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Europa in Movimento

| Verso un'Europa federale e solidale

“Oggi ci impegniamo a salvaguardare la salute e la vita dei cittadini europei e ad affrontare la sfida economica immediata. Ciò include i mezzi fiscali di cui gli Stati membri hanno bisogno per finanziare le misure necessarie. La ripresa dell'economia europea rappresenta una grande sfida. Agiremo insieme in solidarietà e la realizzeremo. Ciò include i necessari progressi nel rafforzamento dell'Unione europea.”
Cominciamo dal penultimo paragrafo (22) che chiude la dichiarazione rilasciata ieri sera dall’Eurogruppo in preparazione del Consiglio europeo dei capi di stato e di governo.

L’Eurogruppo è giunto a queste proposte dopo aver navigato per 2 giorni nell’incertezza del mare burrascoso dei veti incrociati su proposte nazionali spesso rispondenti più all’elettorato nazionale che alla sfiducia reciproca tra gli Stati.
Oggi i quindi i Ministri finanziari hanno un piano programmatico ben definito, dove Italia e Spagna in particolare da una parte e Germania e Olanda dall’altra con in mezzo la Francia, hanno concertato un pacchetto di sostegno alla crisi economica prodotta dalla pandemia del Covid-19.

Un primo blocco di osservazioni è dedicato alle “Azioni coordinate intraprese finora a livello di Stati membri, UE e area euro”.
Su questo bisogna dare atto a quanto finora messo sul tavolo dalle Istituzioni dell’Unione europea, distaccandosi da una narrazione nazionale (nazionalista e spesso populista) che vuole tutto e subito con dei Trattati europei che richiedono maggioranze e azioni condivise.

Le misure fiscali nazionali ad oggi proposte a livello aggregato europeo da parte degli Stati membri ammonta al 3% del PIL dell'UE, triplicato dal 16 marzo.

In questo va considerata la flessibilità nelle norme dell'Unione.
Al 23 marzo risale l’appoggio dei ministri delle finanze europei in merito alla decisione della Commissione di ritenere soddisfatte le condizioni per l'uso della clausola di flessibilità per i bilanci nazionali al fine di “sostenere l'economia e rispondere in modo coordinato all'impatto della pandemia di COVID-19”. Così come è stato condivisa la decisione della Commissione in materia di aiuti di Stato “per accelerare il sostegno pubblico alle imprese, garantendo nel contempo la parità di condizioni nel mercato unico e la recente estensione del quadro per coprire il sostegno a ricerca, sperimentazione e produzione rilevante nella lotta contro la pandemia di COVID 19”. Ciò si accompagna anche alla condivisione di un’altra misura della Commissione sull'uso di tutte le flessibilità offerte dal quadro degli appalti pubblici dell'UE in questa situazione di emergenza, pubblicata il 1 ° aprile.

Per quanto riguarda la politica monetaria, l’Eurogruppo riconosce alla Banca centrale europea un ruolo chiave per il sostegno alla liquidità e alle condizioni finanziarie per le famiglie, le imprese e le banche: il 18 marzo, infatti, la BCE ha deciso di lanciare un programma di acquisto straordinario per l’emergenza pandemica (PEPP) da 750 miliardi di euro, “per ampliare la gamma di attività idonee nell'ambito del programma di acquisto del settore aziendale (CSPP) e facilitare gli standard di garanzia”.

Il nucleo centrale delle considerazioni finali dell’Eurogruppo sono contenute nei paragrafi identificati dal titolo: “Ulteriori strumenti di risposta alle crisi e preparazione del terreno per la ripresa”.

Cominciamo dalle proposte accolte e che nascono dalla Commissione europea.
1. Fondi europei. Flessibilità ulteriore e temporanea nell'uso dei fondi dell'UE. È stata accolta la possibilità di trasferimenti tra fondi, regioni e obiettivi politici, abbandonando quindi i requisiti nazionali di cofinanziamento.
2. Supporto di emergenza (Emergency Support). È stato previsto uno strumento dedicato per sostenere il finanziamento agli aiuti d'emergenza, con la concessione di sovvenzioni, pari a 2,7 miliardi. A questo è richiesto però un contributo volontario da parte degli Stati
3. Fondo BEI. E’ stata avallata la proposta di creare un fondo di garanzia paneuropeo di 25 miliardi di euro. Questo potrebbe sostenere finanziamenti pari a 200 miliardi per le aziende in particolare per PMI, in tutta l'UE, anche attraverso l’intervento delle “casse di prestito” nazionali.
4. Sure. Lo strumento temporaneo di prestito per l'assistenza finanziaria proposto dalla Commissione ai sensi dell'articolo 122 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea diventa un impegno operativo e anche quello più veloce da attivare da parte dell’Eurogruppo. La Commissione lo aveva proposto il 2 aprile. Avrà il compito di proteggere l'occupazione nelle specifiche circostanze di emergenza della crisi COVID-19, fornendo assistenza finanziaria durante questo periodo, sotto forma di prestiti concessi a condizioni favorevoli dall'UE agli Stati membri, fino a un massimo di 100 miliardi di euro. Sarà basato il più possibile sul bilancio dell'UE, e potrà fornire “al contempo sufficienti capacità di sostegno alla bilancia dei pagamenti e garanzie agli Stati membri col bilancio dell'UE”.

E veniamo ora alle misure straordinarie della politica economica europea proposte al Consiglio europeo.

L’Eurogruppo propone di:
1. Istituire un sostegno contro la crisi pandemica, basato sull'esistente linea di credito precauzionale denominata ECCL adattandola alla crisi, come garanzia pertinente per gli Stati membri dell'area euro colpiti da questo shock esterno. La disponibilità è per tutti gli Stati membri dell'area euro a condizioni standardizzate concordate in anticipo dagli organi direttivi del Meccanismo di stabilità europeo (MES). Unico requisito di accesso: gli Stati membri dell'area euro devono impegnarsi a utilizzare questa linea di credito per sostenere il finanziamento interno all'assistenza sanitaria diretta e indiretta, i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi COVID-19. L'ammontare concesso sarà fino al 2% del PIL (2019) dello Stato richiedente. Qui l’Eurogruppo richiede un mandato al Consiglio europeo che se ottenuto renderà questo strumento disponibile entro due settimane (nel rispetto delle procedure nazionali e dei requisiti costituzionali di ognuno). La linea di credito sarà disponibile fino alla fine della crisi di COVID-19. Chiusa la fase emergenziale gli Stati richiedenti rimarranno “impegnati a rafforzare i fondamenti economici e finanziari, coerentemente con i quadri di coordinamento e sorveglianza economica e fiscale dell'Unione compresa l'eventuale flessibilità applicata dalle competenti istituzioni dell'UE”.
2. Istituire un Fondo di recupero (Recovery fund) che servirà a preparare e sostenere la ripresa, fornendo “finanziamenti attraverso il bilancio dell'UE a programmi progettati per rilanciare l'economia in linea con le priorità europee e garantire la solidarietà dell'UE con gli Stati membri più colpiti”. Un fondo temporaneo, mirato e commisurato ai costi straordinari. Anche qui l’Eurogruppo si rimette ai leader del Consiglio europeo, per quanto riguarda la regolamentazione degli aspetti giuridici e pratici, “comprese le sue relazioni con il bilancio dell'UE, le sue fonti di finanziamento e gli strumenti finanziari innovativi, coerenti con i trattati dell'UE”.
3. Innovare il prossimo quadro finanziario pluriennale dell'UE (QFP) concedendogli un ruolo centrale nella ripresa economica. “Dovrà riflettere l'impatto di questa crisi e l'entità delle sfide future, fissando le giuste priorità, per consentire agli Stati membri di affrontare efficacemente le conseguenze della crisi del coronavirus, sostenere la ripresa economica e garantire che la coesione all'interno dell'Unione” sostenendo quindi l'intenzione della Commissione di adattare la sua proposta di QFP alla nuova situazione.

Autore
Mario Leone
Author: Mario Leone
Bio
Mario Leone, laureato in Giurisprudenza presso l’Università de la Sapienza di Roma, con una tesi in Scienza delle finanze dal titolo Unione monetaria europea e sistema federale, ha conseguito un master in “Giurista di impresa” presso l’Università di Roma Tre e un master in “Diritto tributario professionale” presso l’Università di Roma Tor Vergata. Attualmente è funzionario-esperto della Direzione centrale servizi ai contribuenti dell’Agenzia delle Entrate. E’ entrato nella formazione giovanile del Movimento federalista europeo (MFE) nel 1991 e nel Comitato centrale del Movimento nel 1995, di cui è attualmente membro. E' segretario del centro regionale del Lazio del MFE e presidente della sezione di Latina "Altiero Spinelli" del MFE. Ha realizzato con l’Associazione europea degli insegnanti (AEDE), l’AICCRE (Associazione italiana del consiglio dei comuni delle regioni d'Europa) e la Provincia di Latina, programmi di formazione sulle tematiche europee, è relatore sulla storia e il processo di integrazione europea in programmi di formazione scolastica. L’AEDE provinciale di Latina nel 2010 gli ha attribuito l’annuale Premio Europa per l’impegno profuso per la diffusione dell’ideale europeista. Ha collaborato con la rivista “Il Dibattito federalista” edito dalla Edif e con “Il Settimanale di Latina” sulle tematiche europee.
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