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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

Foto Charles De Gaulle

Luigi Di Maio è volato al Cairo dopo il ministro dell’interno e non si capisce bene cosa vadano a fare in Egitto due ministri che avrebbero tante cose da fare in Italia. Dal Cairo, senza specificare se parlava come viceprimo ministro a nome del governo italiano o come leader del movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio ha capricciosamente ribadito che, se l’Europa (la Commissione ? Il Consiglio ? I governi nazionali ?) non riscoprirà lo spirito di solidarietà su cui è stata fondata la Comunità l’Italia « non darà più un Euro a Bruxelles » e metterà il veto sul bilancio europeo.

Luigi Di Maio non ha più parlato dei 20 miliardi sbadatamente citati dopo il fallimento della riunione tecnica del 24 agosto. Vedremo se il ministro Tria, tornando dalla Cina, chiederà ai suoi servizi di non versare - su ordine di Di Maio- il 1• settembre la quota che rappresenta un dodicesimo del contributo italiano per ii 2018. Non sappiamo ancora se lo smemorato di Volturara Appula e il suo ministro degli esteri daranno il loro consenso esplicito o implicito a questo capriccio contabile o se l’ordine di non pagare slitterà al mese successivo e poi ancora a novembre e dicembre. Conoscendo come vanno le cose nelle istituzioni europee, possiamo dire con certezza che questo teatrino partenopeo non impressionerà né la Commissione né tantomeno i governi nazionali. Per quanto riguarda il veto minacciato/annunciato/confermato da Luigi Di Maio, il capriccio è ancora più infantile perché il bilancio 2018 è gestito dalla Commissione che lo esegue avendo avuto nel dicembre 2017 l’accordo del Consiglio e del Parlamento e il bilancio 2019 sarà votato a dicembre a maggioranza. A meno che l’Italia riesca a riunire una minoranza di bloccaggio scegliendo di tentare una difficile alleanza con i paesi che chiedono la solidarietà e la ricollocazione obbligatoria (Francia, Germania, Spagna, Grecia) o una impossibile alleanza con chi non vuole parlare di solidarietà e obbligatorietà (Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia) e vuole comunque incassare i soldi dei fondi regionali che a loro spettano.
Resterebbe la strada della “sedia vuota” richiamando a Roma l’ambasciatore Massari ma Luigi Di Maio non ha la statura del Generale De Gaulle.
Nei tre casi di scuola, Luigi Di Maio tornerà a casa come si dice con le pive nel sacco e il ministro degli esteri dovrà comprarsi un grande cappello per far riacquistare all’Italia il posto che le spetta come paese fondatore.

Autore
Pier-Virgilio Dastoli
Author: Pier-Virgilio Dastoli
Bio
Pier Virgilio Dastoli, già assistente di Altiero Spinelli, ha ricoperto vari ruoli sia nelle istituzioni europee, tra cui quello di Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, sia nelle organizzazioni europeiste e federaliste dove è stato anche Segretario generale del Movimento Europeo Internazionale. Attualmente è presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo, Inoltre è membro del Comitato Centrale del Movimento Federalista Europeo, del Comitato federale dell'UEF e del Direttivo Internazionale del CIFE. E’ senior fellow della scuola di politica economica della LUISS Guido Carli, svolge attività di docenza nei corsi organizzati dalla Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale, coordina un master presso l'Università Telematica Internazionale Uninettuno. È membro dell'associazione Mulino e dell'Istituto Affari Internazionali. E’ autore di numerosi saggi e articoli sull'Europa, coautore di numerosi volumi su tematiche europee in italiano, francese e inglese ed ha collaborato con l’Enciclopedia Treccani e l’Enciclopedia UTET. È stato nominato Commendatore al Merito della Repubblica dal Presidente Napolitano.
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