Apres le Brexit, que devrait faire l'Union Europeenne?
- Scritto da Paolo Ponzano
Introduction - After Brexit, what should the EU do?
Notwithstanding the dubious aspects of the referendum itself and its results (exclusion of UK expats, different vote in Scotland and Northern Ireland, polarisation between younger and older people, falsehoods being peddled during the referendum campaign), the decision to leave the EU seems to be irrevocable and impervious to second thoughts. Therefore the European Union should be prepared for a difficult negotiation which is likely to last two years at least. During this time it does not seem advisable to immediately start a Treaty reform, which might well be rejected in some new national referendum. In the next two years, the EU should try to regain the favour of European citizens by promoting a “package” of effective social measures (fighting unemployment, relaunching public investments, taking appropriate measures in favour of young people). This article lists some of these measures which the Commission, as the promoter of the European general interest, should propose as soon as possible.
Londra Bruxelles: Quando ci sara' un po' di chiarezza?
- Scritto da Salvatore Sinagra
Durante la campagna elettorale per le ultime europee stavo facendo una presentazione e un amico che io pensavo fosse euroscettico quando accennai alla possibile uscita della Gran Bretagna dall'Unione mi interruppe dicendo: ma siamo sicuri che Londra debba decidere se uscire? Forse deve decidere se entrare. Il rapporto tra le due parti della Manica e' sempre stato drammaticamente poco chiaro.
Diceva Charles De Gaulle che gli inglesi dovevano rimanere fuori dalla casa comune europea perché erano troppo "disomogenei" rispetto agli altri europei e se fossero entrati avrebbero di continuo usato l'arma del ricatto per ottenere sempre di più e dare sempre di meno. Certe dichiarazioni di Boris Johnson fanno riflettere, un conservatore, militarista e nazionalista nato nell'ottocento, padre di uno dei più noti sabotaggi della storia dell'integrazione europea, la politica della sedia vuota, e' forse stato il più grande profeta del cammino comune degli europei.
Chissà cosa penserebbe il generale oggi? Sarebbe ancora un nazionalista o accetterebbe l'evidenza che nella globalizzazione i francesi possono esercitare un po' di sovranità solo insieme agli altri europei?
Un voto federalista in un referendum sulla forma istituzionale dell’Ue
- Scritto da Giosuè Baggio
* L’Ue dovrebbe adottare misure eccezionali per ridurre la disoccupazione e per contenere le crisi migratorie e politiche ai suoi confini. Una finestra temporale di 2 o 3 anni potrebbe bastare, per poi dare la parola ai cittadini.
Il 23 giugno i cittadini del Regno Unito hanno deciso con un referendum la probabile uscita del loro Paese dall’Ue. Allo sfortunato popolo britannico è stato posto un quesito che suona come un dilemma cinematografico o da gioco a premi «dentro o fuori», «noi o loro», «prendere o lasciare». Ma non é necessario che ogni referendum futuro sulla Ue sia così. Possiamo immaginare quesiti migliori: più stimolanti per i cittadini perché più ricchi di contenuto; più rispettosi della complessità dei problemi e quindi più utili alle istituzioni che dovranno poi dare un seguito al responso popolare.
Ripensare l’Europa oltre Brexit
- Scritto da Francesca Lacaita
In un certo senso ce lo si poteva aspettare. Il Regno Unito ha sempre mantenuto nei confronti dell’unione europea una scettica distanza, accostandosi e aderendo alla CEE (come allora si chiamava l’antenata dell’UE) quando non ha proprio potuto farne a meno. E anche allora i suoi governi hanno spacciato l’entrata nella CEE come non più che un’adesione a un’area di libero scambio a integrazione negativa e hanno usato ogni mezzo (compreso l’allargamento) per bloccare, ritardare, diluire o pervertire qualsiasi evoluzione verso una maggiore unione politica e sociale. Un tale ruolo peraltro non è dispiaciuto a pezzi rilevanti dell’establishment europeo, incluso l’italiano, quelli pronti a dichiarare che “non può esserci Europa senza l’Inghilterra” e hanno favorito generosi opt-out e concessioni al Regno Unito che potevano pure apparire di facciata, come quelle accordate qualche mese fa proprio per scongiurare Brexit, ma che hanno finito per indebolire ulteriormente i contenuti e la credibilità del progetto europeo.
Venezuela: When diplomacy is not enough
- Scritto da Gretel Ledo
Last June 23, Venezuela lost for the first time in years, the vote at the Organization of American States (OAS) regarding an eventual application of the Democratic Chart.
The OAS General Secretary, Mr. Luis Almagro, holds that in Venezuela there is "an alteration to the constitutional order which is seriously affecting the democratic order". On the other hand, the government of Nicolas Maduro finds that such assertion is a clear and simple intereference to the national sovereign affairs: it is a "coup-de-etat".
The debate on the Democratic Chart was adjourned without a new date for resuming discussions on the agenda. Argentina has proposed the creation of the "OAS Group of Friends", supported by Almagro as a way for furthering dialogue in Venezuela. Such space is being spearheaded by three former presidents, sponsored by the Union of South American Nations (Unasur).
















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