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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

La Malbaie, 08/06/2018 - La foto di famiglia dei Leader G7. Licenza CC-BY-NC-SA

PREMESSA

Come il G20, il G7 e il G8 non sono organi di alcuna istituzione internazionale ma semplici tavoli, cioè, gruppi e Fori di discussione.: ”Il fatto è che - notava bene Tommaso Padoa Schioppa - negli ultimi decenni, una certa idea cosmopolita della cooperazione internazionale, emersa dalle macerie di due guerre mondiali, è stata sempre più sostituita da una falsa e perniciosa dottrina che si può chiamare della ”casa in ordine”; tenere in ordine la casa nazionale è la condizione necessaria e sufficiente perché ci sia ordine internazionale. Questa teoria ha ri-nazionalizzato la cooperazione internazionale, esaltandone il carattere inter-governartivo”. Inoltre, il più delle volte, chi segue i lavori UE non segue i lavori dei G20 e G7.

Non a caso - nei miei libri del 2010 e del 2104 – lanciando un metodo pioniere ho tentato di dare visibilità anche alle rivendicazioni europee, espresse, in particolare, nei G20 dal 2009 al 2013. Ed ho avanzato l'ipotesi di una nuova Task Force sull'occupazione (tra l'altro veramente inter-istituzionale).

Ma torniamo al G7 (2018).

Ad oggi, il G7 è formato da Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti. Il Presidente del Consiglio europeo e il Presidente della Commissione europea vi rappresentano l'Unione europea. Gli Stati membri ne assumono la Presidenza annuale a rotazione. Il paese che assicura la Presidenza ha la responsabilità di accogliere e organizzare il vertice ed ospita più riunioni preparatorie del vertice. I dirigenti del G7 nominano dei propri rappresentanti - chiamati sherpa (per lo più diplomatici) - per partecipare a queste riunioni. Alla Presidenza spetta la definizione dell'ordine del giorno e la mobilitazione anche di paesi non membri e di organizzazioni internazionali.
Il G7 del 2018 si prospetta un vertice complicato, e con un'America forte ma sempre più isolata. Visto che non c'è accordo quasi su nulla ( vedi commercio, clima, Iran, migrazioni .. ) e visto che la questione dei dazi fa diventare questo G7 un “G6 più uno”. Per l'Ue - ha affermato il Presidente della Commissione europea J.C. Juncker - “queste tariffe unilaterali statunitensi sono ingiustificate e contrarie alle regole del Wto. Questo è protezionismo puro e semplice".

Altro tema caldo restano, di certo, le attuali sanzioni nei confronti della Russia: sanzioni dall'UE attivate (e riconfermate) nel quadro della questione ucraina. Vanno abolite? In Italia (senza una rimessa in questione di Alleanza Atlantica e NATO) il dibattito dei rapporti con la Russia è stato rilanciato da recenti dichiarazioni di Salvini. Ora gli USA sono usciti dall'accordo di Parigi sul clima e Trump si è appena espresso a favore di un G7, che torni ad essere un G8, il che significa - di nuovo - inclusivo anche della Russia. E il presidente Conte si è dichiarato d'accordo! in questo contesto. è probabile che di Russia si parlerà molto anche in qesto G8 in Canada. Da parte sua il Presidente del Consiglio europeo ha già dichiarato che il format G7 non si tocca e che l'UE non rinuncia al rispetto dei propri valori e principi.

Ma procediamo con ordine..

Perché - dopo i G6 - si è ritornati da un G8 a un G7? Di cosa o si discuterà - oltre che della questione dazi Usa - al vertice dell' 8 e 9 giugno in Canada ? E i sindacati ? Cosa hanno chiesto alla Presidenza canadese del G7 (2018) in occasione della riunione (3 aprile 2018 a Ottawa) del Labour 7 (che rappresenta gli interessi dei lavoratori)?
DAL G6 AL G8 E G7 ... - Forum di dialogo informale che raggruppa paesi che si riconoscono quali democrazie liberali, benché nato per affrontare questioni prevalentemente economiche, il G7 , sempre di più, ha affrontato anche questioni di di sicurezza , e politica, internazionale .

La sua creazione risale al difficile contesto degli anni '70. Nel 1975, in piena crisi petrolifera, su iniziativa del Presidente francese Valéry Giscard d’Estaing e del cancelliere tedesco Helmut Schmidt, i sei paesi allora più industrializzati - USA, Francia, Inghilterra, Italia, Germania dell'Ovest e Giappone – decisero di incontrarsi a Rambouillet, in Francia. All'ordine del giorno c'erano queste questioni: la crisi economica, la recessione e l'organizzazione dell'economia per limitare i danni della crisi petrolifera, il fallimento dell' Accordo di Bretton Woods.
Questo primo G6 è poi diventato G7 grazie (su richiesta degli USA) all'integrazione del Canada; e G8 grazie all'integrazione - nel 1998 - della Russia, all'epoca di Boris Eltsine.

Dal 2014, il G8 è poi ri-diventato G7 per l'esclusione di Vladimir Putin, dopo l'annessione della Crimea alla Russia.

I lavori del G7 sono preparati dai sherpa -rappresentati ufficiali degli stati membri, e sono quasi sempre accompagnati da movimenti di contestazione. Basti pensare al G8 di Genova del 2001, in cui gli scontri tra polizia e manifestanti provocò anche un morto. “Questi movimenti - precisa Pascale Dufour, professore al Dipartimento di scienza politica dell'Università di Montréal – nascono dai negoziati di libero scambio, agli inizi degli anni '90. Ci si è reso conto che questi incontri internazionali eludono i processi democratici. I testi non sono resi pubblici, e non sono dibattuti dai partiti politici. Gli attori della società civile si sono allora mobilitati per invertire questa tendenza”. Dopo il vertice del 2011 e dopo gli attentati dell'11 settembre, i G7 sono organizzati in posti più lontani dai centri urbani. “Questo – sottolinea ancora Pascale Dufour – ha diminuito la capacità di mobilitazione. Ragion per cui si sono cercati ricambi quali l'organizzazione di contro-vertici che (piuttosto che porsi in una logica di reazione) propongono un quadro in cui avanzare le soluzioni degli 'alter-mondialistes'”. Vedi anche il Labour 7 su cui mi soffermerò più avanti.
IL G7 (2018) - I capi di Stato e di governo dei 7 paesi più industrializzati al mondo si riuniranno in Canada venerdì 8 e sabato 9 giugno 2018 per il G7 (2018).

Il ruolo dell'UE - Inizialmente (1977) il ruolo dell'UE era limitato ai settori di sua esclusiva competenza, ma è cresciuto col passare del tempo. L'UE è stata progressivamente inclusa in tutte le discussioni politiche all'ordine del giorno del vertice e, a partire dal vertice di Ottawa del 1981, ha partecipato a tutte le sessioni di lavoro del vertice. L'UE ha tutte le responsabilità connesse allo status di membro.

In Canada, l'Unione europea i sarà rappresentata dal presidente Donald Tusk e dal presidente Jean-Claude Juncker che, con i leader del G7, discuteranno – come precisato nel sito web UE - di “sfide globali in settori quali l'economia, la politica estera, la parità di genere e l'ambiente. I leader discuteranno probabilmente delle recenti misure commerciali unilaterali adottate dagli Stati Uniti, nonché delle relazioni con l'Iran, la Russia e la Corea del Nord. Il vertice del G7 costituirà anche un'opportunità per l'UE di difendere l'ordine fondato su regole e le sue organizzazioni quale migliore approccio per la governance globale”. Che servono regole, e che il capitalismo va riformato e rifondato su scala globale – dagli Europei – è un concetto ribadito con forza, in particolare dalla grande crisi del 2009, anche in sede G 20.
Qui di seguito, l'Agenda del G7 (8-9 giugno 2018) - in Canada - quale sintetizzata nel sito web dell'Unione europea.

A - ECONOMIA, CRESCITA INCLUSIVA E COMMERCIO

Saranno affrontate questioni quali :
• le prospettive economiche globali
• il modo di garantire che la crescita vada a vantaggio di tutti i cittadini
• la lotta all'evasione e all'elusione fiscali
• il commercio e gli investimenti, le riforme dell'OMC e le misure commerciali unilaterali adottate dagli Stati Uniti
• l'innovazione e l'intelligenza artificiale

B - PARITA' DI GENERE ED EMANCIPAZIONE DELLE DONNE

Probabilmente i leader metteranno in risalto il valore dell'istruzione per le ragazze e le donne nonché il ruolo da esse svolto nel mercato del lavoro. Il G7 dovrebbe adottare una dichiarazione sull'importanza dell'istruzione per le donne nei paesi in via di sviluppo. I leader dovrebbero anche prendere impegni per porre fine alla violenza sessuale e di genere, agli abusi e alle molestie on line.

C - POLITICA ESTERA E DISICUREZZA

Ci si concentrerà sulle sfide di politica estera più pressanti, tra cui:
• le relazioni con la Russia
• la denuclearizzazione della penisola coreana
• l'accordo sul nucleare iraniano
• la guerra siriana

D - PROTEZIONE DELL'AMBIENTE

I leader del G7 dovrebbero concentrarsi sui cambiamenti climatici, l'energia pulita e gli oceani. Discuteranno di azioni concrete per preservare gli oceani e combattere la minaccia rappresentata dai rifiuti di plastica. I leader dovrebbero inoltre discutere della necessità di garantire e promuovere la sicurezza energetica.

I temi in Agenda al G7 (2018)

Tra i temi più importanti (come ricordavo inizialmente), probabilmente, ci saranno i dazi introdotti dagli Stati Uniti su acciaio e alluminio, che stanno portando il commercio globale sull'orlo di una guerra con pochi precedenti nella storia. La doppia tassa “trumpiana” consiste in aliquote sull'import di acciaio (25%) e alluminio (15%) per «proteggere gli Usa» dai mercati concorrenti. Il bersaglio iniziale era la Cina, ma la misura si è allargata poi all'Unione europea, Messico e Canada. Le ritorsioni non si sono fatte attendere. La Cina si rifiuta di dare seguito ai negoziati in caso di aumenti delle tasse sui propri prodotti. Il Canada parla di «collaborazione a rischio». Fra i Paesi più agguerriti c'è la Germania. I dazi che gli Stati Uniti hanno deciso di attuare unilateralmente sono "sbagliati" e "illegali". Lo afferma il ministro delle finanza tedesco, Olaf Scholz, a margine dei lavori del G7. Ci sono delle regole "fissate a livello internazionale" e i dazi le infrangono, aggiunge Scholz, precisando che l'Unione Europea "reagirà in modo forte e intelligente". Da parte sua, il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ha dichiarato che l'Europa non si farà comandare dalla politica interna degli Stati Uniti.

In Canada, si discuterà anche del fatto che il presidente degli USA – D. Trump – ha stracciato l’accordo sul nucleare con l’Iran ( voluto dal presidente Barack Obama, sostenuto dall’UE, firmato, tra altri, da Francia Germania e Inghilterra). E minaccia nuove sanzioni anche per paesi terzi che dovessero normalizzare i propri rapporti con l’Iran. Questa sua presa di posizione chiama in causa quei Paesi, Italia in prima linea, che con Teheran hanno sviluppato una florida "diplomazia degli affari".

“Difendere i nostri interessi in Iran - precisa una fonte diplomatica - significa mettere in conto di entrare in rotta di collisione con l'amministrazione Usa. Decidere di farlo è una scelta strategica che avrebbe conseguenze non solo nelle relazioni bilaterali tra Washington e Roma ma anche nel sistema di alleanze, a partire dalla Nato, di cui Usa e Italia fanno parte. Non farlo, significa invece rinunciare a trenta miliardi, praticamente una Finanziaria (a tanto ammonta il giro d'affari tra Italia e Iran”.

In Canada si parlerà di immigrazione. La riunione sarà presieduta dal premier canadese Justin Trudeau. Il che significa - rimarca una fonte diplomatica - "che nella due giorni si affronterà anche il tema del governo delle migrazioni, con l'inclusivo Trudeau che si troverà a fare i conti con la linea di chiusura predicata e praticata dal presidente Usa" (e non solo).

Per ulteriori approfondimenti, rinvio ad alcuni dei documenti reperibili nel sito della Presidenza canadese:
• Investir dans la croissance économique qui profite à tout le monde
• Se préparer aux emplois de l’avenir
• Promouvoir l’égalité des sexes et l’autonomisation des femmes
• Travailler ensemble à l’égard des changements climatiques, des océans et de l’énergie propre
• Construire un monde plus pacifique et plus sûr

Ciò detto, a questo punto, sarà forse utile ricordare anche le principali rivendicazioni dei sindacati di tutti il mondo, rivolte alla Presidenza canadese del G7 (2018).

LE RICHIESTE DI LABOUR 7 (3-4 aprile 2018)

La riunione Labour 7 - organizzata dal Congresso dei sindacati del Canada, in collaborazione, tra l'altro, con la Confederazione sindacale internazionale e con il TUAC-Comitato sindacale consultivo presso l'Ocse - si è svolta il 3-4 aprile 2018 ad Ottawa (Canada).

I rappresentanti dei lavoratori si sono incontrati con il Primo Ministro canadese, il Ministro dell'occupazione, sviluppo della forza lavoro e del lavoro, il Ministro per la condizione delle donne, il Ministro per il comemrcio internazionale,il ministro per gli affarie steri. Nel corso dei lavori, i sindacati hanno accolto con favore la creazione di una nuova Task Force del G7 per l'occupazione, sottolineando che questa dovrebbe puntare ai principi di “transizione giusta” per garantire che i lavoratori non paghino il costo dell'adeguamento alla decarbonizzazione, alla digitalizzazione, e alle trasformazioni nella tecnologia e nella produzione dei servizi. E - in estrema sintesi - hanno invitato la Presidenza canadese a:
• lottare contro la sistematica riduzione della sfera e copertura dei diritti alla contrattazione collettiva, e promuovere il rafforzamento del dialogo sociale e l'estensione della copertura della contrattazione collettiva: in altri termini, rafforzare (in un contesto di crescenti disuguaglianze e di contrazione della classe media) il potere contrattuale dei lavoratori sui temi in Agenda del G7 (2018)
• facilitare una cooperazione internazionale più stretta (tra l'altro) per azioni volte a prevenire la diffusione di forme atipiche di lavoro nell'economia delle piattaforme online , e riconoscere l'importanza dell'economia di cura
• inserire in Agenda la piena occupazione e gli obiettivi di posti di lavoro di qualità,
• promuovere un'agenda progressiva in materia di commercio e investimenti – anche in sede G7 - per l'applicazione delle clausole delle Convenzioni OIL (Organizzazione internazionale del lavoro) in materia di diritti fondamentali del lavoro; per il diritto a servizi pubblici di qualità; per il comportamento responsabile delle imprese, e le due diligence nelle catene globali del valore, ecc.
Resta da vedere se - in Canada - emergeranno posizioni comuni dei 7 suoi Paesi partecipanti: anche su queste problematiche.

CHI E COME SI LAVORA PER IL G7?

A causa del poco tempo intercorso tra l’insediamento del governo e lo svolgimento del G7, l’Italia vi parteciperà con il dossier preparato dall’ufficio diplomatico del predecessore di Conte, Paolo Gentiloni. Conte siederà al tavolo accanto a Donald Trump, Angela Merkel, Emmanuel Macron, Theresa May, Shinzo Abe e Justin Trudeau.
Le figure istituzionali che seguono i lavori preparatori del G7: lo sherpa, il political director (PD) e il foreign affairs sous-sherpa.

Lo sherpa, il cui nome deriva dai portatori d’alta quota dell’Himalaya, è il rappresentante personale per il G7 del capo di stato o di governo per tutte le aree tematiche che costituiscono l’agenda dei lavori del vertice. È lui il responsabile del processo che precede il summit e comunica attraverso regolari contatti le posizioni e le proposte sulle principali questioni internazionali dei rispettivi capi di stato o di governo, con i quali hanno un dialogo diretto e costante. In Italia la carica di sherpa è tradizionalmente ricoperta da un diplomatico di alto rango.

Lo sherpa è coadiuvato da un rappresentante di alto rango del ministero degli Affari esteri, detto Direttore politico, responsabile dei temi di politica estera e di sicurezza e da un altro rappresentante del ministero degli Esteri (sous-sherpa esteri) responsabile solitamente di temi trasversali, quali l’ambiente, gli aspetti economico-sociali e lo sviluppo.
Gli impegni assunti dai capi di governo sono poi discussi da specifici gruppi di lavoro composti da esperti dei paesi G7. Sotto la guida degli sherpa, dei Direttori politici e dei sous-sherpa esteri, gli esperti si occupano di salute, sicurezza alimentare, sviluppo, energia, tutela dell’ambiente, non proliferazione e supporto alle attività di mantenimento e consolidamento della operazioni di pace delle Nazioni Unite.

Autore
Silvana Paruolo
Author: Silvana ParuoloWebsite: https:/appuntamentieuropei.wordpress.com
Bio
L'autore - Silvana Paruolo – dopo 8 anni a Parigi, di cui circa due in veste di Funzionario Internazionale all'Assemblea parlamentare dell'Unione dell'EuropaOccidentale (UEO) – vive a Roma e lavora,tuttora, presso l'Area politiche europee e internazionali della Cgil nazionale. Come autrice, ha scritto due libri : 2020: la nuova Unione europea L'Ue tra allargamento e vicinato, crisi, verticite, vecchie e nuove strategie Ed. LULU 2010 e Introduzione all'Unione europea Oltre la sfida del 2014 Ed. Il mio libro - Feltrinelli 2014. Nel 1989, ha scritto Mercato Unico e integrazione europea, ricerca pubblicata - come Dossier Europa Parte (Prima - e Parte seconda) - dalle Edizioni Ediesse (1989) per conto della CGIL. Ha anche scritto capitoli in libri con più autori quali - ad esempio - ”Ma …la legge e i diritti (quale legge e quali diritti?) sono uguali per tutti? (Gli strumenti di soft-law – Le Linee guida dello “Strategic framework on human rights” UE e il suo Piano di azione” in La famiglia omogenitoriale in Europa – Diritti di cittadinanza e libera circolazione – volume a cura di G. Toniollo e A. Schulster, ed. Ediesse (maggio 2015). Come giornalista pubblicista, ha collaborato, e collabora, con più testate: Affari sociali internazionali, L'Italia e l'Europa, Finanza Italiana, Comuni d'Europa, quaderni di Rassegna Sindacale, Tempo Libero, Il Giornale dei Comuni, ecc. Ha svolto (svolge) docenze sporadiche - in Italia - in corsi per giornalisti e in corsi della Scuola superiore degli interni; e - a Parigi - all'Ecole nationale d'Admnistration (ENA). Appena rientrata da Parigi, ha svolto consulenze - ricerche – e lavori di coordinamento per Enea, Ecoter e Eni. Attiva su Facebook e Twitter ha questo blog: https:/appuntamentieuropei.wordpress.com
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