha accettato l'invito, ha fatto la valigia, è salito sul treno e ha preso il traghetto per approdare sull'isola dove è stato scritto il Manifesto per un'Europa libera e unita. Ecco le sue parole a commento del seminario di Ventotene: "Partecipando a questa iniziativa, sono venuto a conoscenza del fatto che ci sono tanti giovani come me, convinti europeisti, che per l’occasione sono stati selezionati dal Movimento federalista europeo, con l’obbiettivo finale di perfezionare e maturare l’ideale di integrazione fra i diversi stati europei. Ho trascorso un’esperienza indimenticabile, che ha permesso a diversi ragazzi provenienti da tutta Italia, ma anche dall’ Europa, di ritrovarsi per condividere il proprio pensiero, guidati da grandi personalità accademiche e politiche. E’ stata anche l’occasione per instaurare nuovi e stretti legami, in un luogo dal forte significato simbolico per noi federalisti: l’isola di Ventotene, super-io freudiano d’Europa, che ci ha accolto e ospitato calorosamente. All’interno di questo contesto, la formazione di una personalità federalista viene inevitabilmente saldata all’anima di ciascuno: l’Europa federale, in questa prospettiva, appare dunque come unica via percorribile per risolvere l’attuale stallo delle relazioni internazionali. Invito ad abbracciare la causa nata a Ventotene chiunque come me creda che non siano più sostenibili anacronistiche idee nazionaliste, per dare luogo – finalmente – ad un nuovo Rinascimento politico-culturale. Mi congedo citando il mentore di noi federalisti, Altiero Spinelli: “La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà!”

Seminario di Ventotene 2017. Foto di gruppo.

Le belle parole di Aziz confermano, semmai ce ne fosse stato bisogno, che abbiamo trovato un compagno di strada per la costruzione degli Stati Uniti d'Europa. Bene farà la sezione MFE di Sondrio a consegnare ad Aziz una tessera ad honorem.

Aziz ha ottenuto da qualche anno la cittadinanza italiana, e quindi europea, ma in Europa vivono e lavorano milioni di persone che, pur essendo nati sul suolo europeo, non hanno ancora la cittadinanza europea: costoro costituiscono di fatto il 29° paese dell’UE e possono diventare i primi e più convinti sostenitori della federazione europea e dell'idea cosmopolita insita nel progetto europeo. Ecco perché i federalisti dovrebbero promuovere con forza la richiesta di uno ius soli europeo superando in tal modo la marcia indietro del Parlamento italiano sullo ius soli.

Per superare questa situazione discriminatoria occorre battersi affinché la cittadinanza di residenza, che può cominciare ad esprimersi nel diritto di voto nelle elezioni comunali, diventi realtà a livello europeo uniformando le norme di acquisizione della cittadinanza di ciascun paese. Occorre, per tutti questi motivi, rifondare l’Europa insieme a profughi e migranti.

Concludo con le parole di speranza della professoressa Stefania Brigatti: "Sono più che mai convinta del fatto che i giovani siano la carta vincente su cui puntare: oggi, purtroppo, vengono lasciati nelle retrovie e ai margini, ma solo grazie al loro entusiasmo, unito alla inesauribile capacità di mettersi in discussione, possono riscattarci dall'attuale situazione. Hanno solo bisogno di avere un'occasione per esprimersi, così come quella è stata data ad Aziz da Lei e dal Movimento federalista europeo."

Autore
Nicola Vallinoto
Bio
Informatico, federalista ed altermondialista. Ha curato con Simone Vannuccini il volume collettivo “Europa 2.0 prospettive ed evoluzioni del sogno europeo” edito da ombre corte nel 2010. Ha ideato e promosso l'International Democracy Watch con Lucio Levi e Giovanni Finizio con i quali ha pubblicato il primo rapporto "The democratization of international organizations. First international democracy report", Routledge, 2014. Ha pubblicato "Le parole di Porto Alegre" ed "Europa anno zero", Frili Editori 2002.
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